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Leadership e gioco di squadra

Una delle metafore più usate ed abusate nella dialettica aziendale è l'immagine della squadra, del team integrato e felice che scende in campo come una grande famiglia per raggiungere gli obbiettivi prefissati, per vincere. Una squadra è un'insieme di figure con ruoli diversi; è una formazione dove a ciascuno compete una particolare funzione specialistica. Tutta la formazione concorre a raggiungere gli obbiettivi, tutti i ruoli sono determinanti e responsabili per le sorti aziendali. Se immaginiamo l'azienda come un palazzo dove ad ogni piano si sviluppa un processo aziendale (direzione, amministrazione, produzione, commerciale, ecc.), la squadra è posta verticalmente rispetto all'intera struttura: ogni processo ha un ruolo preciso nella squadra aziendale. Invece molti leader preferiscono pensare l'azienda come un insieme di squadrette: la squadretta direzionale, quella commerciale ecc.
La squadra è l'azienda: l'azienda è iscritta al "campionato", non la singola squadretta direttiva o commerciale o altro.

Il Leader alla guida di una squadra aziendale deve sempre fondare le valutazioni e gli interventi considerando tutta la filiera, che va dalle funzioni corporate fino all'ultimo portiere. Naturalmente, come in una squadra di calcio, deve avvalersi di collaboratori che guidano i diversi reparti del team. In una squadra di calcio ci sono il reparto difensivo, quello mediano, quello degli attaccanti. Ogni reparto viene organizzato e lavora conscio del proprio ruolo all'interno della squadra, ma naturalmente non viene gestito come fosse squadra a sé.

Difficile che una squadra di calcio sia perfetta in ogni suo reparto. In Italia, nel calcio, sono anni che non si vede più un buon centrocampo. Il Milan (nessuno è perfetto ed io sono milanista…) ha vinto molto con formazioni dove l'elemento più forte era la difesa, rocciosa e impenetrabile. Negli anni '70 invece erano i giocatori "registi" di centrocampo a fare la differenza. Altri tempi, altri contesti, altri ritmi.
Insomma, in una squadra ogni ruolo è importante, ed alcuni lo possono essere maggiormente secondo i contesti ed i momenti storici dove si opera.

Il principio su cui si basa l'abitudine al gioco di squadra è sì quello di trovare un coordinamento e una coerenza nel muoversi verso gli obbiettivi, ma è soprattutto il metodo di individuare la "quadra" in un sistema complesso che ha punti di forza e di debolezza. Nel gioco di squadra gli elementi di forza spingono verso il successo, ma hanno necessità anche di figure gregarie che aiutino e sospingano l'attività degli elementi forti. Considerando il sistema azienda come un insieme di funzioni tutte cruciali, tutti si è potenzialmente punti di forza e tutti potenzialmente gregari: dipende dal progetto e dai singoli obbiettivi. In un contesto di questo tipo la figura del Leader, dell'allenatore, è di coordinare l'intero team, esattamente come fa un allenatore di calcio.

Per ogni partita, per ogni obbiettivo, c'è una formazione ritenuta la migliore. Dietro questa formazione tutto il resto del sistema squadra opera per fornire alla formazione titolare le migliori condizioni di performance possibili. Il ruolo del leader è innanzi tutto selezionare questa formazione, progetto per progetto, e supportare con il resto della squadra azienda il lavoro di queste formazioni.
Immaginiamo un'azienda commerciale e di distribuzione. In una logica di squadra improvvisata tutto il gruppo di venditori viene considerato una squadra che deve cavarsela da sola per portare nuovi ordini all'azienda. Non ci sono distinzioni fra acquisizione e cura dei clienti già acquisiti (in realtà questa distinzione c'è sempre, ma viene gestita in maniera più o meno occulta favorendo un piccolo gruppo di agenti preferiti…); non c'è un vero supporto specifico per le diverse azioni commerciali; presumibilmente il leader è pronto a premiare, lodare e seguire chi produce molto tralasciando invece chi fa magari il lavoro più complesso, come l'andare a fare acquisizione nei territori con la concorrenza più forte.

Se le cose vanno meno bene del previsto la responsabilità è totalmente affibbiata a tutto il team di commerciali. Se invece le cose vanno bene ci si vanta di avere una buona squadra e basta. In questa prospettiva la performance è buona, ma se la concorrenza riesce a fare di più non è responsabilità dei commerciali, bensì della direzione che non ha diretto: ha solo "tifato". E il tifoso, si sa', è felice quando si vince mentre si arrabbia quando si perde.

Essere leader oggi consiste nel prendere decisioni ponendosi direttamente nel flusso di informazioni, di monitoraggio, di proposte e feedback che circolano in tutto il sistema azienda. Ogni azione non può mai rivolgersi ad un singolo reparto senza osservare il resto della squadra azienda. Se si registra una "fatica" a raggiungere un obbiettivo è necessario rivedere l'intero sistema perché, soprattutto nei gruppi medio-grandi, certamente la responsabilità è ripartita su diversi fattori aziendali. Se il gruppo commerciale (magari interamente a provvigione per cui motivato di per se a rendere il massimo) offre performance di profilo più basso rispetto le previsioni, è nell'intera squadra aziendale che bisogna andare a scovare il problema. Può darsi che venga mal gestito e sfruttato il portafoglio clienti; può darsi che non si curi adeguatamente la segmentazione di mercato insistendo su zone o settori già ampiamente battute dalla concorrenza; può darsi che non si siano valutati adeguatamente i segnali di benchmark durante il periodo di sviluppo dell'iniziativa; può darsi che il supporto aziendale al lavoro dei commerciali sia scarso; può darsi infine che il prodotto si ponga nei confronti della concorrenza in maniera non felicissima, e una quantità di altri "può darsi".

Molti leader/allenatori, invocano il gioco di squadra ma non infilano mai un paio di pantaloncini per scendere in campo e "vivere" la squadra azienda considerandola nella sua completezza. E' una delle forme di miopia di "management" più diffuse ed anche più critiche. Ce ne sono molte altre, di queste criticità. Nonostante ciò che si pensi molte aziende improvvisano, soprattutto a livello di management. La centralità della "risorsa umana" è ancora misconosciuta ai più. L'idea, il segnale od il suggerimento che viene dal "basso" è ancora considerato fastidioso al leader comune.

Sognare il gioco di squadra in un sistema ancora così immaturo è ingenuo. Ma ora, in piena crisi, è necessario cominciare a fare sul serio.
Non c'è altra via…finiti i tempi dell'improvvisazione e del "siamo tutti amiconi per cui siamo una squadra vincente"!!!

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