Musica al lavoro

Musica al lavoro

E venne la ambient music. Anzi no! La musica per ambienti c'è sempre stata. Voglio dire; le prime volte che l'uomo tentò di imitare i suoni della natura imitò la "ambient music" più ambient che ci fosse: l'imitazione dei suoi suon che lo circondavano.

La "ambient music" del '900 si prefisse invece l'obiettivo di riprodurre metafore di ambienti sonori per catapultare l'ascoltatore in una dimensione emozionale artificiale: sentirsi al mare nonostante si fosse in un grigio appartamento cittadino; evocare sonorità e profumi esotici (mi viene in mente Aguas da Amazonia" di Philip Glass), o ideare colonne sonore per Aeroporti , come ha fatto Brian Eno. La vera affermazione della musica d'ambiente giunse con le radio private, i walkman e l'Ipod. Ognuno poteva e può mettersi nelle orecchie o nei propri ambienti la musica che vuole. La stragrande maggioranza delle volte la musica diventa un sottofondo alla nostra vita, un ambiente sonoro.. Anche al lavoro sono sempre più frequenti sonorizzazioni più o meno raffinate ed indovinate. Ma la musica ascoltata mentre si lavora aiuta o non aiuta?

Gli appassionati alla musica sono incredibilmente tanti. Ci sono persone di tutte le età che ascoltano musica e sanno moltissimo di musica. Su facebook è consueto linkare un brano trovato qui e là in rete per condividerlo con altri. Scopro amici non musicisti con gusti musicali raffinatissimi e competenze davvero superlative. La musica c'è eccome, nella testa e nelle passioni della stragrande maggioranza delle persone. Chi può se la porta al lavoro, sotto forma mp3 oppure diffusa nel proprio ambiente lavorativo.

Molti sportivi, prima della gara, si infilano nelle orecchie cuffiette e ascoltano la musica che aiuta la loro concentrazione. Sbaglia chi pensa che in quelle cuffiette giri solo hard rock o metal. So di sportivi che si concentrano con Mozart o con Bach. Perché il bello della musica è che ognuno è particolarmente sensibile ad un certo genere musicale, o ad un certo autore, o addirittura ad un certo brano, uno solo, che ascoltano ritualmente quando hanno bisogno del potere taumaturgico di quella musica.

Ecco perciò una prima considerazione da fare sulla musica al lavoro. Se si lavora da soli, in una stanza tutta per se, o insomma laddove si possa sentire la propria musica senza imporla ad altri, la musica diffusa va bene. Ma se si condivide uno spazio in più persone quella musica che piace ad uno può risultare addirittura fastidiosa per altri. O peggio: per altri può essere motivo di distrazione. Un esempio personale: qualche giorno fa sono entrato in un ufficio dove lavoravano quattro persone. Il "capo" era un appassionato di jazz, e neanche di quello più semplice da ascoltare. Tutti erano assoggettati a quel "potere" musicale. Io dovevo raccontare alcune cose a questo signore, e avevo bisogno di una certa concentrazione. Ho fatto una fatica incredibile perché la mia mente non riusciva a distaccarsi da quell'ascolto. Per me non era musica da sottofondo, era musica che richiedeva la partecipazione emotiva.

Negli uffici l'Ipod è una delle soluzioni migliori, perché permette a ciascuno di scegliersi la musica che più piace, o che più consente di lavorare sentendosi a proprio agio e senza perdere la concentrazione. Poi naturalmente ci sono situazioni lavorative dove la musica diffusa ha anche una funzione accogliente per il pubblico. Penso ai supermercati, ai grandi negozi, agli studio dentistici e persino nei più moderni ospedali.
In questi contesti la scelta musicale dovrebbe essere affidata a musicisti competenti o a studi che formulino compilation adatte ai diversi contesti. Nei grandi megastore la musica che viene diffusa è pensata e ragionata più di quanto si pensi. Non più radio private a caso ma vere e proprie playlist giornaliere adatte agli acquisti.
Nello scorso agosto ho subito un intervento al ginocchio, e quando mi hanno portato in sala operatoria c'era musica di sottofondo. Era musica pop italiana, non impegnata e lieve. Quando la sensazione è piacevole significa che il sottofondo musicale è indovinato.

Rimane la domanda più importante: ma la musica al lavoro aiuta o non aiuta? Ho lasciato con intenzione la risposta qui, alla fine dell'articolo. Perché in realtà una regola oggettiva non la si può formulare. Ognuno sa se l'ascoltare musica lo aiuta o meno. Io ad esempio, mentre scrivo, non posso ascoltare musica altrimenti qualunque essa sia finisco col distrarmi. Altri invece riescono persino a leggere o studiare con sottofondi musicali di ogni genere.

La sensibilità soggettiva è l'unica vera regola, ed è per questo che ribadisco l'importanza di privilegiare l'ascolto ognuno per proprio conto piuttosto che diffondere musica per tutti.

Leave a comment