L'opera risorgimentale

L'opera risorgimentale

Quando Verdi portò Nabucco alla Scala era un giovane di ventinove anni che non presentava particolari velleità patriottiche o sobillatrici. Verdi aveva un unico desiderio, fortissimo e comprensibile. Voleva affermarsi artisticamente, voleva uscire da quel tunnel buio nel quale era entrato negli ultimi anni e nel quale aveva sopportato tragedie immense come l’annientamento della sua famiglia, gli stenti placati solo dall’aiuto di Barezzi e di qualche amico, l’umiliazione prodotta dall’insuccesso di Un giorno di Regno.



Verdi ambiva al successo, alla tranquillità economica, all’indipendenza.

Perciò quando si ritrovò fra le mani il libretto di Nabucco è improbabile che si fosse messo a tavolino per progettare un’opera che avrebbe inaugurato il risorgimento musicale italiano.



Sono le combinazioni, le famose combinazioni che generano i grandi successi. Fu una combinazione il fatto che il libretto contenesse la storia di un popolo oppresso da un potere straniero. Fu una combinazione il fatto che Verdi potesse rappresentare quest’opera alla Scala, nel più importante teatro italiano, in una delle città dove il movimento liberale si stava animando. Non fu una combinazione la musica travolgente che Verdi seppe imporre a questo libretto, una musica accesa, infiammata, vivida. Era questa la musica dell’anima verdiana ed era perfettamente calibrata per evocare una sentimentalità patriottica.



Tuttavia Verdi era persona di intelligenza strategica straordinaria. Comprese immediatamente quale veicolo di successo poteva rappresentare il filone patriottico risorgimentale e non si lasciò scappare l’occasione.



L’opera successiva a Nabucco fu I Lombardi alla prima Crociata. Opera “clone” rispetto a Nabucco. Stessa sequenza di brani, cori posti con funzione drammatica analoga, temi musicali con evidenti similitudini, focosità replicata ed accresciuta.

Ancora opera di masse, di grandi temi popolari. I Lombardi alle prese con una Crociata, ed i riferimenti alla grande Crociata che gli italiani dovevano decidersi ad intraprendere furono intenzionalmente marcati. Peccato che tutto ciò vada un po’ a scapito della qualità generale, inferiore a Nabucco sia dal punto di vista drammatico che musicale.



Ma ciò che Verdi cercava era l’effetto. E per raggiungerlo utilizzò ogni mezzo. Tamburi, trombe squillanti, cori, preghiere, invocazioni a Dio, tutto ciò che poteva infiammare il pubblico.



Il popolo, protagonista in Nabucco come nei Lombardi, si presenta però in quest’ultima con ruolo diverso, opposto rispetto a quello che contraddistingue lo sfortunato popolo ebraico di Nabucco.

Una prova di questa diversità ce la offre il coro “O signore dal tetto natio”, simile al “Va pensiero” nel ruolo emotivo ma antitetico nella psicologia di fondo.



Nel “Va pensiero” gli ebrei sognano la loro terra natia; nel coro de I Lombardi i milanesi sognano le loro belle colline nebbiose, fresche e attraversate dai fiumi.

Ma mentre nel “Va pensiero” gli ebrei sono conquistati ed oppressi dai cattivi assiri, nel coro dei Lombardi, i lombardi sono ad Antioca, durante una Crociata, a giocare il ruolo di invasori, di conquistatori.

I sogni dei lombardi non sono sospinti dalla rassegnazione ma dalla stanchezza, dall’arsura, dalla voglia di tornarsene a casa, stanchi delle troppe scorribande e del troppo sangue riversato.



Piccola differenza che comunque ci mostra quanta diversa intenzione ci sia fra le due opere. Verdi, nei Lombardi, comincia a porre i buoni fra gli attivi, i belligeranti. I buoni non sono più gli ebrei rassegnati, ora sono i lombardi battaglieri.



Detto questo si pongono come impellenti due domande: possiamo dire che l’opera verdiana funse da potente catalizzatore risorgimentale? E possiamo allora mettere fra i patrioti risorgimentali Giuseppe Verdi?