Storia della musica in post: 3 - Musica e religione

L'agricoltura e la pastorizia rivoluzionarono la vita umana tanto quanto la stanno rivoluzionando oggi i computer. Che comodità! Invece che raccogliere le erbe e i frutti tra le sterpaglie dei boschi, invece che organizzare quotidiane battute di caccia, finalmente c'era la possibilità di pianificare la propria vita, il proprio tempo e la propria alimentazione. Da nomade in cerca di cibo, l'uomo si fece sedentario, non nel senso che stava seduto ma nel senso che risiedeva stabilmente in un certo territorio. Mise su casa e si specializzò, chi nel coltivare orzo chi nell'allevare bovini chi nel costruire abitazioni. La logica dello scambio - io do una cosa a te, tu dai una cosa a me - divenne il collante delle civiltà; dalla posizione individualistica o, al massimo, familiare di Hoss (Homo sapiens sapiens), l'uomo del 3000 a.C. si presentava come un mattoncino sociale, in grado di dare alla società e di ricevere proporzionalmente.

Ma con qualche effetto collaterale. Gli uomini dovettero cominciare ad inseguire non più le prede ma la dignità: trentamila anni passati a cacciare, a lottare contro le più torvi avversità, in diretta concorrenza con i propri simili, avevano lasciato in eredità all'uomo un carattere prepotente, ambizioso e spesso impietoso. I più forti, quelli che miravano un tempo alle prede più grosse, ora cercavano il potere, il benessere, la ricchezza.

Se un mattoncino voleva dare x per ricevere dieci volte x era chiaro che un altro mattoncino doveva dare dieci volte x per ricevere solo x. E' una logica dalla quale è difficile sfuggire. E che, senza una adeguata, regia, avrebbe portato certamente al caos sociale. Ed è così che fanno la loro comparsa le classi sociali: quella degli uomini di fatica, quella dei contadini, quella dei coltivatori, quella dei commercianti, degli architetti, degli stregoni, e quella dei capi.

Ma questo non sarebbe bastato ad assicurare una pacifica convivenza. Se non ci fosse stato un elemento aggregante e pacificatorio, lo scenario della storia umana che noi conosciamo sarebbe stato diverso, radicalmente diverso! L'elemento di cui parlo è il sentimento religioso.

La religione, tutte le religioni, da quelle antiche politeiste, che avevano alla base molti dei, a quelle moderne, sono i pilastri fondamentali della storia dell'umanità. Talvolta hanno agito in veste di elemento benefico, talvolta come fattore scatenante negativo, in pratica come motivo di guerre e ulteriori prepotenze.

Nello svilupparsi delle prime civiltà il culto religioso ebbe una triplice utilità. Innanzi tutto continuò a completare il quadro delle certezze: fin dove arrivava la scienza bene, per tutto il resto c'era pronta una ragione divina.
Poi venne utilizzato da chi deteneva il potere per giustificare ed accrescere la propria brama di potenza: bastava dire di essere stati investiti direttamente da dio, per trasformarsi automaticamente in un semi-dio; se uno riusciva ad affermarlo con forte convinzione, negli scettici sarebbe sorto il naturale timore che contestare il semi-dio potesse equivalere a contestare dio stesso; il giochetto funzionò e funziona tuttora.

Ma l'utilità più grande del culto religioso fu a vantaggio delle classi sociali povere, le quali attribuendo il loro status ad una volontà divina si misero l'anima in pace. L'equilibrio del sistema giustificò la longevità delle prime grandi civiltà umane: in fin dei conti ognuno sapeva sin dalla nascita che tipo di vita poteva condurre, che tipo di libertà possedeva e quanto poteva esprimere la propria individualità.

La centralità dell'esercizio religioso necessitava anche di luoghi adatti dove pregare in comunità e dove ascoltare la parola degli dei. Il tempio diventò il centro delle prime civiltà umane, la dimora dei re semi-dei, il nucleo del potere.

Per la musica la religione è stata sovente ciò che il foglio bianco è per lo scrittore: l'una, la musica, era in funzione dell'altra, la religione, diventandone un mezzo di diffusione, di aggregazione durante la preghiera e di glorificazione del divino.

Il collegamento musica-culto religioso, già tenace ai tempi di Hoss, fece sì che nel panorama artistico la musica occupasse un posto privilegiato, in buona parte immune dalle crisi economiche e sociali perché votata ad una utilità precisa: quella di corroborare l'esercizio religioso.

Ciò non significa che non ci fosse già a quei tempi una musica profana, slegata dalla funzione culturale; ma la potenza spirituale della musica ne fece presto un'arte eletta ed universale.

Chi faceva musica in maniera professionale divenne un protetto del re semi-dio.

La musica entrava nel pieno delle proprie funzioni.

Tutto ciò accadeva nella Mesopotamia e nell'Egitto di cinquemila anni fa.

Aline (non verificato)
Quale fonti hai usato per scrivere questi articoli?
gremus
Ciao Aline, mi è un po' difficile dirti quali fonti ho utilizzato perché in sostanza si tratta del frutto di studi e letture che spaziano dalla storia della musica, alla storia dell'arte, alla storia dell'uomo, al pensiero filosofico e altro ancora. La mia concezione di "storia della musica" è legatissima alla storia dell'espressività umana, che pone la musica fra i linguaggi più antichi ed immediati. Molti dei manuali di storia della musica invece tendono a fare lunghi e noiosi elenchi di dati, documenti, analisi e congetture che poi al fine della semplice divulgazione (che è ciò che io mi prefiggo) allontanano il pubblico invece di avvicinarlo. Ecco perché io cerco di costruire la mia visione pescando fra mille fonti. Vuoi proprio che ti dica qual'è il miglior testo di storia della musica che io vedo in giro ora? "Baroni, Fubini, Petazzi, Santi, Vinay: Storia della musica - Einaudi". Ma senza i quattro volumi di Storia moderna e contemporanea di A. Prosperi e P.Viola (ancora Einaudi), mi sentirei perso (come anche la Storia dell'arte di Gombrich; la Storia sociale dell'arte dell'Hauser e la Storia della Filosofia di Abbagnano....ecco, come vedi mi sto già allargando...... Ciao!

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