Oro del Reno

Oro del Reno

L'elenco dei personaggi dell'Oro del Reno potrebbe trarre in inganno. L'acqua è uno dei personaggi principali. Nell'acqua sta il principio di tutto. L'ha cantato Omero, lo ha ribadito Talete, lo ha in parte condiviso Empedocle e pure Aristotele. Nella mitologia nordica il mondo intero scaturirebbe dagli opposti: acqua e fuoco. Ma all'acqua è riservato il ruolo di elemento purificatore, rigeneratore, forza vitale e fecondante. Il fiume, portatore perenne di acqua e di vita, separa il mondo buono di uomini e dèi, da quello cattivo delle potenze del male. Il Reno è il fiume germanico per eccellenza. Da esso scaturisce la vita e prende corpo l'intera vicenda nibelungica. Il suo fluire accompagna i destini di uomini, dèi e potenze maligne. Le sue acque, alla fine, riporteranno la vita, nonostante tutto.

Nell'Oro del Reno cantano solo in quattordici ma in realtà sono molti e molti di più i protagonisti della storia. Il Reno, l'oro, l'acqua, l'amore, l'odio, il tradimento, la paura - e l'elenco è davvero lungo - sono elementi costitutivi della vicenda tanto quanto lo sono i personaggi in carne e ossa, uomini, dèi, giganti o nibelunghi. Ma i viventi possono parlare/cantare, esprimendo il loro pensiero; gli altri elementi agiscono ma non parlano, determinano i destini senza spiegarne il come; attorno a loro ruota l'intero cosmo.

Il lietmotiv

In realtà Wagner da' voce a tutti gli elementi. Così come nell'antica civiltà mesopotamica ad ogni entità corrispondeva un tema musicale, anche nella tetralogia ad ogni elemento, vivente o meno, corrisponde un "leitmotiv", un motivo musicale caratteristico che partecipa alla grande e complessa narrazione. E' dai leitmotiv che si possono dedurre i pensieri non espressi dei diversi protagonisti, oppure le implicazioni psicologiche dei ragionamenti, oppure ancora le avvisaglie portate dalla natura o dal destino.

Sarebbe impossibile ascoltare l'intera Tetralogia cercando di inseguire i leitmotiv, che comunque formano un'architettura densamente significativa, la vera armatura psicologica dell'epopea. Ma all'ascoltatore non specialista (specialista inteso come esperto studioso della tetralogia), basta sapere che ascoltando e riascoltando ogni frammento che costituisce il Ring, gli si sveleranno continuamente nuovi elementi significativi, nuove visioni e nuove interpretazioni. Molti lietmotiv diverranno familiari e sarà emozionante scoprire cosa animi la decisione di un protagonista cogliendo la musica che Wagner vi ha posto sotto.

La vicenda dell'Oro del Reno

L'intera vicenda del Ring inizia dall'acqua, dal Reno, dal fluire morbido e costante della sostanza primordiale. Tutto sembra in armonia. Acqua, fuoco, terra ed aria, elementi di memoria empedoclea, costituiscono stabilmente un equilibrio fondato sull'amore, l'amore cosmico, quello, per intenderci, che trova il suo contrario nell'odio e nella disarmonia. Il Reno custodisce l'oro, simbolo di perfezione. Nella mitologia nordica l'oro è un bene condiviso da terra ed aria, delle quali sintetizza le migliori qualità: la fecondità e la purezza. L'oro rappresenta la saggezza degli dèi, e per questo è bramato dalle forze del male. Le acque del Reno lo rendono inaccessibile a chiunque.

Come se non avessero una vera fiducia nel potere protettivo delle acque fluviali, gli dèi hanno posto a protezione dell'oro tre Ondine, figlie del Reno. Quando giunge il nibelungo Alberich ne nasce un gioco di maliziosa seduzione. Le tre ondine si prendono gioco di Alberich.

I nibelunghi

I nibelunghi rappresentano gli esseri viventi più legati all'elemento terra. Abitanti del sottosuolo sono ostili ma necessari insieme. La loro abilità nel forgiare i metalli è insuperata e perciò sfruttata dagli dèi. Nella situazione di equilibrio pacifico ed armonico, le forze del male e del bene si rapportano edificando l'intera struttura cosmica. Il pericolo si presenterebbe nel momento in cui questo equilibrio dovesse rompersi.

Alberich partecipa eccitato al gioco di seduzione proposto dalle ondine, e la sua eccitazione fa un brutto effetto alle maliziose figlie del Reno. Nella sbornia collettiva del gioco le tre ondine si lasciano sfuggire il segreto dell'oro, che dovrebbero custodire nel più totale riserbo. Basta poco al furbo Alberich per cogliere l'opportunità. Tentare di rapire l'oro può essere molto più intrigante che conquistare la disponibilità di tre ondine un po' stupide. Ma c'è il Reno, la sua forza protettiva. Non basta distrarre le tre ondine per impadronirsi del potente oro. Bisogna scendere a patti col fiume.

Rinuncia all'amore

Il Reno serba l'oro con scrupolo e non concede a nessuno, dèi, uomini o maligni, di avvicinarsi ed impossessarsene. A meno che, per un patto stipulato quando gli dei hanno consegnato l'oro al fiume, non vi sia qualche dissennato capace di rinunciare all'amore, non l'amore carnale, ma l'amore cosmico ed universale; un folle che preferisca la potenza dell'oro all'immenso potere salvifico dell'amore. Alberich ci pensa su e poi decide: rinuncia, anzi maledice l'amore. Sceglie l'oro, e il Reno non può che concedergli il suo prezioso tesoro.

Il Reno sta ai patti. I patti rappresentano la giustizia e regolano gli equilibri fra gli elementi. Gli dèi hanno nei patti e nel loro mantenimento il loro vero volto trascendente. Un dio che non mantenga i patti sarebbe un dio fallace, crepuscolare, vago e inattendibile.

Wotan

Wotan è sovrano fra tutti gli dèi. La sua sposa è Fricka, dea fredda e calcolatrice. Wotan ha appena ottenuto dai giganti la costruzione del Valhalla, la nuova residenza degli dèi.

I giganti sono i più invisi agli dèi. Primi abitanti della terra, sono forti e potenti ed è per questo che gli dèi non possono farne a meno. Il Valhalla è molto più che una semplice nuova residenza con 540 porte. E' anche il paradiso degli eroi.

Wotan ha stipulato un patto con i giganti: loro avrebbero dovuto costruire il Valhalla ed in cambio avrebbero ottenuto Freia, dea della giovinezza. Alle sue mele gli dèi devono l'eterna buona salute e il bell'aspetto. Wotan non ha intenzione di mantenere il patto con i giganti, perché osservarlo porterebbe alla fine inesorabile di tutti gli dèi.

L'equilibrio, quello che permette a tutti gli elementi di comporre armonicamente il cosmo, è perciò rotto da due azioni scellerate: l'una è quella di Alberich, ora in possesso dell'oro, simbolo e strumento di potere; l'altra è il tradimento del patto stipulato tra Wotan e i giganti. L'oro in se' è simbolo di potere ma senza l'inizio del vortice della menzogna non sarebbe stato facile ad Alberich sfruttare con intento malefico la potenza dell'oro.

Wotan cerca una via d'uscita e la trova nei consigli di Loge, per la mitologia gigante pure lui ma alleato, per interesse di Wotan (è Wagner che lo trasforma in dio). Loge domina il fuoco e la sua presenza costituirà elemento scatenante e rivoluzionario.

Loge ha saputo del furto dell'oro da parte di Alberich e lo riferisce a Wotan. L'idea perciò è quella di rubare l'oro al nano per darlo ai giganti al posto di Freia. Wotan e Loge partono verso le caverne dei Nibelunghi.

L'Oro

Alberich nel frattempo si è fatto forgiare un anello magico il quale conferisce poteri inauditi a chi lo possiede. E' l'anello del Nibelungo, che dà il nome a tutto il Ring. Quando Wotan e Loge raggiungono le caverne vi trovano tutti i nibelunghi ridotti in schiavitù da Alberich, costretti a fondere e rimodellare l'oro trafugato. Grazie all'anello Alberich ha potere su tutti, tranne che sulla propria intelligenza. Fra le cose che si è fatto forgiare c'è anche un elmo magico che consente a chi lo indossa di diventare invisibile, o di trasformarsi in qualunque oggetto o figura.

Con furbizia Loge chiede ad Alberich di mostrare le meraviglie possibili con quell'elmo. Chiede al Nibelungo di trasformarsi in un piccolo rospo. Non appena la trasformazione avviene Wotan e Loge riescono ad immobilizzare Alberich e a farsi consegnare tutto l'oro (oro del Reno), l'elmo e soprattutto l'anello (anello del nibelungo), che Wotan non esita ad infilarsi subito al dito, come se ad un dio, al principale degli dèi, servisse altro potere sull'intero universo.

Ma Alberich, deriso e derubato, scaglia la più terribile delle maledizioni: chiunque entri in possesso dell'anello sarà destinato a morte precoce. 

La maledizione

Ciò che avverrà è già chiaro prima della maledizione. Wotan con la sua cupidigia e la sua inaffidabilità costituisce l'origine dello squilibrio che porterà progressivamente al caos. La maledizione sta già tutta lì dentro. Il messaggio anticapitalista nasce dall'analisi dei comportamenti di Wotan, non nella maledizione. Non è tuttavia un anticapitalismo che prende l'oro come simbolo del male. E' la stupidità degli dèi, e poi degli uomini che rende l'oro veicolo di sfacelo. La vicenda dell'intera tetralogia ed il suo finale corroboreranno questa visione.

Ora Wotan può pagare i giganti, riprendendosi Freia data in "cauzione", e consegnando a loro l'oro del Reno. Ma vorrebbe tenersi l'anello. Fortunatamente l'apparizione della dea Erda, dea della terra, spinge Wotan a disfarsi anche dell'anello maledetto. Non appena i due giganti Fafner e Fasolt vengono in possesso dell'anello, il primo uccide l'altro per prepotenza. La maledizione comincia a seminare morte.

La questione sembra conclusa, con gli dèi che si incamminano verso il Valhalla, ma in realtà gli equilibri sono ormai rotti.

E la storia, solo incominciata, si svilupperà nelle prossime tre parti della tetralogia: Valchiria, Sigfrido e Crepuscolo degli dèi.

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