Villa Verucchio e Verucchio

Villa Verucchio e Verucchio

A poca distanza da Rimini, nell'entroterra, si snoda la Valle del Marecchia, laddove due piccoli borghi hanno tanta storia da raccontare. Una storia che parte dall'Età del Ferro, e si propaga fino ai nostri giorni annoverando momenti importanti come il passaggio di San Francesco d'Assisi e la presenza influente della nobile famiglia dei Malatesta.

Proprio in questi giorni è stata prorogata fino al 15 aprile la mostra "Il Potere e La Morte" dedicata agli abitanti dell'Età del ferro, la qual consente di osservare reperti di tombe appartenute alle personalità più in vista dell'allora società religiosa, politica e militare. I luoghi, i borghi, le vie e le costruzioni storiche, seppur tutt'altro che anonime, sono magnificamente integrate nel paesaggio naturale. Chi si dispone a percorre a piedi questi luoghi avrà più di una sorpresa tenendo presente che sono a due passi della conosciuta e praticatissima Rimini. Giungendo dalla costa riminese il primo borgo che si incontra è Villa Verucchio, che sta sulla sponda sinistra del fiume Marecchia, chiamato così perché una volta era talmente ricco d'acqua che si diceva che fosse un "piccolo Mare". Villa Verucchio, adagiato nella piana, è un borgo semplice e moderno contornato da campi d'ulivo. Dall'alto è presidiato da due borghi famosi: uno è Verucchio con il suo Castello e l'altro è il territorio di San Marino con il quale confina.

Interno della Cappelletta di Santa Croce

In Villa Verucchio è nascosto un piccolo tesoro botanico che pare sia un lascito di San Francesco. Giunto dai colli nel 1213 compì dei piccoli prodigi chiedendo agli uccelli un po' di silenzio per le sue preghiere, attivando una piccola fonte miracolosa e soprattutto facendo rinvenire un cipresso malato. Il cipresso era adiacente alla Cappelletta di Santa Croce dove il Santo si fermò a riposare. Questo cipresso beneficiò talmente della preziosa cura che vive ancora oggi ed è meta di pellegrini e curiosi. Si stima abbia veramente oltre i 700 anni, è alto 23 metri e qualche anno fa fu potato perché rischiava di schiantarsi proprio sulla cappelletta. Lo troverete debitamente puntellato come un vecchio bisognoso di bastone per sostenersi, nel chiostro della convento che si sviluppò attorno alla piccola chiesa.

Proseguendo per la strada che porta a Verucchio appare il borgo arroccato su un costone roccioso dove spicca la Rocca Malatestiana. Dal costone si apre alla vista tutta la costa riminese. La "Rocca del Sasso" fu costruita nei primi del 1100 e la famiglia Malatesta da qui impose il suo potere fino a Rimini. Il suo capostipite, "Mastin Vecchio" fu ricordato persino da Dante nella "Divina Commedia". Passeggiando nella cittadina si incrociano le Mura del Fossato dalle quali è possibile affacciarsi sulla campagna circostante e godersi il paesaggio di campi d'ulivo e file di cipressi. Il paesaggio argilloso è formato da colline dolci tra le quali si ergono bruscamente i "massi erratici", blocchi rigidi costituenti per lo più imponenti rilievi isolati come quello sul quale sarete affacciati.

Presso il "Museo Civico Archeologico" allestito nel monastero dei padri Agostiniani (XIV sec), sono esposti reperti della civiltà etrusco-villanoviana (raccolta di rilievo internazionale). Potrete osservare tra gli altri un trono di legno ben conservato e immaginarvi come la popolazione, che pare fosse di origine etrusca, vivesse tra il IX e il VII secolo avanti Cristo nelle zone tra Verucchio e Villa Verucchio.

Questi antichi abitanti hanno dato vita alla cultura che, dopo il VI secolo, fu chiamata della terra di Romània (poi Romagna) ossia "terra romana", in contrapposizione a Longobardia (da cui Lombardia, cioè "terra longobarda"). Molti sono i cultori della renaissance celtica che vengono a farsi un giro in queste terre e nei musei della zona per mettere a confronto le due popolazioni antiche. Tornando poi in agosto potrete partecipare a molte feste in costume che vi faranno dimenticare per qualche ora di essere vicino alla super affollata e vacanziera Costa Romagnola.

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