How To: Arredare la casa. 1. Impariamo a leggere l'ambiente

Settimana scorsa ci eravamo salutati sfogliando i sogni dei miei clienti e raccogliendo l'eredità di un prezioso lampadario in ferro battuto. Oggetto che, transitando per castelli, saloni delle danze, cascine e soffitte, era piombato sul mio tavolo con tutto il suo bagaglio di cose viste, la sua storia e la sua imponenza.

Il primo problema che ho dovuto affrontare passeggiando con in braccio "lumen" - il lampadario che io ho affettuosamente ribattezzato con l'unità di misura del flusso luminoso - è stato quello di capire se anche lui sarebbe riuscito a passare da tutti i posti dove sarei passato io.

Sembra l'affermazione più banale di questo mondo, ma è anche uno dei problemi più ricorrenti quando si decide come arredare una casa. I sogni dei miei clienti, infatti, sono spesso molto ma molto più grandi dei centimetri che l'appartamento mette a disposizione per contenerli. E se l'appartamento è sufficientemente capiente, non necessariamente lo sono le porte attraverso le quali i sogni dovrebbero passare per raggiungere la loro collocazione.

Una volta una mia giovane collaboratrice si è entusiasmata dell'idea di una cliente di mettere una vasca con idromassaggio sul soppalco di una mansarda che stavamo ammodernando. Con l'entusiasmo ancora negli occhi, ha poi dovuto sudare parecchio per verificare se il solaio in legno avrebbe retto al carico. Fatta la verifica ha poi dovuto raccontare agli operai quale marchingegno avrebbe sperimentato per portare la vasca fino al sesto piano, e poi su, attraverso una scala a chiocciola, fino al soppalco.....
Intendiamoci, e con questo voglio rassicurare i lettori, a tutto c'è rimedio. Ma probabilmente vale la pena pensarci prima, piuttosto che dover rimediare dopo.

Andiamo per gradi. Se stiamo pensando a come potrebbe essere la nostra nuova cucina, vale la pena di sapere che le cucine, normalmente, sono composte con elementi modulari, multipli o sottomultipli, di 60 cm. Così un frigorifero, esattamente come un piano di cottura o una lavastoviglie, normalmente misura 60x60 cm. Un lavandino da cucina misurerà 90 o 120 cm di larghezza, e sempre 60 di profondità. Gli stessi 60 cm che stanno alla base delle dimensioni degli altri pezzi.
Questo è il motivo per il quale le misure degli elementi di una cucina normalmente sono 60x60, 30x30, 45x60, 15x60 e via dicendo. Sembra una limitazione alle scelte ed all'estro dei clienti e degli architetti, ma in realtà è una grande facilitazione per tutti quanti. Facilitazione che non preclude, portafoglio alla mano, di disegnare pezzi con misure extra formato e di farli realizzare artigianalmente.

Fin qui è tutto abbastanza semplice. Ma in assenza di un metro o di una bindella siamo sicuri che i 60 cm ha in testa l'Architetto siano i medesimi che abbiamo in testa noi?

Con un po' di senso pratico possiamo guardarci intorno, e magari scoprire che abbiamo già in mano o addosso degli strumenti di misura ottimi per l'utilizzo che ne dobbiamo fare.
Quei fogli di carta che abbiamo in mano, ad esempio, probabilmente sono fogli UNI A4, ossia fogli che misurano circa 20 x 30 cm (21x29,7) . Gli stessi 30 cm che più o meno corrispondono alla misura del nostro piede e che, guarda caso, corrispondono anche alla piastrella sulla quale poggia il nostro piede. Conto quante piastrelle separano una parete dall'altra e poi, tenendo conto di porte e finestre, vedo subito quante piastrelle, ooops, quanti moduli della mia cucina, potrò inserire.

Se poi, come spesso succede in cantiere, troviamo in qualche angolo degli avanzi di cartone, ci sarà facile ritagliare un po' di pezzetti 60x60 e vedere quanti riusciamo a farcene stare su una parete. Facile, no?

Certo, il metodo è un po' approssimativo, ma è sicuramente efficace se si accompagna a quel grado di tolleranza che comunque dobbiamo sempre considerare quando effettuiamo il primo sopralluogo in un appartamento.
Il giorno che andremo a effettuare un rilievo un po' più preciso, muniti di metro di legno, oppure bindella, oppure addirittura di un metro elettronico, ricordiamoci sempre di prendere le misure in più punti e verificare la congruità tra le diverse misure. Una cosa abbastanza normale, infatti, è che la lunghezza di una parete sia differente da quella della parete di fronte, anche se all'occhio, e sui disegni, avrebbe dovuto essere uguale. Allo stesso modo è abbastanza frequente il caso in cui la misura di una parete presa alla quota del pavimento sia differente da quella presa all'altezza del soffitto. Le ragioni sono molteplici, e non voglio dilungarmi sul perché di tali stranezze. Mi limiterò in questa sede a sostenerne l'accettabilità, se contenuta entro dei limiti di tolleranza di pochissimi centimetri.

Per chi poi volesse approfondire, affrontando l'argomento "misure" con i panni del direttore lavori, rimando ad un corpus normativo molto consistente, fatto di norme UNI, regolamenti e disposizioni tecniche ben più precise ed esaustive di quanto abbia potuto raccontare in queste poche righe.

Ma torniamo alle nostre misure. Abbiamo detto di prenderne una al pavimento, una al soffitto, e magari una a metà. Abbiamo anche detto di verificare la congruità delle misure tra pareti differenti.

Sempre il solito foglio di carta UNI A4, o anche la pagina di un quotidiano completamente distesa a terra, ci aiuta subito a capire se un angolo è veramente di 90° gradi.

Fatte queste prime verifiche, magari ci accorgiamo subito che le misure risultano tutte assolutamente perfette e combacianti, "svizzere" oseremmo dire. Allora possiamo permetterci di proseguire rassicurati dal fatto che probabilmente non sono più necessarie tre misure per ogni parete. Viceversa potremmo invece trovarci di fronte a delle misure un po' più "napoletane" - e qui non me ne vogliano i cari amici partenopei e svizzeri se con grande affetto uso questo simpatico paragone - cosa che allora presupporrà qualche misura in più per verificare la "sistematicità" dell'errore tra differenti misure.

In effetti è proprio così, e l'esperienza lo conferma: il grado di precisione (o imprecisione) si ripete in maniera regolare, "sistematica". Così se dopo aver preso un po' di misure scopriamo che gli scostamenti sono contenuti entro pochissimi millimetri, troveremo conferma di ciò in quasi tutte le misure fatte. Parimenti se lo scarto risulta essere sempre, e regolarmente, di qualche centimetro, ahimè"¦.

Vale la pena infine ricordare che oltre all'errore sistematico, esiste anche l'errore grossolano, ossia quell'errore che ci fa ritrovare una parete da 402 cm al posto di 420, oppure l'attacco dell'acqua posizionato a 75 cm al posto di 175. Anche questi errori, ahimè, non sono del tutto improbabili Per cui "occhi" aperti per accertarsi che non siano state commesse grossolanità.

Visto che abbiamo citato gli attacchi dei rubinetti, vale la pena ricordare, quando si prendono le misure, di riportare anche tutte questi dettagli, in particolare: posizione degli attacchi gas e acqua, posizione degli interruttori elettrici, prese di corrente, punti luce, posizione e dimensione dei caloriferi, finestre, porte, cornici e finiture, presenza di battiscopa e zoccolino, presenza di rivestimenti in piastrelle.

Ebbene si!, quando abbiamo preso le misure della nostra cucina, ci siamo ricordati di considerare che le pareti probabilmente verranno rivestite con delle piastrelle? Abbiamo considerato che dalle misure prese "al rustico" dovremo sottrarre lo spessore delle piastrelle, ossia almeno 1,5 cm per ogni parete? Se lo abbiamo fatto, ed abbiamo anche considerato gli attacchi del gas, dell'acqua, della canna fumaria, della presa di corrente per la cappa e l'ingombro delle porte e delle finestre completamente aperte, allora siamo veramente sulla buona strada!

In uno dei prossimi capitoli poi vi racconterò dei modi migliori per posizionare gli elementi della cucina e scegliere gli elettrodomestici, ma per ora accontentiamoci di verificare quanti centimetri dei nostri sogni, riusciremo ad infilare in casa, ed incominciamo a immaginarceli nella loro reale consistenza fisica.

Ho ancora vivo il ricordo di quante volte ho tentato di mostrare ad una coppia di clienti come sarebbe stata la cucina che stavo progettando. Planimetrie, prospettive, schizzi. Ma da ogni loro domanda mi appariva sempre più chiaro che le loro misure non coincidevano con le mie. Fino a che non li ho accompagnati nella loro futura casa ed ho incominciato a tracciare sul pavimento, con del nastro di carta, i contorni di quella che sarebbe diventata la loro cucina.
Qui la lavastoviglie, qui il frigorifero, li il tavolo...

Non pago, ho poi dato volume a queste superfici, stendendo dei banali nastri di carta adesiva da pavimento a soffitto. Uno per ogni spigolo della cucina.

Sebbene il margine di approssimazione fosse assolutamente molto grande, sono riuscito con pochissimi mezzi rudimentali, in tempi rapidissimi e con una spesa di non più di un paio di euro, a ricreare virtualmente i volumi che la cucina avrebbe occupato. In pochi attimi ho visto i loro dubbi tramutarsi in stupore e gioia di fronte alla corporeità di questi quattro pezzetti di nastro adesivo.

Infine ho cercato tra i miei appunti un colore che fosse vicino a quel rosso vivo che avevo scelto per le ante, ho fatto luce accendendo il mio lampadario, con la luce più intensa che potevo ottenere senza essere alla luce del sole e ...sigh, presi per mano i clienti siamo scivolati nelle pagine del prossimo capitolo.

freedom (non verificato)
Con tutto il rispetto ti consiglierei di prenderti anche un livello o una semplice bolla per verificare lo stato dei pavimenti!!! Spesso offrono sorprese magnificamente articolate....
sitarc (non verificato)
Questo è un consiglio che accetto volentieri e rigiro ai lettori, che sicuramente ne faranno tesoro. Mi permetto di aggiungere che una "bolla" è veramente semplice solo quando ce l'hai in tasca. Mauro, un "magister" muratore che di pavimenti se ne intendeva, un giorno in cantiere mi afferrò il braccio ed assecondando le mie insistenze di giovane architetto si decise a farmi vedere come lui, anche in assenza di una bolla, verificava i livelli dei suoi pavimenti. Confesso di essermi un po' vergognato nel vedere come lui, con quei pochi e rudimentali mezzi che aveva in tasca o li vicino, un tubicino, una biglia, uno zoccolino, riusciva ad applicare quei principi che anni prima la professoressa aveva tentato di inculcarmi alle scuole medie, e senza nemmeno invocare Pitagora, Archimede o Bernoulli... Cordialmente Sitarc
freedom (non verificato)
Ti capisco perfettamente visto che mio padre faceva il marmista posatore figlio di un marmista che ai tempi che furono aveva il ruolo ,ormai scomparso, di capomastro nel rivestire e pavimentare nel dopoguerra la Galleria della Scala a Milano. .....E non ti sto a descrivere quanto fondamentale fosse il famoso "occhio" per certe persone!!! Io rimanevo sconcetata quando mio padre rivestiva cappelle funeree elaboratissime o pavimentava ville con decorazioni indescrivibili usando la canna dell'acqua e "sbirciando " a priori la situazione, come diceva lui...e alla fine i conti tornavano, te lo giuro...sempre.

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