Colore e luce in arredamento: l'occhio giudice

Per gli esseri umani la luce ed il colore assumono un significato concreto solo quando vengono percepiti dall'occhio e poi elaborati dal cervello. Il senso della vista, gli occhi insomma, sono i giudici supremi su qualunque scelta si compia in tema di luci e colori.

Quasi tutti gli esseri viventi sono sensibili alla luce, anche quelli che apparentemente sono sprovvisti di sistemi sensoriali simili alla vista umana. Il lombrico, ad esempio, possiede cellule sensibili alla luce disseminate lungo il corpo. Meno sono invece gli esseri viventi sensibili ai colori: cani, gatti, conigli e topi pare che vedano il mondo in bianco e nero.
L'uomo ha un sistema visivo molto raffinato e sensibile sebbene non identico tra persona e persona. Anche la percezione visiva, come la sensibilità alla musica o ai profumi, è soggettiva.

Gli occhi sono l'interfaccia esclusiva fra il nostro cervello e il panorama visivo che ci circonda.
L'occhio è un organo assai complesso e tutta la materia che studia il modo attraverso il quale vengono percepite luminosità, forme e colori presenta ancora qualche lato oscuro.
Lasciando da parte la fisiologia e affidandoci invece a qualche metafora esemplificativa, potremmo dire che l'occhio assomiglia ad una telecamera a pellicola, dove la parte frontale dell'occhio funzione da "obiettivo", mentre il fondo dell'occhio stesso fa da pellicola. La pellicola dell'occhio si chiama retina ed è costituita fondamentalmente da recettori sensibili alla luce ed ai colori.

Riminiscenze scolastiche ci ricordano che i recettori dei quali è disseminata la retina sono di due tipi distinti: i bastoncelli ed i coni.
I primi, i bastoncelli, sono assai più numerosi dei coni ed a loro dobbiamo la sensibilità alla luminosità. I bastoncelli ci permettono di vedere la fiamma di un candela accesa a quasi cinquanta chilometri di distanza, ma sono praticamente insensibili ai colori. Nella visione notturna, con quantità di luce ridotta, i bastoncelli ci permettono di orientarci attraverso forme e contrasti luminosi, sebbene ciò che ci circonda appaia prevalentemente in bianco e nero.

I coni, invece, sono fotorecettori sensibili ai colori, a patto che la luminosità sia sufficiente a stimolare la loro attività. I coni non sono tutti uguali ma pare siano suddivisi in tre categorie: quella dei coni sensibili alla luce blu, (cioè sensibili a lunghezze d'onda più corte e poste nell'area dei blu - vedi articolo precedente), quella dei coni sensibili alla luce verde e quella dei coni sensibili alla luce rossa.
I coni non sono esclusivi nella loro sensibilità, cioè è sbagliato pensare che la visione di un cartello azzurro sia affidata solo ai coni sensibili ai blu. Se fosse così noi saremmo in grado di vedere solo i colori blu, verdi e rossi. In verità nella visione del mondo tutti e tre i tipi di coni vengono stimolati ed alcuni reagiscono più di altri. La somma delle reazioni dei coni e dei bastoncelli viene inviata al cervello tramite il nervo ottico il quale elaborerà l'informazione visiva per rendercela interpretabile.

L'informazione relativa al colore, che l'occhio invia al cervello, può essere sintetizzata attraverso tre dimensioni specifiche: la chiarezza del colore, la tonalità di colore e la sua saturazione.

La chiarezza riferisce circa la luminosità del colore, informazione recepita, come abbiamo visto, dai bastoncelli. La chiarezza è un dato molto relativo al contesto luminoso dove è posto l'oggetto colorato che si sta osservando, ed anche dal generale contesto cromatico nel quale l'oggetto è inserito. Se poniamo un oggetto verde alla luce del sole ma poggiato su di un pavimento in cemento grigio chiaro, ci apparirà molto più scuro di come risulterebbe invece se spostiamo l'oggetto pochi metri più in la', sempre alla stessa luce del sole, ma immerso in un bel prato anch'esso verde.
Dal punto di vista fisiologico sono molte le ragioni di questa diversa percezione ( sensibilità ai contrasti di luce dei bastoncelli, diverso comportamento fotochimico dei coni, diversa elaborazione a livello celebrale ecc).

La seconda dimensione che caratterizza l'informazione sul colore riguarda la tonalità del colore stesso. La tonalità è, volgarmente, il nome del colore percepito: tonalità di blu, di verde o di giallo.
Curiosamente una determinata tonalità di colore può essere il frutto di diverse reazioni dei coni. Si sarebbe tentati di supporre che il giallo vada a stimolare quella seria di coni sensibili ad una lunghezza d'onda di 580 nanometri, tipica del giallo. Ma come già detto i coni non sono suddivisi ognuno per una piccola lunghezza d'onda, bensì sono sensibili a tre zone principali: quella dei rossi, quella dei verdi e quella dei blu. Il giallo, perciò sarà percepito grazie alla stimolazione dei coni sensibili al verde e di quelli sensibili al rosso, in proporzioni diverse a seconda della composizione in lunghezze d'onda emesse dal corpo giallo che si osserva.

La terza dimensione, la saturazione ci aiuta a comprendere meglio quest'ultimo concetto. La saturazione ci indica la purezza del colore osservato, cioè la predominanza di una lunghezza d'onda sulle altre.
Nel mondo reale un colore talmente puro da essere caratterizzato da un'unica lunghezza d'onda non esiste, se non in laboratorio di fisica. I colori sono caratterizzati dalla riemissione luminosa di molte onde con lunghezze diverse. Più un colore ha una lunghezza d'onda prevalente sulle altre più il colore è saturo. Più invece il colore è mischiato ad altri colori, cioè più le diverse lunghezze d'onda si mischiano in maniera equivalente, più il colore apparirà scialbo, tendente al grigio.

Sebbene si sia tentati a considerare il grigio come un bianco annerito o viceversa, in verità il grigio è la somma si tutte le tonalità dello spettro, ma con luminosità via via decrescente a mano a mano che il grigio si avvicini al nero.
Persino a livello di pigmenti, cioè di tinture, si può creare il grigio in maniere differenti. Volendo dipingere una parete di grigio si può ottenere il colore desiderato aggiungendo colorante nero ad una vernice bianca. In questo caso la parte grigia risulterà certamente grigia ma "piatta" insensibile alla qualità della luce alla quale viene sottoposta.
Se invece (ma l'operazione è più complessa) si vuole ottenere un grigio più vivo e "mosso" si può provare ad ottenere la stessa tonalità di grigio mischiando i coloranti principali (giallo, magenta e ciano) e scurendo eventualmente con un pizzico di nero.
In questo modo il grigio assumerà riflessi diversi a seconda della luce alla quale è sottoposto. Di giorno sembrerà più azzurro, di sera più caldo. I grigi delle carrozzerie metallizzate delle automobili sono spesso composti proprio attraverso queste combinazioni di colori.
E' un procedimento delicato e complesso perciò sperimentatelo con cautela, possibilmente affidandovi ad un professionista del colore competente.

Tornando alle tre dimensioni con le quali si può determinare un colore percepito dall'occhio umano, si possono trarre alcune considerazioni.
Le effettive tonalità percepibili dall'occhio umano sono circa 150 ma grazie ai diversi gradi di chiarezza e saturazione siamo in grado di avvertire ben 350.000 sensazioni di colore diversi.
A questo punto ci si potrebbe chiedere: come mai allora il monitor del mio computer dice di poter emettere "milioni" di colori?
La risposta sta nel fatto che il monitor del computer elabora differenze non percepibili da un singolo occhio umano ma avvertibili dall'insieme di tutti gli occhi umani del pianeta.

La soggettività della percezione del colore è un dato certo. Ciò che a me pare rosso vivo, ad altri può apparire arancione o magenta. Oltre che dipendere dalla diversa distribuzione dei coni sulla retina, assume una certa importanza anche il modo con il quale il nostro cervello interpreta le dimensioni circa luminosità, tonalità e saturazione inviate dall'occhio.
L'aspetto psicologico influisce molto anche nella percezione dei colori. Se siete fortemente intolleranti ai peperoni rossi, il loro rosso vi apparirà più "allarmante" di quanto accada ad un goloso degli stessi peperoni. Se amate il mare come lo amo io, il suo colore vi apparirà sempre azzurro anche quando a ben guardarlo è color melma.

Avremo molte occasioni, nei prossimi articoli di questa serie dedicata alla luce ed al colore, di approfondire le diverse reazioni psicologiche e fisiologiche ai colori.

Gianni Camusso (non verificato)
Vorrei sapere se avete mai misurato la temperatura nell'abitacolo di due automobili lasciate al sole in estate, una argento e una nera. Io le ho entrambe e ho notato una notevole differenza ma che non saprei quantificare. Grazie

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