Il MITO e i suoi sponsor

Il MITO e i suoi sponsor

Nove giorni all'inizio del grande festival Internazionale MITO. Musica, danza, cinema, arte e conferenze fra Milano e Torino. Ne ho già parlato e avevo pure promesso di seguire passo passo tutta la kermesse. Sopraggiunti impegni mi permettono solo di sbirciare qui e là nel variegato programma. C'è un aspetto però di cui vorrei occuparmi ed è quello relativo al biglietto di ingresso per assistere alle diverse manifestazioni. Più della metà degli spettacoli sono ad ingresso gratuito: scelta popolare sulla quale ho più di una riserva ma che può anche starci. Al restante, poco meno della metà, è possibile accedere con biglietti che costano dai 3 ai 50 Euro. E su questi prezzi qualcosa da dire c'è.

Prima di fare qualche considerazione è interessante andare a vedere il calibro degli sponsor e dei Partner, che sostengono la manifestazione. Mica sponsor da poco! Tralasciando gli istituzionali troviamo Camera di Commercio, Intesa San Paolo, Gruppo Sai, Fondazione Crt, Aem, Eni, Bindi, Piaggio, Pirelli più tutti gli sponsor tecnici che offrono canali pubblicitari.
Con un tale parterre di sponsor, in un paese rispettoso della cultura, non dovrebbe essere difficile fare bilancio.

Tenuto presente che la quasi totalità delle manifestazioni non prevede grandiosi allestimenti verrebbe da pensare che il frutto delle sponsorizzazioni vada a finanziare il costo degli artisti più onerosi. Invece accade che siano tutti i concerti con artisti sicuramente di altissimo livello ma meno noti al pubblico (preannuncio che le mie sbirciate pescheranno prevalentemente in quest'area), quelle ad ingresso gratuito.

Mentre per sentire Muti che fa il Bolero e altri hits uno deve sborsare o 40 o 50 Euro. Potrebbero rispondere che c'è anche la Chicago Symphony Orchestra: vale la pena approfondire.
Si scopre che la Chicago Symphony Orchestra inizia con il concerto al MITO una tour Europeo, sponsorizzato dalla BP (British Petroleum) che tocca otto città europee con nove concerti. Qui c'è tutto il programma dettagliato. Anche a Parigi e Londra allo stesso concerto si può assistere con cifre persino superiori benché lì sia offerta l'opportunità di entrare anche a tariffe popolari (10 e 17 Euro)
Il punto è capire per quale motivo a Parigi o Londra lo stesso concerto si autofinanzia con i biglietti e con gli sponsor del Tour dell'orchestra, mentre in Italia uno, dopo aver pagato il biglietto, debba farsi passare sotto gli occhi una sfilza di sponsor senza capirne fino in fondo l'utilità.

Oppure si vuole raccontare che le sponsorizzazioni sono servite per finanziare i cinque concerti della London Sinfonietta, oppure i Fiati di Parma, o il gruppo Sentieri Selvaggi o l'attività per i bambini e artisti (bravissimi) vari. Giova anche ricordare che orchestre istituzionali quali la Nazionale della Rai o i Pomeriggi Musicali e altre, godono già di finanziamenti a priori.
Insomma, per farla breve, non è particolarmente chiaro quale sia stato il prezzo di sponsorizzazione per un evento così importante, è meno chiaro quale sia stato il budget finale da amministrare; infine è ancora più torbido cogliere la politica di ripartizione dei fondi.

Un festival di questo tipo, con queste pretese e con tal calibro di sponsor, avrebbe potuto mirare ad una maggiore equità. Per tutti gli spettacoli i prezzi avrebbero potuto assestarsi fra i 5 e i 30 Euro massimo, eliminando poi il concetto nefasto per la musica che si può andare a concerto senza brigare un quattrino (cosa che non avviene per il cinema), rendendo più morbida la curva di differenziazione fra un artista o un gruppo e l'altro.

Certo: se poi si scoprisse che gli sponsor se la sono cavata con quattro lire e che il budget è pertanto servito nella gran parte a pagare i costi di pubblicità, amministrativi, di siae, di questo e quell'altro allora saremmo alle solite.

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