How To: Come arredara la casa. I percorsi

"Dal cucchiaio alla città" è uno slogan abbastanza noto e comune per chi come me pratica il mestiere dell'architetto. Lo è stato sicuramente per tutto il XX secolo, da quando, cioè, Walter Gropius lo ha coniato ed eretto a manifesto dell'architettura razionalista.
Erano gli anni del Bauhaus, tra il '20 ed il '30. Il messaggio si è poi moltiplicato nei decenni successivi, fino a diventare il compagno di viaggio di molti architetti che si sono formati disciplinarmente e professionalmente negli ultimi decenni.

Peccato che la iperprofessionalizzazione, ben sostenuta dalle riforme universitarie degli ultimi anni, abbia in qualche modo minato il percorso formativo delle ultime generazioni di architetti. Professionisti non più educati a considerare la genesi creativa del progetto con un unico approccio, sia che si tratti della progettazione di un cucchiaio, sia che si affronti la stesura del master plan per un nuovo quartiere urbano. Professionisti superspecializzati, ancorati agli stilemi, ai dettami ed alle tendenze che derivano dall'appartenere, in modo consapevole od inconsapevole ad una determinata classe professionale: il designer, l'urbanista, il restauratore, il paesaggista, l'arredatore, l'architetto dei giardini, l'architetto dei teatri, etc.

In sostanza con il motto "dal cucchiaio alla città" si intende l'ideale di un architetto non specializzato, in grado di esprimersi a diverse scale di intervento, grazie ad un modo di pensare il progetto non come un semplice fatto di moda o di maniera, ma come ad un percorso sostenuto da un intenso rispetto per il contesto, per la ricerca sui materiali, per i molteplici aspetti multidisciplinari, per l'ergonomia, per i modi d'uso, per quel rapporto interno-esterno / oggetto-fruitore che accomunano la progettazione di un aspirapolvere al restauro di un quartiere degradato alla periferia di una metropoli.

In fin dei conti, anche l'elettrodomestico, così come un condominio in periferia, ha un interno, che sta dentro alla "carrozzeria" che noi vediamo e maneggiamo, e che costituisce l'anima pulsante dell'oggetto, ed un esterno, che è l'ambiente che lo circonda, fatto di decine di movimenti, di persone, di oggetti che quotidianamente entrano in contatto e compartecipano del "genius loci", altrimenti detto il luogo ove l'oggetto trova il suo habitat.

Questa lunga digressione per introdurre all'argomento dell'odierna lezione: quello dei percorsi in un appartamento.

Il tema dei percorsi normalmente è uno dei più trascurati. Quando si decide come arredare una casa ci si limita a vedere se e come ci stanno i mobili, ma raramente ci si pone delle domande su quello che succede dentro al mobile e quello che succede al di fuori del mobile. E' un po' come se quando si acquista un auto ci si interessasse solo della carrozzeria senza considerare la potenza del motore, il confort, e se l'auto ci sta dentro al box.

Per quello che succede al di fuori del mobile è abbastanza intuitivo farsene una ragione. Quante volte vi sarà capitato di trovarvi seduti sul divano, proprio mentre il beniamino della vostra squadra del cuore sta per silurare la rete delle porta avversaria, ormai indifesa e voi altrettanto indifesi assistete a qualcuno che staziona davanti alla televisione con la cesta delle cose da lavare, con la borsa del baseball, con giacche e cappotti prima dei saluti.
Il televisore ed il divano di per se stessi hanno poca colpa, se non quella di trovarsi proprio ai due lati opposti di una zona di passaggio.

Ma le cose non andranno meglio a chi si è fatto carico di portare alla lavatrice la cesta delle cose da lavare, nel momento in cui deve aprire l'oblò senza urtare la vasca da bagno e quando, dopo aver separato bianco, nero, colorati, lino, lana, cotone e quant'altro, dovrà "caricare" senza far cadere le decine di boccette di profumi posizionate sulle mensoline sopra il lavandino.

Certo, è vero, un estremo tira l'altro, e se questi due esempi forse sono un po' estremizzati, ben più comune è il caso nel quale ci troviamo a far fatica ad aprire il forno mentre siamo tutti seduti a mangiare in cucina oppure facciamo fatica a transitare al lato del letto quando tutte le ante degli armadi sono aperte.

Una buona soluzione ci sarebbe: andare a vivere in un castello e risolvere gran parte dei problemi!!!
Ma non proprio tutti.
Anzi, forse la cosa potrebbe anche peggiorare, visto che ingrandendosi gli spazi dedicati ai percorsi probabilmente rischieremmo di incrementare il traffico e di convogliarlo laddove invece vorremmo delle zone assolutamente tranquille.

Ce lo insegna l'esperienza di tutti i giorni quando attraversiamo le nostre città. Non è allargando gli assi viari che risolviamo il problema del traffico. Ad ogni posto auto lasciato libero grazie alle decine di parcheggi sotterranei fatti negli ultimi anni, non è corrisposta un'auto in meno sui marciapiedi o un veicolo in meno in seconda fila. Anzi, chi prima lasciava l'auto a casa e si muoveva con i mezzi pubblici ormai rassegnato a non trovar parcheggio, è stato in questo modo incoraggiato a riprovarci. Lo stesso dicasi per chi vedeva nell'impossibilità di trovare un parcheggio un deterrente all'acquisto della seconda, terza, e quarta auto per mogli e pargoli al seguito.

L'unico modo per risolvere il problema del traffico è quello di disciplinarlo, ragionando sui percorsi, sulla larghezza delle sezioni viarie, sulle tipologie di trasporto alternativo, sulle tipologie di movimento e di spostamento. In città, così come all'interno di un centro commerciale, di una scuola, di un cinema multisala, di un appartamento.

Con questo non intendo dire che dovremo piazzare dei bei cartelli in casa, con percorsi consigliati, divieti di svolta, e divieti di sosta.

La segnaletica è sicuramente più indicata per disciplinare i movimenti all'interno di grossi catalizzatori di pubblico, come stazioni, musei, teatri, stadi e naturalmente spazi pubblici come strade, incroci e marciapiedi. Sebbene poi gli stessi cartelli di sosta vietata posizionati lungo le strade oltre ad essere frequentemente contraddittori, vengono regolarmente disattesi. Tanto dagli utenti, quanto da chi dovrebbe controllarne il rispetto.
Forse sarebbe interessante sperimentare altri tipi di dissuasori.

Tradotto in un soluzioni architettoniche quest'ultima frase potrebbe significare: una buona illuminazione, che magari orienti verso un particolare punto, e che possa rappresentare un invito al movimento ed a preferire un percorso piuttosto che un altro.

Ma andiamo per gradi cercando di capire prima di tutto cosa è un percorso, quali sono i percorsi all'interno della nostra casa, e come eventualmente possiamo classificarli e disciplinarli.

All'interno di una casa, così come in una città, avremo sempre dei vuoti e dei pieni. Pieni sono tutti gli oggetti, i mobili tutto ciò che in qualche modo è dotato di una sua fisicità ed ingombro. Vuoti, per sottrazione, sono gli spazi rimanenti.
Ma non basta appartenere alla categoria dei vuoti per potersi definire percorsi.
Gli spazi sopra gli armadi e sotto i letti probabilmente sono dei simpatici percorsi per i gatti di casa, ma sono sicuramente meno adeguati per le persone, al punto che spesso si riqualificano spontaneamente in "contenitori".

Fin qui tutto abbastanza logico.

Forse un po meno logico pensare che quei 60 cm davanti alla cucina, con tutte quelle ante e cassetti che potrebbero aprirsi e con la presenza di qualcuno che comunque opera davanti ai fornelli, è difficile farli passare per percorsi.
Per cui per individuare il percorso di transito in cucina dovremo arretrare ancora, senza dimenticare, però, che se ante e cassetti sono aperti, probabilmente incroceremo qualcuno che dietro a questi ci sta facendo qualcosa.
Insomma, anche qui, così come in tutto il resto della casa, in cortile ed in strada, ci sono rallentamenti, incroci, precedenze, ed una gerarchia di movimenti che va dal transito veloce, alla sosta e stazionamento.

Come fare a capirci qualcosa? Semplice.

Prendiamo un disegno del nostro appartamento e disegniamoci dentro tutti i mobili. Se abbiamo dei cartoncini ritagliati in scala, possiamo posizionare i cartoncini, al posto di disegnare.

Una volta posizionati tutti i mobili proviamo a vedere quanto spazio occupano, con tutte le ante aperte, e con tutte le ante chiuse. Parimenti non dimentichiamoci di tavoli, finestre, cassettiere etc.
Se un tavolo quadrato, tipo tavolo da poker, occupa fisicamente solo 80x80 cm, opportunamente allestito con sedie e giocatori arriva ad occupare quasi 200 x 200 cm. Non dimentichiamoci infine che i giocatori di poker, dopo essersi seduti, ad una cert'ora dovranno pure alzarsi, transitare dietro alla sedia e raggiungere la strada più veloce per il frigorifero o per il bagno. Allo stesso modo con il quale il gatto percorre la strada più veloce verso la scatoletta, il tifoso la strada più veloce verso il telecomando, il pigro quella più veloce verso il letto.

E' una legge basata su abitudini, bisogni primordiali e benessere abitativo.

Consideriamo che un percorso più è lineare, meno rischia di trovare ostacoli lungo il tragitto.
Consideriamo inoltre che per muoverci agevolmente con borse, cappotti, vasi, lampadari, valigie, chitarre ed alberi di Natale, dovremo avere delle strade larghe almeno 80 - 90 cm cioè quanto le porte dalle quali dovremo transitare.
Consideriamo infine che anche in casa, così come in strada, le curve è sempre meglio farle arrotondate, soprattutto se vogliamo preservare fianchi, ginocchia e la testa dei simpatici frugoletti che corrono per la casa ed a tutto pensano fuorchè ai percorsi degli architetti!

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole.
Anche in casa, come in strada, dobbiamo confrontarci con traffico, sosta, incroci, precedenze. Se solo avessimo la bacchetta magica...

Eh, si. La bacchetta magica forse no, però qualche consiglio pratico e qualche trucchetto per dimenticarci della noia del traffico magari posiamo trovarlo, ma questo lo scopriremo nella prossima lezione.

Leave a comment