Mi consigliano un libretto: Vite di corsa, come salvarsi dalla tirannia dell'effimero, di Zygmunt Bauman. Mi ci butto nel Week- end e alla fine ci penso un po' sopra. Il librettino fa pensare, perché osserva la realtà da una prospettiva interessante anche se non nuova: il consumismo come ingranaggio del potere economico; la soluzione per sfuggire alle ruote dentate non può essere l'evitare il consumismo, sistema nel quale siamo tutti indistintamente ed inconsapevolmente avviluppati senza rendercene conto. La via migliore è cominciare ad acquisire consapevolezza di come funziona la macchina consumistica legata al potere, per poi gradatamente consentire che essa si muova attorno a noi, senza incastrarci.
Il consumismo è strettamente legato al tempo. Meno dura un oggetto più noi corriamo a sostituirlo. Ma la durata dell'oggetto non è legata alla sua integrità, al suo funzionamento. Quante cose buttiamo in discarica sebbene ancora perfettamente funzionali? Vestiti, telefonini, giornali non letti, persino elettrodomestici ed automobili. Lo scorrere del tempo, visto come infinita sequenza di attimi slegati uno dall'altro, ci vuole alla moda, aggiornati, informatissimi e…felici! In un solo attimo possiamo decidere di rivoluzionare la nostra vita, gettando dietro le spalle il passato e tralasciando il futuro. Abbiamo fatto del "cogli l'attimo" una legge di vita.
Il potere economico ha intuito il peso di questa legge, e ha reso l'attimo il suo regno dorato. Offerte meravigliose che ti scontano tutto e di più per i prossimi 6 mesi! Oggetti che ti cambiano e ti offrono autostima e felicità non appena li indossi. Auto nuova, telefono nuovo, vestito nuovo, hobby nuovo e lifting ringiovanente; avendo però l'accortezza di eliminare fisicamente qualunque cosa ricordi il passato.
Bauman sostiene che la nostra era ha posto le discariche come partner per la rinascita. Più passeggi in discarica, anche quella che metaforicamente rappresenta l'oblio, la dimenticanza, più ti senti rinascere ad ogni passeggiata. Il nuovo oggetto ha un valore simbolico meno incisivo del "buttare", "eliminare".
Tempo fa ho parlato di un saggio di Ekart Tolle "Il potere di Adesso", che Bauman contraddice quasi completamente (due articoli nella sezione riflessi). La convinzione che gli oggetti e la manipolazione a piene mani dei ricordi e delle ambizioni possa permetterci un "adesso" felice è illusione. Passato e futuro sono le nostre radici e i nostri progetti, e la perdita di questi due riferimenti porta ad accettare di questo mondo dell'adesso tutte le tentazioni più effimere. Concepire il tempo come una sequenza di attimi potenzialmente rivoluzionari è seducente ma innaturale. Possiamo godere dell'illusone di cambiarci con quattro mosse, per poi ricambiarci ancora se le cose non sono andate come volevamo, ma quasi certamente non avremmo cambiato nulla se non la nostra veste e i nostri sogni, pronti a sentirci ancora più pesti non appena ci accorgiamo che senza un "progetto" non si costruisce nulla.
Bauman nelle ultime pagine propone una via e la chiama "Empowerment", che significa, sempre con le parole di Bauman "capacità di compiere scelte ed agire efficacemente in base alle scelte compiute". Getta un asse insomma fra passato, presente e futuro, legando le scelte in una sequenza dove il tempo non è una trama "puntillistica" di attimi, ma una curva evolutiva che solo la nostra volontà può inclinare verso l'alto o verso il basso.
Il rapporto con gli altri diventa interattivo, basato sulla comprensione reciproca, la negoziazione, rendendo così la propria esistenza un soggetto di vita condivisa. Inutile relegare nella discarica dell'oblio le persone con le quali la comprensione è risultata complessa. Sfruttare invece questa complessità per arricchirsi vicendevolmente è azione capace di rendere "umane"le relazioni, e non unicamente "consumistiche".
E' in gioco la sopravvivenza ad un sistema che ci vuole eternamente insoddisfatti, eternamente alla ricerca della felicità, eternamente disposti a cambiare e sostituire tutto, più e più volte; un sistema per cui "l'autentico volano dell'economia finalizzata ai consumi è la NON soddisfazione dei desideri, unita alla salda e perpetua convinzione che ogni atto finalizzato alla loro soddisfazione lascia molte cose da desiderare e può venire migliorato.
Vite di corsa
Di Zygmunt Bauman
©2009 Società editrice il Mulino
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chissà, forse questo perenne essere insodisfatti è il senso del vivere, insomma dare uno scopo a questo percorso terreno! Colgo l'occasione per auguranti un felice Natale!!!! Suzanne