Claudio Abbado, il Venezuela e i giovani

Claudio Abbado, il Venezuela e i giovani

Mi è stato regalato il Dvd (con libro) "L'altra voce della musica - in viaggio con Claudio Abbado tra Caracas e L'Avana". Ieri sera l'ho guardato con animo libero, pensando di scoprire una realtà musicale inedita, come quelle conosciute di persona in alcuni paesi dell'est o in Giappone.
Sotto questo aspetto confesso che fino a metà una certa delusione mi stava provocando più di uno sbadiglio complice il rimbambimento prenotturno. Niente di veramente nuovo. Niente di meglio di ciò visto in Ungheria o a Praga. Poi improvvisamente ho collegato i tre fattori, Abbado (da sempre di sinistra), Venezuela e Cuba. Il Dvd ha assunto totalmente un'altra faccia.

Due parole propedeutiche su Chàvez e il Venezuela. Probabilmente la storia sta dando in parte ragione a Chàvez se è vero che l'analfabetismo è stato drasticamente ridotto e che, cosa più importante, le plusvalenze derivate dalla vendita del petrolio (il Venezuela ne è fra i maggiori produttori al mondo), possono finalmente essere ridistribuite a quel 70% della popolazione che vive tra le difficoltà e la più cruda povertà. La politica di ridistribuzione del reddito ha portato qualche beneficio (seppur ancora minimo purtroppo) alle economie di un paese lacerato da contraddizioni interne gravissime.

Il colpo di stato del 2002, orchestrato contro Chàvez da chi si vedeva detratti gli immensi privilegi di cui disponeva, e appoggiato dalle alte gerarchie ecclesiastiche e da molti poteri esteri, finito nella rivolta e nella riconferma di Chàvez, ha definitivamente sancito il plauso della maggioranza dei Venezuelani al loro presidente. Tentare di sabotare un'idea di ricostruzione del tessuto economico nazionale, giusta o sbagliata che sia, è stato infinitamente idiota.

Non tutto però va come dovrebbe andare: il grande problema del Venezuela è ancora la fuga di capitali ed il rapporto con gli investitori stranieri. Scegliendo di opporsi radicalmente ad una politica liberista, scegliendo di essere antiamericanista tanto quanto l'America è antivenezuelana, il Venezuela si priva di quell'apporto straniero che gli sarebbe necessario per una ripresa economica evidente.
Il discorso è comunque vasto e va' oltre le mie competenze.

Ritornando ad Abbado e al Dvd, invece, mi viene da dire che l'operazione editoriale non mi persuade fino in fondo. E non mi riferisco alla straordinaria iniziativa di rendere l'educazione musicale un dato consistente fra una popolazione povera. Mi riferisco a quella vaga inflessione propagandistica che invece aleggia qui e là nel video.

D'accordo: la musica è un modo fantastico di togliere dalla strada molti giovani che altrimenti cadrebbero fra i tentacoli della delinquenza e della droga. Su questo non c'è nulla da obiettare.
A meno che non si si cada nella tentazione di far passare, nel video, messaggi che vanno oltre l'esperienza educativa della musica, messaggi sibillini riferiti all'economia generale venezuelana e ai suoi rapporti col resto del mondo.

Anche l'Italia, ad esempio, ha un sistema di educazione musicale vastissimo: più di novanta conservatori di musica e istituti pareggiati, scuole di musica in ogni cittadine, bande, cori e quant'altro. Solo che all'Italia, come in Venezuela, manca un vero mercato del lavoro e perciò anche della professione musicale.
Il mercato del lavoro prevede una concezione liberale del lavoro stesso. E' il più difficile dei mercati da formarsi, ma in contesti illiberali lo è ancora di più.
Da sempre l'arte si sviluppa o sotto il sostegno statale o nel liberismo massimo. Le vie di mezzo non funzionano. Venezuela e Italia condividono la stessa contraddizione.

Se mancano gli sbocchi professionali concreti per tutti quei giovani che si determinano, ad un certo punto della loro esistenza, a tentare la via professionale, si rischia di generare un effetto "boomerang" dove l'illusione delusa porta ad effetti imprevedibili.
A queste ambizioni, invece, dovrebbero rispondere le istituzioni culturali nazionali ed internazionali, che da troppo tempo, invece, hanno trovato nei giovani e nei ragazzi, il loro piccolo "petrolio".

Claudio Abbado è un direttore importante, uno degli ultimi epigoni della direzione d'orchestra mitica, un artista che ha accumulato esperienze vastissime.
Ormai da tempo ha scelto di dirigere preferibilmente orchestre giovanili, ignorando in gran parte tutto il mondo musicale professionale, e ritagliandosi un po' di tempo libero per lanciare messaggi politici non sempre morbidi.

Documentare lo sforzo venezuelano per introdurre la musica fra i giovani è senza dubbio encomiabile seppur vagamente sibillino.
Dire che a Cuba non c'è un'arpa perché non se la possono permettere, e dirlo poco dopo aver detto che i problemi del centro-america stanno nella prepotenza dei paesi ricchi, è sibillino appunto, pur ammettendo che vi sia una parte di verità. Tuttavia il maestro Abbado ha fatto successo in paesi dove vige un certo liberismo economico ed intellettuale, successo che permette a lui di comprarsi, se lo volesse, molte arpe senza violare di molto il suo patrimonio personale. A differenza di molti arpisti professionisti italiani che di arpe se ne possono permettere una, difficilmente due in una vita, se tutto va bene.

Perché Claudio Abbado non documenta anche in quale stato sia la situazione musicale italiana, da anni retta sostanzialmente dalla sinistra, o dall'odierno centro-sinistra.
Ci sarebbero delle belle cose da scoprire. Si scoprirebbe dove vanno i pochi soldi del Fondo unico dello spettacolo, da chi sono retti i conservatori italiani, chi fa i cast negli enti lirici.

Per, finire, il mio dubbio è che utilizzando la musica per lanciare messaggi politici (e non mi si venga a dire che lo faceva anche Verdi: Verdi lo faceva per gli "sghei"), non si fa propriamente il bene della musica e nemmeno quello dei giovani, che alla forza della musica ci credono davvero.
Persino dirigere esclusivamente orchestre di giovani, pernacchiando così quelle sindacalizzate (di che colore è la più diffusa bandiera sindacale?) dei professionisti, non fa molto bene alla musica.
E nemmeno ai giovani.

A mio parere ovviamente!

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