Imparare a leggere la musica 17: il tempo in musica

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Tra le prime necessità di notazione "accessoria" che si è posta fra i compositori c'è stata proprio quella di indicare a quale tempo indicativo dovesse essere eseguito un brano: lento, veloce, andante, presto e via dicendo.

Le indicazioni usate in questo senso sono davvero tante ed è impossibile definirle con esattezza. Ad esempio, stabilire quanto veloce sia un "andante" è difficile perché ogni brano trova un suo tempo ideale a seconda del contesto e dell'interprete. Così uno stesso "andante" può essere eseguito molto lento oppure scorrevole o addirittura quasi veloce.

Le principali diciture più diffuse sono (in ordine dalla più lenta alla più veloce:

Grave, Lento, Adagio, Andante, Moderato,Allegretto, Allegro, Vivace, Allegrissimo.

Se qualche musicista vuole contestare quest'ordine lo faccia pure. Ci sono decine di casi dove un Vivace è meno veloce di un allegro, oppure dove un Adagio è più lento di un Lento. Ogni interpretazione è legittima e va contestualizzata.

Nell'ebook scaricabile Qui il tema è approfondito con una spiegazione sulle indicazioni metronomiche.

Il tempo, poi, non è rigoroso dall'inizio alla fine. Ci sono sempre delle fluttuazioni legate ai diversi momenti emotivi del brano. Talvolta queste indicazioni vengono previste dal compositore stesso il quale le segnala all'esecutore con i famosi gerundi "rallentando", e "accelerando", normalmente contratti in "rall." e "acc."
In questi casi si tratterà di rallentare od accelerare il tempo gradatamente, per poi tornare al tempo giusto quando appare, di solito, l'indicazione "A tempo".