La musica che si vende in rete

La musica che si vende in rete

Da qualche giorno circola la notizia che il commercio di musica digitale sia in crisi, o forse no, anzi forse sta crescendo, oppure cresce e cala a seconda di chi riporta la notizia. Il sospetto che certe notizie abbiano più un connotato pubblicitario che informativo dopo un po' ti viene.
Insomma I-Tunes vende di più o di meno? Cià  che vado a vedere il sito. Ecco l'effetto pubblicitario.
Comodo no?
Ci sono andato anch'io a veder il sito in questione e ho scoperto una cosetta.

Ho scoperto che se avessi qui, sul mio tavolo, una bella Music card prepagata, francamente non saprei che farmene: le novità  sono le solite compilation natalizie, le compilation non natalizie , le "best of" e le collection, oltre a qualche vera novità  più o meno interessante qui e la'. Per non parlare poi di Renzo Arbore o delle colonne sonore.

Insomma, se non si è ancora riusciti a fare commercio digitale di pomodori è perché il pomodoro soffrirebbe un tantino la conversione digitale. Ora, il fatto che la musica non soffra tale conversione non significa che può essere anche di qualità  mediocre, tanto dal doppino ci passa.

Una volta i negozianti di dischi facevano la vetrina, selezionavano cosa mettere in prima fila e cosa lasciare nei banconi in fondo al negozio. I discografici avevano nei venditori degli efficienti reporter su ciò che andava o non andava.
Ora, i grandi commercianti digitali, dovrebbero fare anche loro un po' di selezione, costruendo le loro vetrine, e magari azzardando qualche nuovo nome; ma questo presuppone una competenza musicale mica da poco, e negli store digitali non so se ce ne sono di queste competenze.

Inoltre sarebbe anche bene volgere uno sguardo agli artisti, giusto per verificare se un po' di crisi creativa non stia attraversando anche le loro ispirazioni. E' tanto che non si sente qualcosa di veramente interessante, forse troppo.
Ci sono decine di artisti ispirati che si autoproducono e si autovendono senza che a loro si apra la porta di qualsiasi store digitale, i quali intanto continuano a sottostare ai piaceri dei grandi gruppi discografici.

Visto e considerato tutto ciò vuoi vedere che la crisi delle vendite, se non c'è ancora, è probabile che arrivi, e che la responsabilità  di ciò non sarà  nel "free downloading" ma, nel "free producing" e nel "free promoting"?

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