Il silenzio delle pallottole africane

Il silenzio delle pallottole africane

Ogni colpo di pistola sparato in medio oriente fa un baccano infernale, tant'è che ne parla subito il mondo intero. Le pallottole sparate invece in Congo o in Nigeria sono silenziose, felpate, certamente mortali, ma siccome chi le spara non porta ne' Kefiah ne' kippà, la cosa non fa notizia.
A meno che qualche italiano non finisce nelle mani dei silenziosi guerriglieri nel qual caso ci si accorge che da quelle parti, forse, qualcosa di serio sta succedendo.

Il Congo è al centro di una guerra da mille morti al giorno, nella quale sono coinvolti 6 paesi africani: Congo, Angola, Namibia, Zimbawe, Uganda e Ruanda. Una specie di guerra mondiale africana.
I motivi della guerra? Il controllo dei giacimenti di diamanti, oro e cassiterite.
Soprattuto quest'ultima, la cassiterite, sta diventando il simbolo del "menefreghismo" mondiale nei confronti della situazione congolese. Trattasi di minerale fondamentale per le saldature di microtecnologia (computer, telefoni ecc.), e perciò vede interessate tutte le più grandi multinazionali.
A loro dispiace, sicuramente, che in Congo per ogni quintale di cassiterite un uomo ci lasci la pellaccia, ma preferiscono far finta che si tratti di conflitti interni, cose di cui il mondo non debba occuparsene.
A dire il vero in Nigeria ci sono dal 2001 i caschi blu dell'Onu che si sono adeguati al silenzio delle pallottole e a quello delle multinazionali. Una volta questo silenzio si chiamava omertà, ma una volta la cassiterite non si sapeva nemmeno cosa fosse.

In Nigeria la situazione è simile solo che al posto della cassiterite e dei diamanti c'è l'oro nero, il petrolio.
Per decenni è stato più comodo far credere che la Nigeria fosse devastata dalle contese religiose, fra cristiani, islamici, animisti e chissà cosa altro. Ed in effetti la popolazione ridotta in povertà si consumava in guerre senza esclusione di colpi.
In questo sottofondo violento ma silenzioso, la Nigeria è diventata sin dal 1971 (35 anni fa) membro dell'OPEC cioè dell'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio.
Non si diventa membri dell'OPEC per un pozzo di petrolio nel giardino. Lo si diventa quando si scopre di disporre di talmente tanto petrolio da poter partecipare al tavolo delle contrattazioni mondiali.

Infatti, sempre silenziosamente, in Nigeria hanno moltiplicato i loro impianti di pompaggio multinazionali del calibro di ChevronTexaco, Total-Elf-Fina, Royal/Dutch Schell, Agip e ExxonMobil. Quasi tutte le compagnie petrolifere insomma.

Quanto ne beneficia l'economia locale, il nigeriano medio, l'occupazione e la relativa ricchezza del popolo nigeriano? Praticamente nulla. Anzi, fa quasi comodo che i nigeriani continuino a farsi a pezzi per portare i secchi di petrolio che si perde dalle tubature.
I Nigeriani devono ancora vivere di caccia e pesca (lo dicono anche gli atlanti) sebbene l'inquinamento provocato dai pozzi petroliferi stia inquinando i bacini e avvelenando gli animali.

L'importante è non parlarne, oppure far finta che si tratti di guerre religiose oppure di potere sul governo delle briciole.
Se arriverà il giorno in cui la pazienza di questi popoli supererà il limite sopportabile e decideranno, in Nigeria ad esempio, di assaltare i pozzi e chiudere i rubinetti, allora il freddo costringerà, noi occidentali, a sentire i botti delle loro pallottole.

Ma potremmo sempre dire che si tratta dei soliti rumorosi africani!