Musica e infanzia

Musica e infanzia

Ho mosso i primi passi, come insegnante di musica ed esperto esterno alle strutture scolastiche statali, nel lontano 1984. Da allora di strada ne ho percorsa molta incontrando centinaia di bambini soprattutto in età da scuola materna ed elementare. Inutile ripetere su quanto sia importante il linguaggio musicale trattato a 360 gradi per i più piccoli. Vorrei invece parlarvi di alcune osservazioni dal sapore scientifico che ho colto in questi anni e che spesso non ho trovato in libri che trattavano di pedagogia musicale. Piccoli segni ma per me molto importanti che mi riportano a considerazioni di tipo culturale e/o genetico.

Quando lavoro con bambini di 3 anni il loro approccio è apparentemente passivo; in verità è di grande ascolto e soprattutto di critica. Mi spiego meglio.
Il mondo sonoro (quindi anche il linguaggio verbale) fino a 2 anni, 2 anni e mezzo, si dispiega all’interno di una unità costituita da significati, metafore, utilità. Con la conquista del linguaggio parlato nel bambino nasce la consapevolezza dell’utilizzo dello stesso, del mondo che rappresenta, della sua utilità. Tutto il resto - il cantare, il picchiare su oggetti, grattare, battere i piedi o danzare – viene separato dal linguaggio e ricollocato in nuovi ambiti espressivi e di valore artistico/metaforico.

Il periodo tra i 2 anni e mezzo e i 4 è tuttavia vissuto ancora dai bambini – forse più di prima – con un approccio da ascoltatori e fini osservatori.
Le prime volte che lavoravo con bambini di questa fascia d’età avevo l’impressione di incontrare un gruppo di "pensionati" (così chiamavo affettuosamente i bimbi) per il loro accostamento in apparenza passivo; ora invece so che la loro attenzione è massimamente rivolta all'assorbimento dall’adulto stimoli per allargare i significati che vanno cercando del nuovo linguaggio sonoro, ormai autonomo rispetto a quello verbale.

Per chiudere vorrei dedicare un'osservazione alla fascia d’età che va dai 3 anni ai 6/7 anni.
Mi è capitato, soprattutto negli ultimi anni, di proporre unità didattiche molto libere. Lo stimolo tribale evocato da grossi tamburi suonati da me per molti minuti di seguito faceva sorgere un'energia cinetica inizialmente indistinta tra maschi e femmine. Dopo qualche minuto avveniva un fenomeno simile a ciò che accadde quando due elementi centrifugati iniziano e separarsi: nei maschi, immancabilmente, l’aspetto motorio si palesava con atteggiamenti da "galoppo-guerriero", mentre nelle femmine prevalevano movenze da danza con gesti ampi e morbidi.

Due mondi estetici ed energetici diversi: cultura o genetica?

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