La prima opera: Oberto

La prima opera: Oberto

Gli inizi di Verdi compositore ci dicono che spesso si coglie il successo più per felici sequele di casi fortuiti, che per strategie attentamente ponderate.



Verdi visse una serie di piccoli avvenimenti, frequentazioni e conoscenze fra le quali la soprano Giuseppina Strepponi, che avrà una parte importante nella sua vita.

Forse, è proprio grazie a lei che fece la conoscenza di Bartolomeo Merelli, impresario alla Scala, il quale gli offrì la possibilità di mettere in scena la sua prima opera nel grande teatro milanese.



Insomma nel 1839, sette anni dopo lo sfortunato esame d’ammissione al Conservatorio di Milano, Verdi faceva già esordire una sua opera in uno dei teatri più prestigiosi al mondo. E’ improbabile che se fosse entrato in Conservatorio le cose si sarebbero disposte così favorevolmente. Come si dice, dalle sconfitte nascono sovente delle vittorie ancor più grandi.



L’opera è Oberto, conte di S. Bonifacio. La rappresentazione andò bene ed i critici furono benevoli verso l’esordio verdiano. Qualcosa però li disorientava.

Perché in effetti, nonostante si trattasse dell’esordio di un giovane sconosciuto, alcuni elementi innovativi già c’erano. E la novità principale si collocava proprio in quel vettore già in parte descritto: l’unione dramma/musica.



I personaggi di Oberto sono dotati di una vitalità nuova. Benché la musica ancora non segua a fondo la psicologia dei protagonisti, tuttavia ci segnala una prima tendenza: i personaggi non sono più disposti, come gli eroi belliniani o donizettiani, a rimanere inermi nei confronti del destino, vittime impotenti del fato. I personaggi verdiani cominciano ad avere sangue caldo nelle vene. Ancora non sobbolle come quello che divorerà Otello, ma comunque c’è. Il sangue c’è.


Anche dopo l’esordio scaligero le vicende biografiche di Verdi rimangono impetuose. Ancora una volta ci limitiamo ad un elenco:


• Il successo entusiasmò Verdi

• Furono date 13 rappresentazioni dell’opera, più di quanto si potesse immaginare

• Cominciarono le sventure

• Morì uno dei due figli (in verità era già morto prima della rappresentazione di Oberto)

• Poi morì il secondo figlio

• Poi morì pure la moglie, Margherita Barezzi

• Contemporaneamente Bartolomeo Merelli, l’impresario scaligero, gli commissionò una nuova opera.



E’ un’opera buffa (scherzo del destino), libretto di Felice Romani famosissimo collaboratore di Bellini e Donizetti. Il titolo è Un giorno di regno.

Verdi scrisse quest’opera in uno stato di completa frustrazione. Il risultato fu un fiasco colossale. Dopo la prima rappresentazione venne tolta dal cartellone.



Non è un’opera felice, anzi è sicuramente una delle meno riuscite. Verdi stesso non ne parlò mai benevolmente. Il genere comico rimase per lungo tempo fuori dalle intenzioni verdiane. Ci riprovò solo alla fine della sua lunga carriera, con la sua ultima opera: Falstaff, una delle creazioni più grandi in assoluto.



E’ plausibile sostenere che lo sconforto causato dai drammi famigliari sia stato la causa primaria della “debacle”; peraltro Un giorno di regno non fu l’unico neo della produzione verdiana e forse neanche l’opera più brutta. Nel periodo tra Nabucco e Rigoletto ci furono altre cadute di ispirazione, ma di queste ci occuperemo più avanti.



Verdi decise di non scrivere più altre opere. Si ritirò a Busseto. Occupò il posto di maestro di musica e si determinò a non aver più nulla a che fare con il teatro.



Ma ciò che mette radici nell’anima è difficile da estirpare. Il teatro per Verdi era la vita.

Appena gli era possibile tornava alla Scala e ci passeggiava intorno. Passeggia e passeggia, incontrò un giorno Merelli che gli disse: “Caro Giuseppe, dai una letta a questo libretto e dimmi se secondo te è buono per farci un’opera”.



Verdi lo lesse, lo rilesse, ci bollì sopra. Ma da bravo cocciuto qual’era tornò da Merelli e gli comunicò: “E’ un ottimo libretto; se trovi un bravo compositore ne può venir fuori qualcosa di buono.”

Il Merelli: “L’ho già trovato il bravo compositore: sei tu.”

Verdi lapidario: “non se ne parla nemmeno”.

Merelli gli mise in tasca il libretto, lo spinse verso la porta e gli disse: “vai mettiti al lavoro e non fare il preziosino”.

E Verdi, che già aveva il sangue in ebollizione, se lo fece dire due volte, ma la seconda accettò.

Il libretto era Nabucodonosor. Il famoso Nabucco.