Lettera a George Gershwin

Lettera a George Gershwin

Caro George Gershwin, ieri ho ascoltato il musical Girl Crazy, del 1930, per il quale tu e tuo fratello Ira avete scritto splendide songs. Splendido! Talmente godibile che mi è venuta voglia di farti sapere, se non lo sai già, alcune cosette.

Ricordi quando dicevano che la tua musica era “buona musica” se ci si riferiva alle grandi opere lirico-orchestrali, ma commerciale se si osservavano le grandissime song che hai scritto per i musical? Chi lo diceva, oggi, è stato smentito dai fatti e dalla storia. Tutta la tua musica sta a tutta la musica del '900 (la musica ascoltata, non quella scritta per sparire dopo la prima esecuzione), come la musica di Mozart sta a tutta l'opera tedesca.

Ricordi quando dicevano che il tuo difetto era quello di essere un “melodista” inventore di temi anche troppo standardizzati? Ebbene, sappi che i tuoi detrattori, i rappresentanti della musica colta, di temi ne hanno prodotti pochi, davvero pochi, preferendo invece rifugiarsi in un manierismo tecnicistico inutile, che alla musica ha portato pochissimo.

Ricordi Strawinsky, il maestro russo che si rifiutò di darti lezione a Parigi? Quando fu costretto, nel 1940, ad emigrare negli Stati Uniti, la tua terra, la sua musica si fece arida e poco apprezzata. Il suo mito rimase solido ma della sua musica gli americani poco si interessarono. Ancora oggi, le sue produzioni del periodo europeo hanno mantenuto popolarità e interesse, ma le successive (pochi hanno il coraggio di dirlo) piacciono senz'altro meno dei tuoi musical.

Forse non eri un grande orchestratore; probabilmente lo saresti diventato se la tua vita non si fosse spezzata così precocemente.
Forse per la tua posizione musicale ibrida fra il “jazzy” e il sinfonico (la stessa caratteristica che fece amare ma con riserva il grande direttore d'orchestra e compositore Leonard Bernstein) la critica non seppe mai da che versante prenderti. Ma la critica, si sa, ha paraocchi e spesso paraorecchi. Tutta la critica musicale colta del '900 ha meno valore culturale della collezione di Diabolik. Solo ultimamente qualche critico si sta svegliando da quel tipico torpore da anziano barboncino addomesticato.
Tuttavia a te si sta a poco a poco riconoscendo il merito di aver compreso, prima di tutti gli altri, in quale modo traghettare l'opera lirica, con il suo portato artistico, verso il nuovo millennio, verso il musical.
Ancora qualche tempo e si parlerà di te come una specie di “Mozart” del '900.

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