Scrivere di musica

Scrivere di musica

Scrivere di musica si può. Anzi, si deve. Perché la musica classica appartiene al passato ed è espressione viva di dei tempi passati. Oggi la musica classica è una grandiosa collezione di documenti storici, che necessita per essere raccontata l'evocazione del contesto sociale, storico ed emozionale dei diversi tempi nei quale fu prodotta.

Posseggo decine di libri che insegnano la musica, la descrivono, la analizzano. Le librerie, almeno quelle più fornite, hanno un angolo dedicato alla musica, a dire il vero sempre più risicato. Mi ci sono tuffato dentro molte volte. Raramente ho pescato libri che raccontassero la musica, che raccontassero cose di musica o attorno la musica.

Lungo quasi tutto il novecento si è pensato che lo scrivere di musica o il parlare di musica significasse illustrare le "radiografie" di ciascun brano musicale; l'analisi della struttura ossea di ogni segmento di musica ha ispirato decine di saggisti. Molti dei loro scritti non sfigurerebbero al fianco di trattati di cardiologia o di diritto romano.

Raccontare la musica significa invece parlarne in maniera semplice, rinunciando a qualunque tentazione analitica e abbracciando invece lo stile narrativo ed evitando di "comporre musica" attraverso le parole, rinunciando perciò agli svolazzi di aggettivi, ai rulli di interpunzioni o alle ariette di paroloni aulici. Raccontare cose di musica vuol dire spaziare liberamente nella storia umana, nelle arti, nei costumi sociali e civili, nella filosofia e nella psicologia.

Invece di soffermarsi su di un brano musicale, è meglio osservare il compositore di quel brano nel suo mondo, cercando di stabilire cosa gli passasse per la testa e cosa volesse esprimere in quel particolare momento della sua esistenza, senza la pretesa di azzeccarci. Dopo l'analisi, che può avere senz'altro una sua utilità, è bene usare il ragionamento, anche se qualche volta filologicamente non è tutto perfetto.

La storia è suscettibile di decine di interpretazione, e può accadere che le versioni oggi apparentemente meno verosimili siano invece più vicine alla realtà dei tempi che raccontano; che ne sappiamo oggi di come si viveva la musica nel '700, senza radio, tv, dischi, mp3, suonata con strumenti fatti a mano che dovevano farsi udire in saloni freddi e fumosi?

Mi piacciono da impazzire le biografie storiche che hanno il coraggio di stravolgere alcune interpretazioni ritenute inattaccabili. Mi è successo con la biografia su Beethoven di Piero Buscaroli. Dopo quasi centocinquant'anni di "luoghi comuni" finalmente uno studioso che dice qualcosa di inedito! Mi sono appassionato a questo modo di raccontare la musica lungo le molte conferenze tenute per persone di ogni età ed estrazione culturale.

Mi sono sempre imposto di non utilizzare termini tecnici, di non presentare analisi e nemmeno schemi armonici. Ho sempre raccontato storie attorno alla musica. Da tutto ciò ho dedotto che scrivere di musica è un modo nobile e utile di appassionare alla grande musica anche chi di questa non sa nulla, o non sa da che parte iniziare per appassionarsi, o che, come Sting, ha iniziato a frequentare la musica Rock per poi trovare ispirazione in spiagge più classiche.

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