Editori e discografiche tremano

Editori e discografiche tremano

Prima Lucio Dalla, poi Prince e chissà quanti altri hanno deciso di cominciare ad allungare la corda che li teneva impiccati alle case discografiche ed ai relativi distributori e commercianti. Gli artisti, più o meno affermati, hanno indossato l'elmetto da esploratori e si sono messi alla ricerca di nuovi canali di vendita, bypassando il più possibile i titolari dell'industria della musica, quelli che hanno per troppo tempo pensato che l'artista ed il suo lavoro fosse un semplice strumento per il loro business cedendogli, mediamente, briciole del loro giro d'affari.
Ora le discografiche e tutta la filiera a valle trema. Ebbene: indossino pure loro l'elmetto da esploratore che hanno fatto ammuffire nelle cassapanche delle loro ville.

Lo si è capito, non ho nessuna pietà per tutti coloro i quali operano nella filiera della musica da dopo l'artista al pubblico. Non ho pietà per i presumibili problemi che da qui in poi aumenteranno sempre più per i discografici, gli editori, i distributori, gli enti preposti al diritto d'autore, e persino per i negozietti di musica, ammesso che esistano ancora.
Gli industriali della musica, piccoli o grandi che fossero, hanno trascorso gli ultimi trent'anni ad escogitare tutti i modi e le giustificazioni per non pagare gli autori ed artisti, pur riscuotendo ampi dividendi dall'utilizzo del loro lavoro.

Qualunque autore si presenti ad una discografica o ad un editore (il discorso vale anche per gli editori cartacei) il discorso che gli viene fatto è sempre il solito: cedere tutti i diritti per ottenere in cambio la soddisfazione di essere prodotto od editato.
Non ho una esperienza di rapporto con le case discografiche anche se conosco molti artisti che l'hanno avuto o l'hanno tuttora. Ma ho esperienza con editori musicali o librari. I primi si sono praticamente scavati la loro fossa da soli. Il non pagare gli autori li ha portati a vivere delle produzioni di dilettanti e praticoni. Se a questo si aggiunge che, a parte i grandi, i piccoli vivono l'impresa come se fosse un dopolavoro e come se il marketing fosse ancora fermo al "porta a porta" o al massimo alle fiere di settore, ecco il quadro di uno sfacelo. Loro si lamentano del dramma delle fotocopie: in realtà sono i primi fotocopiatori professionisti del lavoro degli autori. Altro non fanno.

Un editore librario, da cui fui contattato per un progetto editoriale un paio di anni fa, mi disse candidamente che non avrei dovuto contare sul guadagno, perché ormai il sistema editoriale non consentiva margini agli autori per chi vende meno di Bruno Vespa. Però il loro guadagno come editori era sempre protetto, e non proprio misero.

I discografici hanno fatto per anni lo stesso. Hanno convinto i musicisti ad accettare diritti da fame, pur ritrovandosi i costi di produzione più che dimezzati visto l'aumento della qualità del prodotto così come viene proposto direttamente dall'autore.
Mi spiego meglio: un tempo l'autore si presentava con un foglietto di carta pentagrammata ed una vaga idea musicale. Il produttore costruiva tutto il canovaccio che avrebbe trasformato l'idea musicale in un brano, guidando gli arrangiamenti, le esecuzioni, le registrazioni e le ottimizzazioni.
Questo giustificava il riconoscimento all'autore di diritti minimi, visti i costi ingenti di produzione che il discografico doveva supportare.

Oggi persino Sting si autoproduce, arrangiando da se e registrando nei suoi studi. Allestire uno studio digitale di alta qualità è oggi alla portata di tutti. L'artista si presenta al discografico con un demo che, in realtà, è già una preproduzione da ottimizzare. Nonostante questo il discografico pretende ancora di cedere minime quote di diritti.

Lo stesso vale per gli editori che pretendono musica o scritti consegnati in formato digitale e da subito stampabile, correzioni comprese. Se ascoltate la musica in circolazione, o vi capita fra le mani uno spartito o leggete un libro troverete decine di difetti, di errori e di refusi. Il discografico o l'editore per nulla si preoccupano di investire in produzione, in redazione e in correzione.
Il loro guadagno netto per produzione (indipendentemente dalle vendite che è responsabilità loro) è molto più ampio di quanto lo fosse anni fa sebbene la qualità sia fortemente diminuita.

Ma per gli autori nulla è cambiato: vengono proposti, quando va bene, i soliti margini del 2, 3, 5 o al massimo 10 per cento sui proventi. Briciole insomma.
Se invece i riscontri di vendita si fanno cospicui allora si possono strappare condizioni migliori. In pratica l'autore deve investire da se' sul proprio futuro mentre l'industria che sta a valle deve guadagnare da subito.

Potrebbe anche essere una dinamica giustificabile se si pensa al discografico o all'editore come fornitori di servizi. Ma allora non ha senso che questi si lamentino dell'infedeltà degli artisti che, studiando il mercato e innovandosi trovano il modo di autoprodursi e nuove soluzioni di approccio al mercato.

Gli editori ed i discografici, se vogliono salvarsi, devono comprendere che a questo punto sono loro che devono competere con i nuovi sistemi promozionali e distributivi. Il loro ritenersi esclusivamente "fornitori di servizi" li pone sul mercato dei servizi, e lì l'innovazione non è più un optional.

Ma li avete visti i siti internet di discografiche e editori medio piccoli? Sono ancora vetrinette di cristallo, piene di banalità e musichette annesse.

Suvvia, siamo nel 2007, l'era dei blogs!

Bell'articolo, speriamo che gli autori si sveglino (come ho già scritto da qualche altra parte). Una piccola osservazione: alla fine nell'articolo non si scrive cosa han deciso di fare Prince e Lucio Dalla !!!!!
gremus
Hai ragione Fabio, mi e' rimasto nella penna! Prince si è fatto distribuire in Inghilterra insieme ai quotidiani (credo gratis per i lettori) in esclusiva. Dalla ha lanciato il suo ultimo disco facendosi distribuire per una settimana dal gruppo Espresso/Repubblica.
Oh ! Infatti proprio stamattina ho trovato il disco di Dalla in vendita in edicola ed ho fatto "ooo" come i bambini. Di Prince non lo sapevo. Inoltre è un metodo di distribuzione alternativo anche alla rete, attualmente più interessante se vogliamo. Sarebbe bello conoscere come "funziona". Si salta l'editore o si cambia editore (cioè diventa l'editore del giornare). Cmq un bello schiaffo a chi pensa di avere il mercato in pugno, di sicuro non deve morire nessuno ma una lavata di capo può far bene. ps: vale la pena di comprare Dalla? Anche solo per sostenere questa iniziativa? Non lo ascolto volentieri da "1983" e sostengo che il suo meglio l'ha dato con gli Lp di "anna e marco" e "balla balla ballerino", che suonavo live a 16 anni!!!
gremus
Il metodo di Prince ha fatto incavolare non poco la Sony che ha deciso di non distribuirlo in Inghilterra. E pare che Prince non si sia scomposto più di tanto. Buon segno! Dalla io lo ascoltavo di nascosto dai miei maestri di conservatorio. Oggi, a ripensarci, quei miei maestri mi fanno una gran pena: quanta musica si sono persi...

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