L'ordine, il bello ed il comodo a casa

L'ordine, il bello ed il comodo a casa

E' una mia personale strategia di sopravvivenza: quando mille pensieri, preoccupazioni ed angosce affollano tutto il mio spazio mentale, acchiappo il libro più complesso (ma abbordabile) che mi passa davanti gli occhi e cerco a forza di capirci qualcosa, costringendo la mia mente a concentrarsi, riga dopo riga. E così da qualche giorno sono alle prese con un saggio di Ernst H. Gombrich: Il senso dell'ordine, studio sulla psicologia dell'arte decorativa.

Subito nelle prime pagine Gombrich esprime questo concetto: Un organismo per sopravvivere...deve calcolare cosa significhino per lui gli oggetti del suo ambiente, se ve ne siano di classificabili come fonti potenziali di nutrimento o di pericolo, e in ciascuno dei due casi, deve intraprendere l'azione appropriata di localizzazione, inseguimento o fuga.
Nel comporre ed organizzare l'ambiente in cui viviamo spesso non badiamo al significato degli oggetti che riempiono i nostri spazi vitali, e ancor più spesso ci affidiamo a concetti di "ordine" stereotipati, talvolta lontani dalla nostra stessa personalità. Ordine e disordine sono percezioni soggettive, legate al personale sistema di riferimenti e significati che risiedono nel nostro apparato cognitivo, conscio ed inconscio. Se ad esempio ci convinciamo che il mettere una fonte di luce in centro al soffitto sia ordinato perché così fanno tutti, e se poi invece siamo amanti della luce solare di primo mattino o del tardo pomeriggio, ecco che quella strana sensazione di oppressione che ci assale tutte le volte che accendiamo la luce può trovare origine nell'applicazione di un concetto di ordine che non ci è proprio.

L'ordine, il bello ed il comodo sono i tre fattori che vanno normalmente ad incidere sul modo in cui allestiamo l'ambiente in cui viviamo. Ogni singola personalità finisce col privilegiare un fattore rispetto gli altri. Gli amanti del comodo appaiono spesso disordinati ma raramente privi di gusto estetico. C'è una certa bellezza intrinseca nel rendersi la vita comoda. Il disordine stesso ha un suo fascino seducente. Mi è capitato di entrare in case di artisti pittori, scrittori, musicisti ed intellettuali. La vitalità dei loro spazi vitali mi ha sempre colpito. E' come se per loro il bello e l'ordine fossero legati indissolubilmente al movimento, in un continuo vagare di oggetti e simboli in uno spazio che è anche il loro spazio. Nel concetto d'ordine di chi ama il comodo c'è uno sfondo di animismo per cui ogni singolo oggetto vive lo spazio con la stessa anima della persona che quegli spazi ha il potere di organizzare. Ogni corpo vive, ogni colore emana forza vitale, ogni spazio esiste e vibra di luce e calore propri.

Gli amanti del bello sono disposti a sacrificare il comodo mentre sull'ordine tutto dipende dal concetti di "bello" che guida le singole scelte. La ricerca del bello ha molte radici psicologiche. Il bello può essere autenticamente di grado estetico sopraffino, e in questo caso è normale che anche il senso dell'ordine trovi soddisfazione. L'ordine guidato dal gusto estetico è assai apprezzabile e appaga i sensi tanto quanto la comoda casa d'artista. In fin dei conti l'artista ottiene il bello cercando ispirazione in mari agitati: l'agitazione sta all'inizio del processo creativo mentre il bello sta alla fine, ma ambedue appartengono allo stesso percorso vitale.

Se invece il bello è sinonimo di lussuoso, di "griffato", insomma, se il bello è uno "status symbol" invece che una ricerca estetica, anche l'ordine può finire coll'essere sacrificato a favore di un'organizzazione degli spazi simile a quella che si ritrova in un negozio od in uno spazio espositivo. Non voglio dire che il griffato od il lussuoso non siano belli. Il punto è che in un ambiente è bene che vi sia un oggetto prezioso unico, attorno al quale viene allestito tutto il resto. Il senso dell'ordine in questo caso lo si ottiene creando un percorso di riferimenti spaziali e simbolici che valorizzino quell'oggetto che riteniamo prezioso per un motivo che, si spera, non sia solo il quanto ci è costato! La preziosità di un oggetto, di un mobile, persino di un soprammobile è più autentica se ha per chi lo possiede una forte valenza simbolica. In questo caso sarà semplice modellare lo spazio attorno ad esso affinché la carica energetica che l'oggetto emana su di noi possa non rimanere imbrigliata in decine di distrazioni, inevitabilmente disordinate.

Chi è invece amante dell'ordine è disposto non poche volte a sacrificare sia il bello che il comodo, il tutto a favore di un sistema di riferimenti "cellulare". Così gli spazi superordinati sono ripetitivi in ogni angolo, spesso senza un centro energetico, asettici e non di rado freddini. Ovviamente questo è il giudizio di chi visita da ospite. La ricerca dell'ordine è spesso un bisogno "operativo" più che "finalistico", cioè non è il risultato che conta ma il lavoro da compiersi giornalmente per mantenere quell'ordine. Allineare, uniformare, spolverare, lucidare, mettere tutto al proprio posto inscatolando e livellando. L'ordine è una disciplina, un metodo: il bello sta nel fare ordine ed il comodo nel divertirsi a farlo.

La tavola imbandita per gli ospiti è un buon modo per riassumere il tutto: la tavola di chi ama il comodo, la tavola d'artista diremmo, è ricolma di oggetti, cibi, bottiglie e frutti, colori e sapori. L'artista non imbandisce la tavola, e forse non la sparecchia nemmeno; la tavola non è mai sgombra e nei momenti in cui non si mangia quasi sempre attende di essere sparecchiata e riapparecchiata in prossimità del nuovo pranzo, o cena , o colazione che sia. A queste tavole, va detto, si mangia sempre benissimo!!

L'amante del bello apparecchia con gusto ed eleganza, con posate, piatti e bicchieri lussuosi, panini speziati e vini pregiati. Quando il bello si trasforma in maniera si scivola nel kitsch ma raramente sono tavole fredde ed inespressive. Si mangia bene, talvolta più che bene, ma poco, nello spirito salutista dove anche un "ruttino" da bollicine è visto come un'esagerazione.

L'amante dell'ordine introduce i commensali a tavola avvisando che si tratta di un pranzo "così, alla buona" anche quando magari ha progettato l'evento per un giorno intero. La tavola all'inizio è composta da piatti, posate bicchieri e tovaglioli, tutto perfettamente allineato. Il pane e le bottiglie sono su di un carrello a lato. Le patatine sono ancora sigillate nei sacchetti e le olivette d'aperitivo pure. Ogni vivanda arriva al tavolo al momento opportuno e appena il suo momento finisce sparisce in due minuti nel frigorifero, ricoperta da elegantissima carta argentata. Al momento del caffè sul tavolo non c'è più nemmeno un bicchiere ed una bottiglia d'acqua e, come per magia, in cucina non c'è traccia di nulla: tutto è stato lavato e pulito. Unico segno che qualcosa è accaduto è il rumore della lavastoviglie che sterilizza tutte le emozioni.

Quale tavola preferisco? Chi non l'ha capito è molto ordinato!!!