Storia della musica in post: 13 - Il Gregoriano senza Gregorio

Il canto gregoriano non è la raccolta degli inni scritti da Papa Gregorio Magno, così come appare nella "Storia d'Italia" di Indro Montanelli. Ma si sa che il famoso giornalista tendeva a rendere di poco conto ogni cosa fatta da ecclesiastici d'ogni sorta. Io che mi reputo un laico cristiano, forse un po' relativista, voglio ritrarre San Gregorio Magno per quello che fu: un importante uomo di chiesa, forse un papa che ha meritato la santità e, ancor più in forse, un animatore del grande movimento di sintesi, di catalogazione e di promozione di tutto il repertorio di canto cristiano. Come vedremo, il fatto che il canto cristiano posteriore al sesto secolo, ad un certo punto della storia fu denominato "canto gregoriano" non è sicuro sia da collegarsi materialmente all'impegno musicale di Papa Gregorio Magno.

Ho davanti a me due importanti opere dedicate alla storia della musica. Una è la celebre enciclopedia Oxford, monumentale trattato in 10 volumi; l'altra è la più maneggevole (e secondo me più interessante) "Storia della Musica" della Società Italiana di Musicologia, anch'essa in 12 volumi. Nella prima Higini Anglès dice testualmente:"Soltanto sotto il pontificato di San Gregorio Magno il canto liturgico assunse forma tipica e definita in seno alla Chiesa cattolica(...). Vennero sistemate (le melodie preesistenti) stabilmente nel suo Antiphonarium cento.

Nella seconda Storia della musica Giulio Cattin scrive invece: Gregorio compilò un Sacramentario, ossia la raccolta delle preghiere(...).Non è da escludere che(...) Gregorio abbia riordinato anche l'Antifonario della messa, cioè il libro che allora conteneva i soli testi dei canti. In più aggiunge che l'Antifonario di Gregorio – ammesso ch'egli ne abbia organizzato uno – non poteva che essere privo d'ogni indicazione musicale, poiché nessun sistema di notazione era stato fino allora elaborato.

Quest'ultima argomentazione lascia ben poco spazio alle speculazioni. In effetti i primi barlumi di notazione musicali a noi noti sono posteriori al nono secolo, mentre Gregorio visse fra il sesto ed il settimo secolo. Per cui la celebre Oxford inciampa, come spesso le accade, nella stessa leziosità e legnosità soporifera che la contraddistingue.

Ha ragione Cattin a sostenere che l'attribuzione a Gregorio Magno di una ulteriore magnificenza ha contribuito a quella causa agiografica di cui molti uomini di chiesa di quel periodo italico hanno beneficiato.

Più razionalmente ci sono un paio di cose da dire. Innanzi tutto l'Italia di fine sesto secolo stava piombando in una crisi drammatica; soprattutto Roma era ormai in uno stato di abbandono, alla mercé di qualunque invasore e di qualunque epidemia. In secondo luogo Papa Gregorio seppe ergersi a punto di riferimento per una popolazione alla fame, falcidiata dalle pestilenze e dalle minacce dei Longobardi. Gregorio, più diplomatico che guida spirituale, seppe dominare una situazione politica, economica e sociale drammatica, intuendo quanto la chiesa potesse sostituirsi ad uno stato ormai inesistente.

Questa era anche una buona occasione per riorganizzare la liturgia in maniera più sistematica ed unitaria rispetto alle diverse forme che si erano sviluppate in varie parti dell'impero. Non a caso Gregorio divenne anche famoso per aver piegato quasi definitivamente l'arianesimo.
La riforma della liturgia fu uno dei suoi più famosi interventi in quest'opera di riorganizzazione, ma ciò, con buona probabilità, non fu appaiata ad una organizzazione dei canti, e questo perché, anche come interessi personali, Gregorio era più versato per l'attività letteraria che per le arti.

Si dice abbia composto alcuni inni, ma non vi sono prove certe. C'è la questione della schola cantorum la cui paternità è affidata, da alcuni studiosi, proprio a Gregorio. Ma anche su questo i documenti a sostegno sono ridottissimi e molto incerti.

Sempre Cattin scrive che il "gran passo" atto a far ricondurre a Gregorio tutto ciò che naturalmente stava crescendo nelle chiese di mezza europa, avvenne tra l'ottavo e il non secolo, allorché si "decise" a tavolino che Papa Gregorio era iniziatore della Schola cantorum se non del nuovo canto cristiano stesso. Tanto da far dire ad un celebre pensatore quale era Montanelli che il "canto gregoriano" è costituito dagli inni scritti da San Gregorio Magno.

Magno sì, santo pure, ma di onnipotente ce ne è uno solo!

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