Una piccola New Orleans in biblioteca

Una piccola New Orleans in biblioteca

L'occasione del primo di cinque appuntamenti musicali - che i musicisti della Civica Orchestra di fiati di Milano regaleranno alla Biblioteca Civica di Via Oglio ogni mercoledì mattina alle 10,30 a partire dal 28 febbraio prossimo - mi dà spunto per raccontare una curiosità sul Jazz a New Orleans.

Molto di ciò che sembra tipico tradizionale americano ha nelle origini tracce di Dna italiano. La città di New Orleans fu popolata tra la fine dell'ottocento e gli inizi del novecento da famiglie di emigranti italiani soprattutto siciliani.
La nave mercantile Montebello faceva la spola tra la Sicilia e New Orleans, caricando all'andata emigranti e agrumi e al ritorno balle di cotone, che poi consegnava a Genova per la produzione di tela Jeans (nome derivato dalla parola Genova). La tela tornava poi in America dove ditte americane la trasformavano nei pantaloni per operai e coltivatori.

Sebbene la musica black fosse prerogativa dei neri di New Orleans, non era del tutto estranea alla cultura delle famiglie di immigranti italiani. Moltissimi di loro in patria erano musicisti attivi nelle bande e, anche a New Orleans innumerevoli complessi bandistici accompagnavano momenti di rilievo della vita cittadina, il carnevale e i funerali.

Il passo dalle bande al Jazz fu molto breve. Uno dei complessi Jazz più famoso del periodo la "Original Dixieland Jazz Band" era capeggiata da Nicola La Rocca, trombettista nato da genitori immigrati siciliani (il padre era suonatore di cornetta nelle bande) e da Antonio Sbarbaro, batterista anch'egli di origini italiane. Fu proprio questa band ad incidere il primo disco Jazz della storia nel 1917.

L'incisione non avvenne a New Orleans, perché nel frattempo le case di tolleranza dove era nato e si era sviluppato il genere, erano state chiuse, e molti musicisti, per trovare fortuna e opportunità, dovettero trasferirsi a Chicago.

Altri musicisti meno fortunati, dopo la chiusura di questi locali nella "Storyville", quartiere a luci rosse di New Orleans, dovettero abbandonare la musica e tornare a fare lavori umili e pesanti come i carbonai e gli operai portuali.
Alcuni di questi furono poi "ritrovati e rimessi in pista" negli anni '40, in un periodo di ripresa del Jazz tradizionale chiamato "New Orleans Revival". Naturalmente furono dotati di nuovi strumenti e soprattutto di dentiere, visto che alcuni di loro nel frattempo per vecchiaia e povertà avevano perso i loro denti.

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Nel primo concerto della Civica Orchestra di fiati di Milano, il prossimo 28 febbraio, verranno proposti brani tipici della New Orleans di inizio secolo interpretati da un quartetto Jazz tradizionale: clarinetto, tromba, sax baritono e banjo.

Il programma della formazione Dixieland della Civica Orchestra di fiati ci propone brani di: H. Cannon, C. Warfield, C. Williams, King Oliver, W. Melrose, William Chistopher Handy, P.Mares, Leon Rappolo, Luois Amstrong e alcuni traditional Song come When the Saints go marchinig.

Protagonisti del concerto sono: Roberto Meroni al clarinetto, Piero Michi alla tromba, Silvano Primon al sax baritono, e Ezio Brizzi al Banjo e voce.
Oltre ad ascoltare la musica, Roberto Meroni, esperto jazzista e ricercatore appassionato del genere, vi diletterà raccontandovi le storie che stanno dietro ai testi delle canzoni e ai suoi autori.

L'appuntamento è perciò Mercoledì 28 febbraio alla Biblioteca Civica di via Oglio alle 10,30.

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