Storia della musica in post 19: l'Amor Cortese

Dunque, dove eravamo rimasti…Ah sì! All’amor cortese, ai quei magnifici cantori che, non certo da un giorno all’altro, cominciarono a far musica d’amore. Non amore per il divino, non amore per contemplazione ma amore vero, amore carnale, erotico, da abilissimi e passionali corteggiatori. Quanto sarebbe bello poter sentire uno di quei canti, vedere l’effetto emotivo che una canzone d’amore poteva avere negli occhi di qualche bella pastorella medievale. Ma anche di tutto questo patrimonio poco ci è giunto. Non solo perché tutta la musica profana, cioè non religiosa, si tramandava a memoria come fosse un patrimonio di perle che pochi eletti sapevano far brillare. Ma anche perché lì, in quel periodo, ci furono crociate, battaglie cruente che partivano sempre da un presupposto preciso: azzerare l’esistente per ripartire da zero, riprogrammare, annullare qualsiasi memoria storica. Poi la decadenza e l’abitudine obliarono pure le memorie e così oggi dell’amor cortese immaginiamo solo la leggenda ma poco della sostanza.

Ricordate quando nei post indietro raccontai dei tropi, piccoli divertimenti melodici con cui venivano farcite le antiche e severe linee melodiche ecclesiastiche. E’ stato come mettere le bollicine nell’acqua e da lì in poi tutta la musica si è fatta via via più frizzante. Forse furono proprio i cantori da osteria che sentirono quanta freschezza c’era in quelle bollicine e così si consolidò un modo di far musica profano, fuori dai percorsi ufficiali che però piaceva assai ai castellani.

Anzi, probabilmente furono proprio i castelli feudali, nuovi centri di vita sociale e culturale alternativa a quella dei monasteri, che diedero impulso ad una musica nuova. Nuova per le melodie; nuova per i testi che le venivano abbinati (la musica puramente strumentale è ancora lontana dall’essere un fenomeno rilevante); nuova per la funzione sociale che quei canti avevano. Non solo canti d’amore, ma anche parodie e musica goliardica. Oggi vanno di moda, da qualche anno, i famosi “Carmina Burana”, che sono stati creati proprio in quel periodo, come canti goliardici. Ma spopolavano anche i canti inneggianti a Bacco e a Venere.

Tra le mura dei castelli risuonavano le “Chanson de geste” francesi, poemi epici popolati da valorosi guerrieri, carichi dei loro ideali e di invidiabili virtù. Le gesta di questi eroi venivano raccontate da musici-menestrelli, capaci di far sognare con i loro canti ma anche di far ridere, di stupire con giochi di destrezza, di intrattenere e divertire. Messo al bando dalla chiesa, questo artista nomade era costantemente in “Tournè” , invitato dai diversi nobili castellani ma capace di improvvisare uno spettacolo in mezzo ad una strada popolana.
Le “Chanson de geste” erano cantate in una lingua di derivazione latina ma tipica della Francia settentrionale: era la “langue d’oil”. In Provenza invece cioè nel sud della Francia un’altra lingua affine ma di suono diverso si affermò e doveva essere bellissima e musicalissima: era la “langue d’oc”. Tanto bella che si prestò subito a divenire una lingua da poesia, ma poesia d’amore, di quello vero. Si dice che furono le donne del tempo, mica gli ometti, a desiderare una lirica musicale più passionale, sensuale, piccante addirittura. Insomma la lingua d’oc divenne poco per volta una musica per eccitare sensi e fantasie.

I Trovatori furono gli interpreti ufficiali di questo nuovo repertorio, e chissà che storie, che emozioni, quanti brividi e forse quante lacrime. Mi ha affascinato tantissimo questo piccolo mondo musicale che si creò attorno al cosiddetto “amor cortese”. C’erano diversi generi veri e propri. La “canso” era una canzone d’amore classica. Poi c’era “l’aube” l’alba, che mi ha sempre fatto sognare. Il tema era quello di una canzone che risvegliasse gli amanti dopo una notte trascorsa travolti dalla passione ma sorvegliati da una sentinella amica, messa lì a protezione di un amore intensissimo. All’arrivo dell’alba la sentinella intona un canto che, mentre segna l’inizio del giorno e la nascita del sole, instilla un pizzico di malinconia nei due amanti che dovranno separarsi, non più protetti dall’oscurità. Ma la più piccante doveva essere la “pastorela” che ha per tema l’incontro di un cavaliere con una pastorella, e fra i due iniziava il più malizioso e tenero dei corteggiamenti.

Ecco perché è davvero un peccato non poter sentire quelle canzoni. Magari ci avrebbero raccontato di un modo diverso di innamorarsi, di corteggiarsi, di amare e riamare ogni giorno ed ogni notte.
Il periodo magico dei Trovatori durò poco ma da lì in poi la musica potè cominciare a parlare di tutto.

Nel prossimo post ritorneremo alla Chanson de Geste e alla musica in lingua d’oil, e poi daremo un’occhiatina in area germanica.
Anche lì in quel periodo si parla d’amore…alla tedesca naturalmente!

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