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La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare!

Viaggio nel bosco: ansia, vita e pace

Oggi è una giornata grigia e triste. E un po’ mi sento grigia e triste anche io. Mi capita spesso, è un modo per ritrovarmi con me stessa e pensare. Per questo, in fondo, queste giornate mi piacciono pure. La pioggia cade e io, chiusa nel tepore di una calda coperta, parto per uno dei miei tanti viaggi dentro la mia anima. Un viaggio di cui non conosco la meta, che si dipana per vie irte e scoscese, tra spazi aperti e luoghi bui a volte noti a volte totalmente sconosciuti
Chiudo gli occhi. Respiro. E parto…

Non ho cartine, non ho mappe, mi lascio guidare dai pensieri che disordinati e apparentemente scoordinati si inseguono per la mia mente. Subito, però, mi trovo a fare i conti con una “sensazione” fisica fastidiosa, invadente, scomoda. Una “morsa” allo stomaco che non accenna ad allentare la sua presa.
La conosco bene, ci convivo ormai da anni, forse da sempre, ma adesso mi infastidisce più del solito.

La chiamano “ansia”. Cerco di visualizzarla come una matassa aggrovigliata appallottolata alla bocca del mio stomaco e pian piano, respirando e massaggiando la zona con le mani calde, cerco di dipanare il groviglio, scioglierlo, disfarlo…
Va meglio… Continuo a respirare, mi accorgo che mi aiuta a lasciare andare tutte le tensioni. Il mio corpo si fa man mano sempre più pesante e caldo. Le immagini si susseguono come in una pellicola…

Un bosco, i suoi odori e i suoi colori, le sue profondità e i suoi misteri. L’autunno e la pioggia che penetra tra gli alberi, il fango che si mischia alle foglie secche e ai ricci di castagne. Sono sola, completamente sola, con il mio mantello fradicio, e l’acqua che scorre sul mio volto. Il mantello è azzurro, lungo e l’acqua è fredda, segna il mio volto e gela le mie mani. Mi guardo attorno e con gli occhi gocciolanti riesco a vedere solo una ripida discesa di bosco fitto e foglie secche, colori che la pioggia amalgama e confonde e l’odore del muschio che mi invade.

Un odore intenso, uno di quegli odori che quasi per incanto evocano immediato un ricordo…una sensazione …è l’odore di un uomo, della sua forza e di tutta la sua potenza. Ho freddo, tremo. Sono in piedi, immobile. Non vedo cielo, non vedo animali, non vedo sentieri, non vedo uscita, non vedo entrata. Io sola, nel bosco. Mi abbraccio, mi stringo forte tra le braccia, forse, piango. Ma resto immobile, con i piedi sempre più bagnati e profondi. Come gli alberi attorno a me, aspetto.

Aspetto che la pioggia cessi, che il giorno passi, che qualcosa accada. Succede sempre qualcosa, questo è il bello della vita, succede sempre qualcosa. Forse tornerà il sole, arriverà qualcuno, uscirò , mi salverò, morirò. Non lo so. Ma so che se aspetto qualcosa succederà. Ora i miei occhi sono completamente intrisi di lacrime e pioggia. Le gambe non hanno retto. Sono accovacciata, la testa appoggiata alle ginocchia e le braccia strette intorno alle gambe.

Tremo. Piango, singhiozzo. Non mi sente nessuno. Gli alberi, alti, fieri, maestosi, dignitosi anche nel bel mezzo della tempesta, non mi sono di nessun conforto. Lo guardo, e li ammiro….Io sono sola. Respiro. Sento che la pioggia sta per cessare. Sento il calore di un raggio di sole penetrare tra i rami. L’odore intenso di muschio si mescola al dolce profumo di un ciclamino. La tempesta è cessata. Sorrido. Mi rialzo. Va meglio. Riprendo il mio cammino. Sola, nel bosco…..

La mente è un meccanismo meraviglioso e sconosciuto. Poco o nulla sappiamo di essa. Ma nessun pensiero che la attraversa capita lì per caso. Un analista avrebbe molto da dire su questa “sogno” da sveglia. Io riapro gli occhi con una sensazione totale di solitudine, di avvicendarsi di lunghe tempeste e pallidi raggi di sole senza che questi mutino lo scorrere della mia esistenza. Senza che io possa fare nulla sul loro incessante susseguirsi. Mi colpisce la maestosità degli alberi e il loro resistere a tutte le intemperie. Io, in confronto a loro, sono piccola e fragile.

Ho studiato qualcosa su Freud ma non conosco la simbologia dell’inconscio. Intuisco solo che nella mia mente l’albero è maschio, forte e robusto. E l’odore stesso del muschio mi portava proprio a questa immagine. Di fatto invidio tutta la loro possenza e resistenza, osservo affascinata lo stormire e frusciare impetuoso dei rami senza che questo intacchi le loro radici, fisse e ancorate al terreno. Quasi che nel mio inconscio il maschile sia sinonimo di forza e potenza. O forse, un desiderio che sia così…

Il bosco lo sento come tutto il groviglio della vita, dell’inconscio, del profondo, del gran caos che mi pare quest’esistenza. Che subisco, qualunque cosa accada. Non so se questo riveli un atteggiamento passivo nei confronti del vivere o solo stanchezza…mi fermo un attimo. Depongo le armi. Vivo e basta. Qualunque cosa accada, io vivo. A volte, in effetti, la mia esistenza mi pare una battaglia ininterrotta. Contro me stessa. E se contro se stessi è pur sempre una lotta a due, per forza di cose e comunque vadano le cose, io vinco e io perdo.

Nel bosco vivo la tempesta e basta. In pace. E non a caso esiste una lingua, il russo, in cui la parola pace e vita coincidono…
Me ne sto immobile, impassibile, ferma. Non cerco riparo, non corro, non desidero scappare o trovare vie d’uscita. Resto lì e basta. Non vedo neppure nulla al di fuori del bosco. Anche la vista del cielo mi è negata. Quasi che nulla conosca al di fuori del groviglio…

E lì resto. Sola. Io e il bosco.

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