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Comete

La vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare!

Scenari possibili

Competizione o cooperazione

Nonostante truppe di pensatori e teorizzatori del miglior mercato "Ideal" (© Lintruso…), i quali vorrebbero farci credere che da sempre l'uomo viva in competizione con i suoi simili, gli studiosi più studiosi, i sociologi e gli antropologi autentici raccontano una storia completamente diversa. La competizione per l'uomo è assai meno vantaggiosa della cooperazione, e l'evoluzione dell'ominide dai tempi più remoti si è protesa verso la consapevolezza che cooperando si ottiene da se stessi e dagli altri, oltre che per se stessi e per gli altri, molto di più che pensandosi eternamente in gara. C'è addirittura uno studio scientifico che ha spazzato ogni dubbio. Due soggetti messi l'uno contro l'altro, senza poter sfuggirsi l'un l'altro, comprendono col tempo che solo cooperando possono evitare di autodistruggersi.

Le aziende ed il nuovo che viene

Le letterine (email) di fine d'anno, che i capi mandano ai loro dipendenti quest'anno contengono un leitmotiv da Hit: il nuovo è in arrivo e tutti noi dobbiamo prepararci. Come se il nuovo fosse un vento, una perturbazione, un evento naturale al quale far fronte coprendosi bene oppure seguendo un'opportuna dieta. Ma il nuovo, in realtà lo costruiamo noi, anzi, a dire il vero, lo integriamo ognuno col proprio indispensabile contributo. Esso, il nuovo, viene comunque, ineluttabilmente, ma guai a pensare che vada temuto, oppure che da esso ci si debba proteggere. Il nuovo è occasione, opportunità, meravigliosa possibilità di migliorare le sorti nostre e di tutto ciò che ci circonda. Parafrasando una bella e antica canzone di Giorgio Gaber, il nuovo "non è uno spazio libero: è partecipazione!" Come la libertà!

Crisi: Exit Strategy 2, Imparare sempre

llpImparare per sempre non è una condanna! Anzi, ognuno di noi impara costantemente anche non consapevolmente. Impossibile vivere senza apprendere, senza accumulare esperienze e conoscenze nuove. Per alcuni è il "metodo" con cui si apprende, ad essere ostico. Esempio: se qualcuno sapesse spiegare benissimo ed in maniera divertente la Fisica o la storia medievale, quante persone andrebbero alle sue spiegazioni? Credo moltissime: sono convinto che il futuro della televisione, una volta terminata la sequenza dei Reality, sarà legata allo "spettacolo della conoscenza". E' già accaduto con Dante di Benigni o con le cronache di Marco Paolini. Imparare è naturale per ogni uomo e sta diventando sempre più importante per la stessa sopravvivenza. Tanto che a livello europeo ci si sta orientando a creare programmi di LLP, cioè di Longlife Learning Program: imparare tutta la vita: Perché e sempre più importante?

Vite di corsa, di Zygmunt Bauman

Mi consigliano un libretto: Vite di corsa, come salvarsi dalla tirannia dell'effimero, di Zygmunt Bauman. Mi ci butto nel Week- end e alla fine ci penso un po' sopra. Il librettino fa pensare, perché osserva la realtà da una prospettiva interessante anche se non nuova: il consumismo come ingranaggio del potere economico; la soluzione per sfuggire alle ruote dentate non può essere l'evitare il consumismo, sistema nel quale siamo tutti indistintamente ed inconsapevolmente avviluppati senza rendercene conto. La via migliore è cominciare ad acquisire consapevolezza di come funziona la macchina consumistica legata al potere, per poi gradatamente consentire che essa si muova attorno a noi, senza incastrarci.

Crisi: Exit Strategy 1, Il lavoro

Le crisi sono momenti cardine nelle storie sociali ed economiche. La crisi del 1929 cambiò le sorti di gran parte del pianeta. La previdenza pubblica, come la conosciamo oggi, così come la partecipazione statale in alcuni settori dell'economia furono conseguenze di quella crisi. Ma anche il Nazismo in Germania si formò sulle ceneri provocate dalla grande depressione. La crisi petrolifera del '73 sensibilizzò tutti i paesi europei sul tema del risparmio energetico anche se con effetti diversi su ciascun paese. Persino "tangentopoli" avrebbe potuto cambiare qualcosa di questa nostra Italia se la plutocrazia italica non avesse riammesso in breve tempo tutti i metodi da prima (e unica) repubblica. Ecco però uno spunto interessante: una crisi non può risolversi utilizzando i vecchi metodi. Si possono mantenere gli obiettivi, ma nel modo di perseguirli bisogna cambiare qualcosa.

Il Futuro: passione e ragione

Se dovessi desiderare qualcosa non desidererei ricchezza o potere, ma l'appassionato sentimento di quello che può essere l'occhio, che, sempre giovane e ardente, vede il possibile. Il piacere delude, la possibilità mai. E quale vino è così frizzante, quale così fragrante, quale così inebriante come la possibilità? (Soren Kierkegaard). Vedere il possibile è questione di passione e non di ragione. La ragione scruta regole e manuali, pone a confronto e somma algebricamente tutto ciò che si sa per puntare l’occhio ed il desiderio dove si pensa di poter arrivare. La passione supera tutto e si pone più vicina al sogno, al regno del possibile ma non certo; se vogliamo porla in termini di sentimento la ragione privilegia una comoda infelicità piuttosto che una felicità rischiosa o scomoda.

Insegnare l'impresa

Il capitalismo, oggi, è una realtà storica ineluttabile e fondamentale per lo sviluppo di qualsivoglia visione macroeconomica. L'impresa che miri a superare la microdimensione deve misurarsi in un mercato globale impietoso, incapace di accogliere visioni nane o, peggio ancora, obsolete. Ma qualunque crescita necessita oggi dell'intervento del capitale.
Tuttavia la teoria capitalistica, il manuale dell"HowTo" sul capitalismo, ha bisogno di una revisione, soprattutto in Italia, e questa revisione dovrebbe trovare spunti nelle università, nella ricerca, nella mente di quei teorici dell'economia e del capitalismo che nell'osservazione e nella riflessione pongono l'anima del proprio lavoro.
Perciò sorprende sentire per bocca di un docente universitario di prestigio, ripreso in video in un prodotto editoriale dedicato alla formazione imprenditoriale, che le aziende di produzione devono avere come priorità non la qualità o l'eticità dei propri modelli imprenditoriali, bensì la "remunerazione del capitale".
Così produrre significa esclusivamente creare valore per gli azionisti. Magari quelli di riferimento.

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Arte & Sapori , una nuova golosa rubrica a cura di Donaflor!

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