Verdi Wagner: il bi - bicentenario

Verdi Wagner: il bi - bicentenario

Verdi-Wagner

L'anno 1813 fu freddissimo e infuocato insieme. Nella serie storica degli ultimi 250 anni figura come uno degli "anni senza estati" poiché le temperature estive furono fra le più basse registrate in Europa negli ultimi due secoli. Ma nello stesso anno, tra maggio e ottobre, nacquero due musicisti fra i più appassionati di tutta la storia della musica: Richard Wagner e Giuseppe Verdi, in ordine strettamente cronologico, per non dare adito a considerazioni di parte o campanilistiche.

Del resto Verdi e Wagner furono loro stessi un po' rivali, e quella faziosa rivalità si è propagata tra gli appassionati d'opera fino ad oggi.

Inutile negarlo: per noi italiani Giuseppe Verdi "vince" mentre Richard Wagner ci sembra troppo "tedesco" per appassionarci. Eppure fra i germanici di oggi Verdi è straordinariamente più diffuso di quanto lo sia Wagner nello stivale italico. E' un buon motivo per consegnare la vittoria del derby Verdi Wagner alla fazione dei verdiani?

Wagner e Verdi furono persone ed artisti molto diversi. Parlavano lingue diverse, avevano culture diverse, leggevano cose diverse e si rivolgevano ad un pubblico diverso. Persino i contesti musicali nei quale costruirono la loro arte furono profondamente diversi. Verdi si accodò alla secolare tradizione operistica italiana, diffusa in tutto il mondo, e da lì mosse i suoi passi; Wagner invece ebbe un cruccio costante: costruire l'opera tedesca, in tedesco, figlia della cultura germanica e imbevuta dei temi del romanticismo mitteleuropeo.

Verdi non si preoccupò di ciò che avveniva musicalmente al di là delle alpi fino a quando, nel 1871, a Bologna, non lontano da dove Verdi nacque, venne rappresentato il dramma wagneriano Lohengrin. Per Wagner invece limitare la supremazia dell'opera italiana fu un proposito precedente all'intenzione di occuparsi seriamente di opera musicale, una condizione imprescindibile, una missione.

Perché allora Verdi nel mondo è ancora oggi più popolare di Wagner?

Per diverse ragioni. La prima è che Giuseppe Verdi mise la musica e il teatro musicale al centro della sua arte. Niente filosofia, nessuna velleità rivoluzionarie, nessuna attenzione al sociale (la casa di riposo che fece costruire a Milano fu più un investimento economico che un'azione umanitaria), pochissima politica e vita sociale ridotta al minimo: questo fu il popolarissimo Verdi, che fece della sua impresa individuale una macchina da soldi formidabile. Per Verdi il Risorgimento fu un'occasione; per Wagner il nazionalismo fu un ideale.

Wagner fu un uomo dai fortissimi "ideali". Filosofo, scrittore, attivista politico, rivoluzionario, polemista, musicista autodidatta e drammaturgo: questo fu Richard Wagner, e la musica fu il mezzo privilegiato per rappresentare il suo eclettismo, la sua arte "totale".

"Gesamkunstwerk", opera d'arte totale: così definì lo stesso Wagner il suo proposito artistico. Nel 1849 mentre Verdi era alle prese con "La battaglia di Legnano", opera che con un certo opportunismo strizzava l'occhio ai moti risorgimentali, Wagner pubblicava il saggio "Arte e rivoluzione", descrivendo quali erano i presupposti della sua arte melodrammatica.

Il bicentenario della nascita di questi due monumenti della musica e della cultura ottocentesca, ricorre in un periodo storico dove è aperto il dibattito sull'opportunità di condividere le diverse culture europee. Verdi e Wagner costituiscono a pieno titolo due colonne fondanti dell'Europa moderna rappresentando l'uno, Giuseppe Verdi, i caratteri più passionali e mediterranei e l'altro, Richard Wagner, i temi più profondi, filosofici e antichi del vecchio continente. Verdi continuerà ad appassionare per la sua focosità, Wagner per la potenza del suo pensiero.

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