Storia della musica in post: 2 - Dal flautino alla voce

Hoss (l'uomo sapiens sapiens) e buona parte delle sue discendenze ebbero da sudare non poco per migliorare la vivibilità del mondo a loro disposizione. Con una mano la natura forniva gli alimenti vitali, con l'altra si divertiva a rendere l'esistenza umana una gara di sopravvivenza ai limiti delle possibilità.
Metà della superficie terrestre era una immensa ghiacciaia dove o si era dotati di una spessa pelliccia naturale oppure si moriva dal freddo. La fascia immune ai ghiacci si trovava tra i due tropici, nelle zone pianeggianti a livello del mare.
Una delle aree più vivibili risultò essere tutta l'Africa Sahariana, e l'attuale Medio Oriente.
Qui, poco alla volta, si formarono insediamenti umani provenienti da diversi territori geografici. Ogni singolo uomo che andava a costituire le comunità, apportava le proprie esperienze di caccia, i propri utensili, le proprie credenze religiose ed i propri strumenti musicali.

Si trattò di flussi migratori simili a quelli che interessarono molti europei dopo la scoperta dell'America. Tuttavia una differenza c'era: i movimenti migratori preistorici si svilupparono lungo decine di migliaia di anni. Tutto ciò che riguardò la preistoria è sempre da intendersi "spalmato" su periodi temporali molto estesi.
Da quando il solitario Hoss si esprimeva con Hu! Hu! e suonava il suo flautino, a quando le sue progenie cominciarono a socializzare trascorsero quasi trentamila anni, milleduecento generazioni. Abbastanza per sviluppare un linguaggio di comunicazione verbale, cominciare ad avere qualche certezza in più - il temporale non era più visto come un rimbrotto divino - e non essere più costretti ad inseguire le prede a piedi nudi, optando per il più comodo allevamento.

Frattanto venne a consolidarsi una caratteristica umana mantenutasi inalterata fino ad oggi: per ogni certezza acquisita l'uomo cominciò a porsi minimo due nuovi interrogativi. Ad esempio: il tuono non è più la voce di un dio ma è il suono emesso da una saetta! Molto bene! Ma la saetta cos'è? E chi la domina? Risposte: la saetta è la spada di un dio che domina la natura!

Apparentemente sembra che poco sia cambiato se non l'aver spostato un dio dal dominio del tuono a quello della saetta. In realtà l'atteggiamento dell'uomo nei confronti del trascendente è mutato.
Hoss ascoltava la voce degli dei, ne rimaneva suggestionato, ne ammirava la potenza o la dolcezza. L'uomo di trentamila anni dopo comprese invece la valenza del colloquio con gli dei, cominciò a pensare che se si chiede ad un Dio si può anche ottenere, ma soprattutto immaginò Dio sempre più simile all'uomo, antropomorfo, come dicono gli studiosi.

Un dio simile all'uomo significa avere a che fare con un essere che vive delle stesse emozioni umane, che si innervosisce per un dispetto ma che si commuove per un bel suono di flauto. Cambia la funzione dei suoni: da espressione del divino (la voce del Dio) a mezzo per colloquiare con Dio, per glorificarlo.

Et voilà , nasce l'espressione musicale, nasce la musica.
Lo svilupparsi del linguaggio verbale permise fra l'altro l'evoluzione di un altro strumento musicale, il più immediato e naturale: la voce, il canto.

Il canto divenne il modo di far musica privilegiato, il più universale e il più adatto alla comunicazione con gli dei. La preghiera cantata - perché in fondo a quello serviva soprattutto la musica ai tempi - cominciò a diventare un fenomeno di massa, da farsi in comunità come del resto molte delle altre attività umane: l'agricoltura, l'allevamento, la costruzione delle abitazioni.

All'alba delle prime grandi civiltà l'uomo si ritrovava a vivere un mondo geograficamente e climaticamente molto più accogliente rispetto a quello di Hoss.

Nel 5000 a.C. tutto era quasi pronto per dare gli inizi alla grande era civile dell'uomo; mancava solo un elemento: l'ambizione al potere. Appena si fosse manifestata - ci volle poco - tutti gli ingredienti sarebbero stati a disposizione: la voglia di certezze e il relativo sentimento religioso, il piacere per il bello e l'emozionante, la socialità come forma di vita, i rapporti di potere.

Gli stessi ingredienti che animeranno fino ad oggi la storia della musica, il racconto della musica.

Addio Hoss!

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