Jimi Hendrix e il culto degli inediti

Jimi Hendrix e il culto degli inediti

imi Hendrix morì 43 anni fa, giovanissimo, a soli 28 anni. Chissà quanti progetti aveva in testa, quante idee, quanti spunti. Come tutti i grandi artisti selezionava i progetti da pubblicare, scartava idee nelle quali non si riconosceva, archiviava spunti per rielaborarli in futuro.

Non credo conservasse tutto questo materiale prevedendo che un giorno qualcun'altro lo avrebbe elaborato per pubblicarlo senza la sua approvazione. Invece il "business" degli inediti è uno dei più fiorenti. Quanto fa bene alla memoria dell'artista questa operazione?

La notizia è che sta uscendo in questi giorni un nuovo disco di inediti di Jimi Hendrix, chitarrista geniale, con 12 brani registrati tra il 1968 e il 1969. Il carattere si annuncia come "sperimentale", perciò quegli inediti sono da rubricare come esperimenti che l'artista fece per se stesso.

Studiare tutte le creazioni, i documenti e i materiali lasciati da un grande artista è l'attività degli studiosi; tracciandone e analizzandone tutte le scelte, gli esperti riescono a delineare i procedimenti del flusso creativo, restituendoli a tutti noi per consentirci di "modellarli" e tentare noi stessi di emulare quelle capacità geniali.

Ma pubblicare un disco di "inediti", non è un'operazione da studiosi a meno che non sia chiaro in quale modo sono stati elaborati quei.

Nella storia queste operazioni si sono sempre fatte, alcune volte arrivando a costruire/ricostruire un inedito attribuendolo poi all'artista come se fosse interamente suo. L'operazione più eclatante e famosa al tempo stesso è quella del celeberrimo Requiem di Mozart, che in effetti è di Mozart solo per alcune idee e appunti lasciati allo stato di abbozzo. Quel Requiem è stato poi costruito per due terzi ( e in buona parte l'elaborazione ha riguardato anche il terzo rimanente) da tre suoi allievi, e in particolare da Franz Xaver Sussmayr che ne scrisse più di metà, inventandolo. Eppure per la stragrande maggioranza del pubblico quel Requiem è di Wolfgang Amadeus Mozart.

Un disco però non è una partitura. Un disco è una registrazione, che l'artista fa, ascolta, e decide di accantonare. A tutti noi capita di registrare qualcosa, in video o in audio. Capita spessissimo che vorremmo cancellare quella registrazione, eliminandola dalla vista o dalle orecchie di chiunque. Non ci riconosciamo, non ci piace, non riusciamo nemmeno a vederci. Oppure se facciamo esperimenti li accantoniamo nel cassetto delle sperimentazioni, ad uso esclusivamente nostro.

Se un artista decide di lasciare allo stato inedito una registrazione è perché, quasi sempre non ne è soddisfatto o non desidera rendere pubblico quel materiale. Se poi si tratta di "sperimentazioni" c'è il rischio di compiere un'operazione che l'artista non avrebbe assolutamente approvato.

Per noi ascoltatori l'avvertenza da osservare è di considerare un disco di inediti come qualcosa che l'artista non ha "approvato" e che perciò non può essere considerato come un'opera compiuta e riconosciuta.

In questo modo riconosciamo all'artista il suo diritto di scegliere cosa pubblicare e cosa lasciare allo stato inedito, ad uso, in teoria, solo degli studiosi.

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