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Le origini del cioccolato

cityIl cioccolato è probabilmente uno degli alimenti più apprezzati al mondo. Quante persone ne sono golose? Quante volte ci siamo consolati o coccolati concedendoci un cioccolatino? La prossima volta che lo farete, chiudete per un attimo gli occhi e pensate che in quel cioccolatino, per piccolo che sia, si nasconde una storia che ci riporta indietro di tantissimi secoli e che è ricca di sorprese….

La nostra storia inizia circa 3000 anni fa, nei territori compresi tra il Messico centrale sino all’Honduras e al Nicaragua: la mesoamerica. Terra di misteri e inquietanti interrogativi molti dei quali ancora oggi senza risposta. Le giungle profonde e le vestigia millenarie narrano le gesta di popoli nostri predecessori, vissuti ai primordi e poi scomparsi...

Qui, nelle “tierras calientes” a sud del golfo del Messico (distretti di Veracruz e di Tabasco), incontriamo la “madre” di tutte le civiltà precolombiane, la più antica popolazione della mesoamerica, la cui storia ci affascina con i suoi arcani misteri: la popolazione degli Olmechi.

Di etnia indefinita, di provenienza sconosciuta, compaiono intorno al 1500 a.C. con una civiltà all’apice della fioritura che durò per più di un millennio. Pressoché nulla è noto del loro idioma o delle loro origini. Significativo è che avessero elaborato, prima dei Maya, un calendario complesso sulla base delle loro osservazioni astronomiche e sul quale si basavano la loro scienza, la loro matematica e la loro religione. Niente lascia intendere un processo graduale di sviluppo, nemmeno un reperto archeologico. Nulla che possa illuminarci sul loro passato. Materializzatisi come per incanto dalle nebbie del tempo. L'unico indizio, peraltro insufficiente, che possediamo è il nome Olmechi, vocabolo coniato dagli Aztechi, nel XIV sec. d.C., per designare la zona ricca di caucciù sulla costa del Golfo del Messico, territorio di loro influenza. La patria olmeca è proprio qui, a La Venta, vicino al fiume Coatzacoalco.

Il cuore della civiltà degli OlmechiIl cuore della civiltà degli Olmechi

Valenti ingegneri e abili architetti si espressero in un’ arte sorprendentemente naturalistica, riproducendo con grande esattezza i dettagli dell' anatomia umana come solo quella Maya, nel suo periodo più fulgido, fece nell'ambito delle civiltà precolombiane.

12th–10th
Il gobbo. Ceramica olmeca. XXII-IX sec. a. C.

La ceramica era prodotta in forni capaci di superare i 900 c° (l'unica altra antica cultura che noi sappiamo essere capace di ciò era quella egiziana).

vaso con effige animale.Ceramica olmeca color rosso ocra.vaso con effige animale.Ceramica olmeca color rosso ocra.

Sicuramente la forma artistica olmeca meglio nota e riconosciuta è quella delle grandi teste monumentali, su cui si è speculato e a tutt' oggi si discute molto. Erano intagliate in singoli blocchi o massi di basalto vulcanico, estratti nelle montagne di Tuxtla ed erano probabilmente trasportate su grandi zattere fino alle loro destinazioni finali. Pesano più di trenta tonnellate l’una….

Testa monumentale olmeca. San Lorenzo Tenochtitlan Museum, VeracruzTesta monumentale olmeca. San Lorenzo Tenochtitlan Museum, Veracruz

La civiltà Olmeca è la cultura-madre di tutte le popolazioni mesoamericane, non soltanto perché l’arte, i culti e i centri cerimoniali hanno costituito un modello al quale si sono ispirate tutte le future generazioni, ma perché olmeca era un modo di sentire e di agire, era un’ideologia prevalentemente pacifica che venne condivisa da tutte le civiltà che erano entrate in contatto con quel mondo. Oltre alla scultura, grande maestria si rileva anche nella lavorazione di materiali preziosi, come giada e ossidiana. La maggior parte delle opere olmeche si trova nei Musei Archeologici di Città del Messico e di Jalapa, mentre a Villahermosa, nello Stato di Veracruz, è stato allestito negli anni Cinquanta un grande parco archeologico tra il verde di una foresta tropicale che raccoglie la statuaria di La Venta, un tempo capitale degli Olmechi e ora inghiottita dagli stabilimenti dell’industria petrolifera che ha risparmiato soltanto una piccola porzione dell’originaria area archeologica..

Sarebbero stati loro, ci dicono gli studiosi dell’ Hershey Foods Technical Center in Pennsylvania i primi a trattare i frutti di un insolito albero da loro chiamato kakawa.

La loro arte comprendeva delle ciotole, chiamate “Tecomates”, plasmate a mano a forma di zucca (questo è il significato della parole tecomate) usando argilla poi finemente rifinita. Queste ceramiche non erano create per cucinare bensì, suppongono gli scienziati, per mescere bevande liquide quali presumibilmente la chica (birra di mais), il cioccolato o atole (una bevanda di mais macinato e cioccolato), che venivano poi bevute in occasioni molto speciali. Le ricche decorazioni sulla superficie dei Tecomates conferivano importanza e lustro al proprietario.

(Tecomate), 12th–10th century b.c.Mexico; Olmec Ceramic(Tecomate), 12th–10th century b.c.Mexico; Olmec Ceramic

Gli esperti dell’Università del Nuovo Messico e dell’Hershey Center for Health and Nutrion hanno analizzato i residui di alcuni di questi antichi Tecomate fatti risalire al periodo olmeco individuando più di cinquecento composti chimici. Il cacao, per l’appunto, ha una composizione chimica unica di oltre 500 composti diversi, compresa la teobromina, un alcaloide presente nella pianta del cacao (Theobroma). La Theobroma è l’unica pianta mesoamericana a contenere teobromina. I risultati delle ricerche ne hanno confermato l’esistenza in alcuni dei campioni analizzati il che, costituirebbe una prova scientifica dell'utilizzo del cacao già 1000 prima di Cristo…
Saranno poi i Maya a consacrare il cioccolato elevandolo a “Cibo degli Dei”, ma questa cosa ve la racconto la prossima volta.

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