Storia della musica in post 20: Poesie musicali

Ai nostri tempi una ragazza che si sposa porta con se, nella nuova casa, l’I-pod e magari qualche cd anche se ormai datato. Agli inizi del secondo millennio una ragazza di corte che trovava marito portava con sé direttamente il cantante di corte, pronto a comando a riempire di canti e poesie in rima il tempo libero delle nobili sposine. Siccome i matrimoni fra le casate reali presupponevano quasi sempre che lei, la sposa, si trasferisse lontano, presso la corte di lui, ecco che il cantore diventava di fatto un propagatore di esperienze musicali. Nell’articolo precedente ho detto di come una gran parte del patrimonio trovatorico sia andato perso. Be’, ciò che non si è perduto è stato innestato in altre aree culturali e linguistiche. Al nord della Francia si formò così la tradizione dei trovieri in lingua d’oil (più simile al francese di oggi); ad est della Francia, nell’attuale Germania insomma, nacque la tradizione del minnesang.

A dirla tutta non furono soltanto le sposine reali a diffondere inconsapevolmente la tradizione musicale dell’amor cortese. Anche quelle particolari figure di musicisti-giullari, di cui ho già detto qualcosa nell’articolo precedente, fecero da portatori della tradizione musicale provenzale. Tutto rigorosamente “ad orecchio” comunque, tanto che alcuni trovatori itineranti, come ad esempio Adam de Halle, se si occupavano di composizioni polifoniche, cioè a più voci, cercavano di mettere giù sulla carta qualche indicazione sulla loro musica, mentre del canto a “voce sola” tipicamente trovatorico decidevano per partito preso che non avrebbero mai e poi mai scritto alcunché.

Fissazione? No! Il fatto è che quel canto era e doveva sembrare un canto che scaturiva direttamente dalla voglia di poetare, di esprimere un pensiero, un sentimento, magari estemporaneo, magari tirato fuori al momento da una vena amorosa accesa dalla bellezza di una ragazza. Scrivere tutto ciò sarebbe stato impossibile; avrebbe tolto qualsiasi brivido di passione. E fa niente se il trovatore, e poi il troviere nel settentrione francese, e poi il minnesanger in Germania, faceva tutto ciò per lavoro. Anche il poeta deve vivere di passione per professione, e c’è una bellissima poesia di Alda Merini che descrive bene il lavoro di chi deve essere appassionato per lavoro: Ogni poeta/ laverà nella notte / il suo pensiero/ ne farà tante lettere/ imprecise / che spedirà/ all’amata / senza un nome.

Il troviere è un po’ meno innamorato del trovatore: altra lingua, altra tradizione, altra temperatura ambientale! Il troviere amava raccontare utilizzando forme musicali un pizzico più codificate. E’ dal repertorio dei trovieri che prendono vita alcune forme che poi diventeranno dei capisaldi formali di tutta la musica che verrà dopo: mi riferisco al Rondeau, alla Ballade, al Virelai. Forme che si prestavano bene anche ad essere meglio memorizzate e addirittura ad essere cantate in coro. Ovviamente chi ne fa le spese è proprio quello spirito d’invenzione appassionata di cui parlavo prima.

Stessa cosa avvenne in Germania dove però d’amore si voleva cantare ma…alla tedesca. Il Minnesang tedesco era ancor più “solido” del canto dei trovieri. Almeno così pare perché ad onor del vero anche di questo grande repertorio conosciamo pochissimo, se non i testi poetici. Però va detta una cosa. In pieno ottocento ci fu un’importantissima ricerca e rievocazione del grande patrimonio medievale tedesco, ed uno degli iniziatori di questa riscoperta fu Richard Wagner. Attraverso di lui ci sono diventati famigliari i nomi di alcuni Minnesänger, come ad esempio Tannhäuser, oppure Walter von der Vogelweide. Quest’ultimo è evocato nell’opera di Wagner “I Maestri Cantori di Norimberga”.

Chi erano i Maestri Cantori, o più precisamente i “Meistersinger”? Erano i cultori del Meistersang, la derivazione finale di tutto quel percorso musicale che dai Trovatori di Provenza, passa poi attraverso i Trovieri nordici, per poi sfociare in Germania nel Minnesang e cristallizzarsi infine nel Meistersang.
Quest’ultima variante è ormai lontana da quel poetare libero e fluido dei trovatori. Nel Meistersang appaiono regole precise che stabiliscono come mettere la giusta musica a seconda delle parole. Tutto diventa un po’ scolastico e la poesia va un po’ a farsi benedire.

Ma poco importa. Il bello deve ancora venire; anzi il nuovo deve venire. Dall’Ars Antiqua si passa progressivamente all’Ars Nova.

Ne parlerò dal prossimo post.

orfeo (non verificato)
Ciao, navigando, sono approdato nel tuo sito e mi sono immerso nella lettura dei post di storia della musica: chiari, simpatici ed originali. hai il progetto di proseguire (sarebbe una cosa molto bella)? grazie.
gremus
Il progetto c'è eccome....il tempo per attuarlo spero che verrà presto. Grazie dell'apprezzamento!

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