Artisti maledetti: Louis Kahn

Artisti maledetti: Louis Kahn

L'artista, qualunque sia la materia o la ragione della propria arte, è sempre stato considerato una "mina vagante", da idolatrare da morto, da rispettare da vecchio, da sospettare nel pieno della maturità e da schernire da giovane. Le ragioni sono molte e la maggior parte trova radice nell'idea stramba che si possa vivere consumando solo l'essenziale. Ma ciò che rende l'artista in vita una figura ai limiti del tollerabile è la sua frequente indipendenza intellettuale, l'approccio critico e compassionevole insieme verso il mondo, il suo atteggiamento generalmente avverso ad ogni forma di integrità imposta.

Nonostante ciò l'arte riesce sempre ad emanciparsi dal connubio arte/artista, diventando essa stessa la vera anima espressiva e la vera testimonianza di vita dell'artista.
L'uomo artista, con la sua carica creativa e rivelatrice, si trasfigura dopo la morte in ciò che è riuscito a tramandare al resto dell'umanità, sfocando sullo sfondo la propria figura etica o morale, quella stessa figura che, comunque, gli ha concesso di vedere ed interpretare il mondo da punti di osservazione alternativi, non conosciuti se non evitati a priori.

L'elenco di artisti giudicati "immorali", "maledetti", "relativisti", e quant'altro è lunghissimo, senz'altro molto più lungo degli artisti "integri". Poeti, musicisti, pittori e scultori, attori teatranti ed architetti: dal guelfo traditore Dante, all'immorale Mozart o al relativista Verdi per non parlare di Cajkovskij, dei Poeti maledetti, e di gran parte dell'arte novecentesca, solo per citarne alcuni.
Osservando il mondo all'indietro troviamo uomini e donne che hanno contribuito a rendere questo mondo più intenso e profondo, indipendentemente dalle loro scelte di vita, etiche,culturali e morali.

Fra i tantissimi voglio dedicare alcune righe ad una figura di spicco nell'architettura novecentesca: Louis Kahn.
Da un punto di vista personale fu un uomo che potrebbe essere tranquillamente iscritto nella serie degli individui "maledetti". Fece di se stesso una "multiproprietà" condivisa ,senza alcun sospetto, da tre nuclei famigliari diversi. Il massimo dello scempio per quella che oggi potrebbe apparire come la più importante frontiera etica dell'umanità: rispettare l'istituto della famiglia.

Louis Kahn architetto fu invece di uno spessore indiscutibile, criticabile certamente, ma portatore di un'idea forte, di una concezione precisa di architettura, frutto di una profonda analisi della prospettiva sociale, economica ed esistenziale dell'umanità del ventesimo secolo.
L'idea che le istituzioni umane ed i suoi archetipi potessero essere ridiscussi anche nella revisione degli spazi vitali, del rapporto con la luce, del rapporto con quel funzionalismo, che poi in definitiva si riduce all'essenzialismo di chi non crede nella bellezza, nella forma e nell'arte - e nell'ambizione che spinge a tutto ciò - diventa un vero motore salvifico per l'umanità intera.

Il monumento simbolico della concezione di Kahn è l'edificio dell'assemblea nazionale di Dacca in Bangladesh. Struttura incredibile, da tanti occidentali vista come una delle tante "cattedrali nel deserto" figlie degli emuli di Le Corbusier e del Movimento Moderno. In realtà, nel bel documentario che il figlio di Louis Kahn ha scritto, anche per trovare quel padre perso ancor prima che morisse nel 1974, quella costruzione appare come un simbolo di dignità, di orgoglio e commozione, per un paese che dai tanti pensatori "integri" ha spesso ricevuto solo elemosine.

Louis Kahn fu artista ed uomo che la storia, oggi, ricorda come artista di spicco e uomo d'amore. I progetti in India, in Pakistan e nel Bengala, terre ignorate dagli architetti col tassametro, l'hanno portato ad indebitarsi e ad una morte prematura.

Di questo sono capaci gli uomini. Questa grande capacità artistica e compassionevole dell'uomo andrebbe quotidianamente esplorata e difesa.

L'uomo è il centro. Persino della famiglia!

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