Il tempo aiuta: il Club degli imperatori

Il tempo aiuta: il Club degli imperatori

La notte dopo le 23 o le mattine d’agosto, la Tv passa gli unici film che lasciano traccia nel pensiero. Il “Club degli imperatori” di M. Hoffman, è uno di questi. Non un’opera d’arte, e nemmeno un cult tipo “L’attimo fuggente” . E’ una pellicola che legge la realtà in maniera non convenzionale, e che perciò fa pensare.

Non esistono vincitori o vinti, come nella realtà; la speranza è affidata al tempo, come nella realtà; ognuno ha una verità e un’etica propria, come nella realtà; il meglio sta spesso nelle pieghe più nascoste della vita, come nella realtà. Insomma un film che ci racconta il reale, senza troppe ipocrisie od illusioni. In tutto ciò il messaggio finale è positivo: si può vivere con soddisfazione a patto di essere fedeli innanzi tutto a se stessi e poi alla potenza salvifica del tempo.

Già perché capita di trovarsi a pensare: “ma perché tizio si comporta in maniera così scorretta mentre io farei così e così…”. Il fatto è che per tizio può darsi che quel comportamento non rientri nelle scorrettezze, ma nella piena normalità. C’è chi pensa che una certa scaltrezza eticamente dubbia sia sbagliata, però non è detto che altri comportamenti meno manifesti possano essere giudicati in maniera analoga. Nel film ci sono alcuni “leitmotiv” ricorrenti: uno è quello del “barare” cioè di giocare sporco, di cercare di ottenere vantaggio mischiando carte e dribblando la buona fede altrui.

Tanto per essere un po’ più chiari abbozzo appena la vicenda del film. Un professore di storia antica accompagna nella loro crescita giovani che da adulti diventeranno manager, imprenditori, avvocati o politici. Anche i giovani studenti accompagnano il professore nella sua esistenza, passando di generazione in generazione tra gli stessi banchi che hanno ospitato i loro genitori. L’ambizione del professore è quella di “plasmare” i suoi ragazzi, iniziandoli all’esistenza secondo i principi etici e morali in cui lui crede. Lo studio della storia, del pensiero antico, delle esperienze millenarie insieme ad una corretta disciplina da college americano dovrebbero formare una splendida e irreprensibile classe dirigente. L’eterna speranza che i figli siano migliori dei padri è un altro dei leitmotiv di questa storia.

Un allievo un po’ ribelle, figlio di uno scaltro politico, è il banco di prova più stimolante per il professore, che per riuscire in tutti i modi a strutturare questo ragazzo secondo i suoi modelli virtuosi, arriva perfino ad invertire un po’ di carte in gioco, a barare insomma andando a svantaggiare un bravo studente che ha l’unico difetto di non essere “appariscente”, nel bene o nel male. E’ un barare a fin di bene, apparentemente, ma che non rende giustizia al bravo studente che si vede privato della possibilità di partecipare al grande esame finale. Lo studente ribelle invece partecipa, grazie all’operazione “sporca”, nell’illusione “benpensante” che la strada spianata possa modificare l’atteggiamento scaltro e ribelle dell’allievo. Invece l’allievo “bara” pure lui, stroncando emotivamente il professore che si ritiene tradito.

Nessuno dei due è vincitore o vinto, e nessuno dei due vedrà il proprio futuro modificato dalla vicenda. Tutti e due i protagonisti continueranno a barare: il professore a fin di bene (o così lui pensa) e l’allievo invece ritenendo che in un mondo di “bari” la cosa migliore da farsi e difendersi barando. Tutti e due non sono consapevoli della loro condotta poco etica; tutti e due si ritengono nel giusto; tutti e due si pensano onesti e magari se la piglieranno pure quando incontreranno sulla loro strada qualcuna che barerà a loro svantaggio. Capita al professore che al momento di far carriera verrà superato da un suo protetto. Capiterà all’allievo che, diventato grande ed affermato, subirà un’altra piccola umiliazione (piccola, si intende, perché chi bara con forza non si scompone per piccole sconfitte…).

La prima verità che ci racconta questo film è perciò che ognuno ha una propria etica, che ritiene la più giusta. La seconda è che è difficile in un contesto di “bari” stabilire chi vince e chi perde. Tutto dipende da come ci si rapporta con se stessi. Ci sono persone che riescono a rubare ed uccidere pur pregando Iddio tutte le sante sere, e non certo per chiedere perdono!

Ma poi il film ci racconta anche qualcos’altro, che sta un po’ più in fondo rispetto la vicenda. Ci racconta che il tempo ammorbidisce ogni asperità, addolcisce ogni pensiero, cura molte ferite e spesso restituisce il meglio. Il professore sa aspettare l’amore della sua vita, e in questo senso assume una saggezza e bellezza personale quasi commovente. Sopporta il vedere la donna che ama andar via, in altre braccia. Ma il tempo gli restituirà proprio quell'amore. Una piccola ma bella storia di sottofondo, che però sa commuovere.

Poi nel tempo si vede anche la meravigliosa statura di chi subisce torti ma sa perdonare, forse perché sa vedere e giudicare oltre l’apparenza. Così quello studente che fu svantaggiato dal professore, anni dopo, nonostante sia venuto a sapere della “barata” a suo svantaggio, decide di portare nella classe del vecchio professore suo figlio.

Questo perché il tempo aggiusta si molte cose, ma dipende da quanto si bara....

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