Ci volevano bravi, capelli corti pettinati con la riga da ‘na parte, perfetti, campioni, per noi sognavano un futuro che inconsciamente li ripagasse di quello in cui loro non sono riusciti. Dispensavano consigli tipo: - devi essere più maturo, è ora che diventi più responsabile, devi essere più equilibrato, sì più serio, devi essere più posato ecc..
In realtà volevano dei piccoli pappagallini che ripetessero la lezione che ci avevano insegnato e che a loro volta avevano imparato.Noi bambini non eravamo maturi, non eravamo seri, non eravamo posati, e tantomeno equilibrati; noi bambini, eravamo semplicemente vivi! Vivevamo la dimensione della magìa e del “ qui e ora “. L’importante era giocare: i colori, le casacche e le carriere non li avevamo nel dna.Con le nostre braghette corte e le calze al ginocchio un po’ saremo ben cresciuti. Adesso che indossiamo “doppi-petto” spezzati, giacche,cravatte e scarpe con la punta mah, non mi sembra sia poi tanto cambiata. Chissà; forse se i media nella vita, se i “capi (??!!) ” nel lavoro provassero a smetterla di arrogarsi il diritto di darci ancora lezioni di vita potrebbero anche nascere sempre più relazioni spontanee, sempre nuove, non prestabilite. Non a caso i Saggi ci hanno sempre consigliato di diventare di nuovo come bambini. Diffidiamo perciò dei “maestri di vita“, ometti de plastica che dispensano in gran quantità assurde teorie. Non hanno più niente da dirci né da darci, tantomeno da insegnarci; saggi non sono anzi, dovrebbero imparare da noi che in fondo bambini lo siamo sempre stati e preferiamo ben altri maestri.
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