Buongiorno. Sono una neo iscritta.
Mi trovo qui forse non a caso malgrado la mia assolutra ignoranza in materia.
Le cose nella vita entrano in connessione, più o meno lentamente e profondamente, quando nel cuore si posa un desiderio sincero.
Mio padre, morto nel 2007, amava la musica, classica e operistica. Fin da ragazzino faceva il garzone in barbieria dopo il lavoro in fabbrica, per pagarsi le lezioni di pianoforte, noleggiarne o acquistarne uno.
Papà non è stato mai aiutato a scuola, anzi è stato sempre contrastato dalla sua famiglia d'origine. Allo stesso modo la mamma non ha mai condiviso l'interesse musicale di papà ed ha sempre "sopportato" questo tempo dedicato all'ascolto come un tempo a lei sottratto.
Purtroppo anche l'estrema povertà ha condizionato il destino di papà. Ha completato faticosamente le elementari, più avanti ha ottenuto il certificato di infermiere per compiere quegli atti di cura per famiglia, amici e vicinato, poi si è conquistato il patentino da operatore cinematografico, per sfamare la famiglia quando la fabbrica sembrava stesse per chiudere i battenti.
La musica era il suo rifugio più intimo: nelle ultime settimane di vita preferiva il silenzio, la musica più profondamente sentita.
Io stessa non sono riuscita ad applicarmi e condividere troppo il suo "mondo antico" e lui non è riuscito a trascinarmi nel suo. Restavamo vicini attratti da cose simili ma diverse, penalizzati da una comunicazione "generazionale": un padre paziente che amava la moderazione e la solidità e una figlia che viveva l'incantesimo e la necessità del cambiamento.
Papà è sempre stato di poche ed essenziali parole: dipingeva e scolpiva da autodidatta, amava il teatro, leggeva Shakespeare, Sant Agostino, Il signore degli anelli, Apuleio, Amore e Psiche... Il suo laboratorio era la cantina: quando si apriva la porta si accendeva la luce e contemporaneamente si sentiva la musica (aveva collegato il cavo a una piccola radio).
Non l'ho mai sentito lamentarsi, ci ha nutrito ed illuminato con i suoi gesti d'amore, bontà e dignità.
Negli ultimi anni, vedendolo invecchiare, ho desiderato avvicinarmi a lui più intimamente possibile, per amarlo ancora più profondamente. Ho desiderato ascoltare più profondamente la musica magari suonarla, chissà.
Quando ho accompagnato il corpo di papà al cimitero per la cremazione, la musica di Bach ha dato una scossa al mio cuore al punto da farmi emettere un grido, un gemito involontario.
Ora c'è una seconda attenzione che veglia in me, un desiderio intimo: maturare l'incontro con la musica così come l'ha amata lui.
Non so come si realizzerà tutto questo. Per me è importante imparare ad ascoltare con tutti i sensi.
Nella notte profonda, al mattino presto ... "la musica nel cuore" si fa dolce e mi collega a tutto e a tutti.
Il ritmo è fantasticamente universale.
La melodia mi collega all'altro, da cuore a cuore.
L'armonia è la grazia che si esprime attraverso un'identità ben accordata.
Gentile Maestro... mi parli della musica, della musica dell'anima, mi parli della voce e di tutto quello che ama.
Grazie
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