Scala, nuova stagione, vecchio Fus

Scala, nuova stagione, vecchio Fus

Il Teatro alla Scala ha presentato la nuova stagione.
Dal cartellone di un Teatro si possono trarre parecchie considerazioni sullo stato di salute del teatro stesso, e anche della musica in Italia.
La prima impressione è che il Teatro alla Scala sia ormai incapace di scrollarsi di dosso la dipendenza dai fondi statali (Fus), e che la musica operistica italiana continuerà, anche quest'anno, ad essere proposta più come pezzo d'antiquariato o modernariato (perché ci sono pure opere contemporanee) che come portento culturale non necessariamente appannaggio dei soli melomani certificati.

Il Teatro alla Scala rimane miope e continua a lasciar fuori dalle proprie sale i bambini, i giovani ed i semplici curiosi.
Lasciando da parte i bambini, che per la Scala non esistono proprio, quanti giovani si faranno attrarre da Maria Stuarda o ad Cyrano de Bergerac o dall' Andrea Chenier ? E quanti meno giovani, non abbastanza melomani dal desiderare di risentire sempre le stesse cose, andranno a far la fila per il solito Trittico , per la solita Boheme che celebrano il centocinquantenario della nascita di Puccini con, davvero, poca fantasia?

D'accordo, ci sono dei grandi "pezzi da novanta". L'apertura con Tristano e Isotta è una Signora apertura e speriamo che l'allestimento preveda sottotitoli in italiano, altrimenti sono dieci punti in meno. Anche Wozzeck fa una bella scena ma anche lì dovranno esserci i sottotitoli; persino per la Vedova allegra a fine stagione sarebbero auspicabili.
Comprendere le parole, nell'opera ha la stessa importanza che ha in un film. E' ora che i sovrintendenti ed i registi se ne facciano una ragione.

Anche Macbeth e le Nozze di Figaro sono buone scelte e poi, suvvia, anche Il prigioniero, Il castello di Barbablù e il Giocatore sono opere tutt'altro che trascurabili.
Insomma, alla fine sembrerebbe che voglia criticare solo alcune delle scelte "italiane". Ma no!
Vanno bene anche Donizetti e Cilea. Il punto, a dire il vero, non è criticare ciò che c'è ma rimanere sorpresi per ciò che non c'è.
E' una piccola stagione, con pochissime riprese (le più economiche), con pochissimi nuovi allestimenti e con diverse coproduzioni. Con l'unica differenza che mentre gli altri grandi teatri internazionali coproducono ma intanto producono tanto e riprendono tantissimo, alla Scala si fa tutto in piccolo.

Il motivo? La dipendenza da Fus (Fondo unico dello spettacolo) la quale ha il doppio difetto di pesare sulle tasche della finanza pubblica pur dando poche risorse ai teatri.

E' colpa del Teatro? Sì e no.
E' colpa perché ancora non si vede una direzione manageriale del teatro che sappia andare a cercare il pubblico fuori dalla ristretta cerchia degli abituè. Nelle grandi città europee i teatri lirici sono luoghi dove è possibile andare a passare un pomeriggio con i bambini, dove c'è vita, dove si comprano dischi e musiche, dove si può addirittura mangiare con sottofondi musicali, dove c'è attività e divulgazione musicale fatta non da saccenti professoroni, ma da gente esperta di comunicazione ed intrattenitori.

Andate sabato pomeriggio intorno al Teatro alla Scala. Se trovate una porta aperta che non sia il museo o la biglietteria (o l'entrata se c'è uno spettacolo) fatecelo sapere.

Dall'altra parte il Teatro non ha colpa perché per uscire dal vortice del Fus significherebbe costringere il legislatore a permettere il finanziamento mecenatistico dei privati nella cultura. Cosa difficile a farsi se le stesse leggi che regolano i teatri lirici regolano anche il calcio.

Insomma, la nuova stagione c'è ma la musica classica italiana continua a far finta di non accorgersi che migliaia, se non milioni di persone compra e studia a casa propria uno strumento musicale.
Strano vero? Mica tanto!

Se la musica non ce la fanno i teatri ce la faremo per conto nostro!

La stagione del Teatro alla Scala qui