La Grande Mela: polpa e succo

La Grande Mela: polpa e succo

Eccoci di ritorno da New York, città speciale, unica. Un viaggio desiderato, prenotato da lungo tempo e, per questo, minuziosamente preparato tenendo in considerazione il contenuto di alcune pubblicazioni ufficiali (guide e riviste), alcune meno ufficiali (siti internet) ed anche una serie interminabile e varia di voci, suggerimenti, consigli ed opinioni di persone conosciute che già ci erano andate. Ma, soprattutto, è stato un viaggio organizzato secondo “il cuore e lo stomaco”, quegli organi, cioè, che generano le emozioni più profonde e le trasmettono in maniera diretta al cervello e, da li, a tutto il corpo. Un viaggio per scoprire qualcosa di nuovo, dunque, ma anche un viaggio da non dimenticare facilmente. E così è stato.

È impossibile, infatti, lasciando aperto il cuore, non sussultare di fronte alla vista della “sky line” (i grattacieli), sia di giorno, che al tramonto, che di notte. Ed è difficile non emozionarsi attraversando il Brooklin Bridge, che per noi cresciuti negli anni settanta è un vero e proprio mito, legato alle famose gomme del ponte. Non meno facile appare non lasciarsi andare alle emozioni guardando la imponente ed anche un po' ambigua (per me) Statua della Libertà, simbolo della città, o seguendo con lo sguardo le centinaia di scoiattoli che popolano lo splendido ed altrettanto mitico Central Park dove, oltre a questi simpatici roditori, vi si trovano gazze, passerotti, piccioni, “homeless” (barboni) ed anche tante mamme e tate che accudiscono bambini. E che dire delle sensazioni particolari di Harlem, quartiere nero, caratterizzato da abitazioni più basse (ma dotate quasi tutte di scalette anti incendio esterne) e da sapori e costumi impregnati di chiesa, gospel e povertà? E la zona, ampissima, del porto, con colori e tanta vitalità? I grandi (ed anche enormi) negozi sulla mitica “fifth avenue” (quinta strada), tra gioielli, moda, profumerie, giocattoli, elettronica ed abbigliamento sportivo? Ed ancora i mille odori della brulicante China Town, appena smorzati dai “tricolore” e dalle statuette di San Gennaro esposte nella confinante Little Italy. Ed il World Trade Center, oramai “Ground Zero, santuario a cielo aperto ove si commemorano i recenti morti dell'insulsa follia razziale e religiosa: è un angolo particolare che condensa dolore ed orgoglio. Poi le mille luci di Time Square, la scintillante piazza fulcro della città, caratterizzata da accecanti ed enormi insegne luminose e dai mega video cartelloni pubblicitari, intorno alla quale sorge la zona dei teatri, quella Broadway dei musical, famosa ed ammirata in tutto il globo. Immaginate, poi, di poter vedere tutto questo da un palazzo di quasi cinquanta piani alla cui sommità esiste un ristorante “girevole” (ma carissimo!) dal quale, stando comodamente seduti, tra una portata e l'altra, si può godere della vista dell'intera città a 360 gradi. Oppure provate ad immaginare il brivido di vedere tutta la città, la baia ed i suoi dintorni dall'altezza di 86 piani, cioè dalla cima di uno dei suoi grattacieli più rappresentativi, l'Empire State Building. Ma l'immagine più bella ed emozionante, per me, è quella che si gode al tramonto dalla baia, in barca, o dal quartiere di Brooklin o dal Jersey, ovvero dalla sponda opposta del “West River”. Ecco, qui si percepisce quello che, per me, è il significato di Grande Mela: oltre alla bellezza della buccia (la sfavillante Manhattan) si avverte, infatti, la bontà della polpa ed la dolcezza del suo nettare. Come dire che New York City è soprattutto la gente (tantissima) che ci vive, un miscuglio di razze, religioni, culture, sogni e frustrazioni che ha il suo pezzo forte proprio nella diversità. Diversità che è, generalmente, tollerata ed accettata perchè diventa sinonimo di Libertà e che crea quell'atmosfera strana, unica e contraddittoria fatta di milioni di persone brulicanti che (spesso) sono gentili e cordiali ma di marciapiedi puliti, di un traffico allucinante ma anche di file (a piedi) ordinate, di spazi ristretti tra i grattacieli ma enormi dentro gli stessi. Un'atmosfera che prevede un'attenzione particolare per i bambini, spesso coccolati nei musei o nei ristoranti, una forte impronta religiosa (specie nel quartiere di Harlem), l'assenza (o quasi) di formalismi, una tolleranza razziale unica (credo) e da prendere come esempio ed un forte senso di appartenenza alla nazione che contrasta con le origini straniere della maggior parte della popolazione. Certo, non è tutto rose e fiori, a New York. Ma da turista si può trovare ospitalità, attenzione, cultura, divertimento, shopping e senso di libertà. E panorami probabilmente unici.

Terry
quanto mi ha fatto piacere leggere il tuo post! nel nostro contesto generalmente anitiamericano, sei la seconda persona che è riuscita a mostrare uno scorcio tanto positivo del pezzetto americano più importante. grazie!

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