Il Papa in Turchia per l'Europa

Il Papa in Turchia per l'Europa

La piccola comunità cristiana turca (l'un per cento della popolazione) si prepara ad accogliere la visita di Papa Benedetto XVI. C'è aria di festa, ma senza il consueto tripudio di folla, fiori e bambini che accompagna i viaggi papali. I meno attenti di quella piccola comunità potrebbero addirittura mal celare una certa sorpresa, un interrogativo: perché il nostro Papa viene a trovare proprio noi, in Turchia? Paese, la Turchia, che il Papa rispetta ma che forse non ama particolarmente, stando almeno alle famose dichiarazioni del 2004, dell'allora Prefetto della congregazione per la dottrina per la fede, Joseph Ratzinger. In quelle dichiarazioni l'attuale Papa Benedetto XVI si dichiarava contrario, a titolo personale, all'entrata in Europa della Turchia, illustrandone con dettaglio le ragioni: la Turchia è estranea al pensiero europeo.

In realtà, con la visita che Papa Benedetto XVI inizia oggi in Turchia, compie un lavoro di rifinitura rispetto a quelle parole, dando loro un senso più preciso e meno tagliente. Questo viaggio papale non è solo un omaggio alla piccola comunità cristiana turca ma è soprattutto una missione diplomatica filoeuropeista, un viaggio che tenta di riallacciare i fili tra l'Europa e la Turchia, multireligiosa, tollerante e soprattutto laica, che aveva trovato nell'ex leader turco Kemal Atatürk, riconosciuto padre della Turchia moderna, il suo principale sostenitore.

Una Turchia, quella di Atatürk, che aveva perfettamente inteso quanto la libera espressione religiosa potesse essere garantita solo da uno stato laico, da una Costituzione laica, da scuole e istituzioni laiche. Lo stato laico era l'unica diga possibile al fondamentalismo.

Quando nel 2003 conquista il potere Erdogan la Turchia rompe la diga e si instrada verso un fondamentalismo strisciante, all'inizio più politico che civile, dove stato e culto si associano forzando la trasformazione di una democrazia in una teocrazia, e dove addirittura gira voce che istituti pseudo-caritatevoli dedichino i loro quattrini alle famiglie più povere ma a condizione che le donne indossino il velo.

Il popolo turco, al 98% di fede musulmana vive questa islamizzazione delle istituzioni con posizioni contraddittorie che saranno più chiare e definite nel 2007, data delle prossime elezioni presidenziali.
La fallita manifestazione anti-papa dello scorso week-end è segno di contraddizione, appunto.

Alla luce di tutto questo le parole dell'allora cardinale Ratzinger ed il suo odierno viaggio assumono significati intensi, più geopolitici che pastorali.
E' un viaggio sostanzialmente europeista e che, sotto sotto, avvalla un'idea semplice: quella che la libertà religiosa non possa che passare attraverso uno stato laico che permetta ad ogni culto di svilupparsi nel rispetto sociale e civile della legalità e delle istituzioni.
Papa Benedetto XVI è, non a caso, ancora una volta dopo un papa polacco, di origine tedesca, terra che nella sua accezione post bellica ha saputo interpretare i concetti di accoglienza, di tolleranza e di integrazione, meglio di qualunque altro stato europeo. Una terra dove convivono cristiani cattolici, luterani, calvinisti, ma anche musulmani e buddisti. Berlino è probabilmente la capitale mondiale del multiculturalismo integrato e pacifico.

Un Papa tedesco sarà per l'Europa e l'Europeismo quanto un Papa polacco è stato per la cessazione della guerra fredda, la caduta dei muri. Anche fra Europa e Turchia ora c'è un piccolo muro.

Papa Benedetto XVI è lì per questo!