L’Image Streaming e la mente inconscia ovvero, anche io sono un genio.

Il racconto “Viaggio nel bosco: ansia, vita e pace”, che trovate pubblicato qui , descrive un “sogno lucido” compiuto in uno stato di totale rilassatezza mentale e fisica e ricco di contenuti inconsci suscettibili di una successiva analisi ed interpretazione.

Un sogno lucido altro non è che un sogno da svegli, un accedere ai propri stati inconsci senza dover ricorrere ad ipnosi od altro genere di psicoterapie. A tutti noi è capitato di trovarsi con lo sguardo perso nel vuoto e la mente che vaga senza che ci sia la percezione conscia di quello a cui stiamo pensando. Paradossalmente riusciamo a farlo anche mentre la nostra mente conscia è impegnata in azioni che richiedono tutta la nostra attenzione: vi è mai capitato di trovarvi in autostrada, magari anche a velocità sostenute, facendo sorpassi e continuando a guidare in totale sicurezza e la mente persa in altri pensieri?

A me si, e quando mi “risveglio” mi chiedo come abbia potuto percorrere tutti quei chilometri compiendo tutte le azioni che ho compiuto senza assolutamente rendermene conto e pensando a tutt’altro (e ho ancora tutti i punti sulla patente!). Molti studi hanno dimostrato che mediamente un essere umano passa il 50% del proprio tempo a sognare ad occhi aperti e l’ 8% ad occhi chiusi, il che significa trascorrere il 58% del proprio tempo assorbiti in un flusso inconscio di pensieri ed immagini.

Si narra che Einstein arrivò a formulare la sua teoria della relatività dopo anni e anni passati letteralmente a “sognare ad occhi aperti” su di essa. Sognava un universo dove si potesse andare in giro a cavallo di raggi di luce riuscendo a vedere la propria immagine riflessa in uno specchio, il che era contrario a tutte le leggi della fisica tradizionale. Ma più fantasticava su questo universo, più cresceva in lui la sensazione che la cosa dovesse in qualche modo essere possibile. Tutte le sue teorie nascevano così, da sogni, sensazioni e immagini lasciati fluire liberamente. Le formule matematiche erano solo il mezzo per poter spiegare scientificamente ciò che lui “sentiva” e “vedeva” nella sua mente.

La psicoanalisi sin dalle origini si è preoccupata di dare un significato ai sogni compiuti durante il sonno, prestando particolare attenzione alla fase più profonda del sonno REM (Rapid Eyes Movement) e sebbene molti studi siano ancora da compiere sappiamo con certezza che i sogni hanno un loro linguaggio specifico e ricco di contenuti. Ma i sogni sono spesso inaccessibili e solo una piccolissima parte di essi rimane disponibile al risveglio. Ecco allora che, come ci dimostra l’esempio di Einstein, il “sogno lucido”, quello ad occhi aperti, si rivela un mezzo altrettanto straordinario per accedere ai propri stati inconsci, alle proprie sensazioni e intuizioni.

L’obiezione potrebbe essere che non tutti hanno la stessa attitudine a lasciar fluire liberamente le immagini, il che corrisponde a verità. Per questo alcuni esperti, e in particolare lo studioso e ricercatore Win Wenger, hanno elaborato una vera e propria tecnica che permetta di conoscere e allenare questa straordinaria abilità. La tecnica è stata definita “Image Streaming” e si è sviluppata nel corso di anni e anni di sperimentazioni nel campo dell’apprendimento.

Ma allora c’è un collegamento tra il libero flusso di immagini, la sua interpretazione, l’accesso alla mente inconscia e l’apprendimento, la memoria, la genialità??
Si. Assolutamente si.

La tecnica dell’Image Streaming è di per se semplice. Il racconto sopra citato “Viaggio nel bosco…” ne descrive i punti essenziali: si entra in uno stato di rilassamento, si respira, si chiudono gli occhi e si “osserva”, quasi si fosse degli spettatori davanti ad uno schermo cinematografico, il flusso di immagini che scorre liberamente nella mente. La mente non si ferma mai, il flusso di immagini non cessa mai, dobbiamo solo allenarci ad “osservarlo” e descriverlo. Affinché la tecnica dia i suoi risultati è essenziale che il racconto delle immagini avvenga a voce alta. All’inizio questa cosa pare la più difficile e fastidiosa. Quando si è in uno stato di rilassamento parlare a voce alta risulta quasi un “disturbo” e io stessa all’inizio avevo la tendenza a chiudere gli occhi, lasciare scorrere le immagini e osservarle in silenzio. Il risultato era che quasi sempre mi addormentavo o mi perdevo in un dialogo interiore che distoglieva la mia attenzione dalle immagini. Il descrivere a voce permette di rimanere “concentrati” sul flusso di immagini e di “fissare nelle parole” quello che si sta vedendo. La cosa migliore da fare sarebbe addirittura registrare quello che si dice, raccontarlo a qualcuno o, immediatamente dopo, scriverlo su un diario.
La narrazione delle immagini deve coinvolgere tutti i cinque sensi , in poche parole devo descrivere quello che vedo prestando attenzione non solo agli aspetti visivi ma anche ai suoni, ai gusti, ai profumi e alle sensazioni tattili. Un’ultima cosa: la descrizione deve avvenire al tempo presente.
In successivi articoli approfondirò nello specifico le tecniche di descrizione costituendo anch’esse un’abilità specifica che si apprende e si perfeziona con l’esercizio. La padronanza di tali abilità non solo è alla base dell’Image Streaming ma costituisce uno strumento eccezionale e alla portata di tutti per liberare il genio che, ci si creda o meno, sta in ognuno di noi.

Avendo guidato per anni in autostrada fra Vicenza e Brescia, capisco benissimo questa sensazione. Addirittura per me quel tratto autostradale, fatto ogni settimana fra il sabato e la domenica, era un modo per riorganizzare , ripensare, rivedere quanto fatto e cercare di prevedere quello che poteva essere il futuro. La maggior parte di quel che si faceva poi prendeva appunto spunto da quanto "immaginato" durante il viaggio. Non vorrei sbagliarmi, ma il grande pianista Busoni era solito ripensare a difficili passaggi su pianoforte, prima di importanti concerti, proprio in viaggio, o nei tempi "morti" che facilmente si potevano sostituire all'ozio. Il bello è che quell'arrovellarsi sui problemi esecutivi pianistici serviva, faceva proprio da allenamento. Molto spesso risolveva gli enigmi di qualche oscuro passaggio e arrivava al concerto con la soluzione.
DonaFlor
Sì Fabio, hai ragione, e l'esempio di Busoni è comune a molti artisti ma anche agli sportivi allenati a "visualizzare" la propria performance prima della gara. Quando iniziai a studiare pianoforte una delle prima cose che mi insegnarono fu lo studio "in poltrona". Questa particolare tecnica di studio consisteva nel prendere in mano la partitura e, prima ancora di mettere le mani sul pianoforte,cantarla, sentirla "dentro", farla vivere prima nella propria mente e solo successivamente procedere allo studio sullo strumento. Se poi penso che Beethoven compose la sua nona sinfonia "sentendola" solo ed esclusivamente nella propria mente......

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