La difesa della vita non può avvenire per legge

La difesa della vita non può avvenire per legge, altrimenti saremmo un branco di miserevoli, indegni del dono così grande che è il vivere. Il difendere la vita deve essere un istinto naturale di ciascun vivente.

Se mi soffermo un istante a pensare quanti sogni, ambizioni, sacrifici, sofferenze, lotte, speranze e via dicendo, fanno parte del mio vivere, come potrei pensare che la vita di qualunque essere vivente possa essere semplicemente difesa per atto legislativo o per dogma etico? La vita è così immensa che una legge non può nemmeno sfiorarla tanto trascurabile è la parola scritta a confronto del vivere stesso. Ora però ci sono diverse angolature legate al tema della difesa della vita e alcune di queste necessitano di una regola comune; regola che non può essere un deterrente, sempre perché allora saremmo degli indegni, ma piuttosto esiste perché tuteli la società nei confronti di chi compia atti contro natura, contro l'istinto di difendere la vita. E poi qualche considerazione eccezionale va pur fatta!

Una vita cessa per ragioni naturali. L'omicidio non è una ragione naturale, mai! Il suicidio nemmeno, ed è in questi casi tragici che ci si dovrebbe domandare a fondo se quella vita è stata difesa fino in fondo. La vita che cessa perché una cura medica, o psicologica, o solidale è stata fatta mancare, è una vita non difesa, e chissa' quante centinaia di persone quotidianamente perdono la vita per questi motivi. Vite abbandonate a loro stesse, come quelle dei senzatetto, dei poveracci esclusi dalla società fondata sul lavoro, che si sgretolano rapidamente per gli stenti e muoiono nell'anonimato: sono vite non difese, e per loro non vi è alcuna legge se non quisquiglie.

La difesa della vita non può essere uno slogan, un partito, una bandiera da agitare sulle prime pagine dei giornali oppure nei gazebo di piazza. Se siamo a questo punto siamo tutti dei miserevoli. La legge, se vuole difendere la vita, lo dovrebbe fare tutelando la vita in tutte le sue fasi: quella nel grembo materno, quella neonata, i bambini, i ragazzi, gli adulti, uomini, donne, anziani, clandestini, sani e malati. Difendere solo chi non è in grado di difendersi è da far west, e di questi tempi di "sparate" di questo tipo ne abbiamo sentite parecchie. E' difendere la vita stabilire che un clandestino possa essere denunciato da un medico?? Perché proprio al medico deve essere affibbiato questo compito?? E' chiaro che nell'animo del legislatore la vita del clandestino può essere oggetto di ricatto: se insisti a rimanere qui ci rimani da malato! Oppure ti toccherà andare da qualche medico furbo che farà i quattrini per non denunciare il paziente. Come al mercato insomma. Tutto ciò non è difesa della vita.

Difendere una vita è curare chi chiede di essere curato; è cercare di convincere chi non vuole essere curato a desistere dall'idea di soccombere al male. Ma difendere la vita non è obbligare alla cura chi decida consapevolmente di sottrarsi . Questo pensiero, che detto così può far stropicciare il naso a qualcuno, è applicato quotidianamente da migliaia di persone e suoi famigliari. Quante volte si decide di non far operare la nonna novantenne? Ciascuno di noi ha almeno un paio di storie in famiglia di questo tipo. Nessuno di noi, di chi ha preso decisioni così dolorose, si sente un "non difensore" della vita.

Difendere la vita perciò non significa "costringere alla vita". Questo atteggiamento entra in contraddizione con un mucchio di principi etici, sociali, persino legali, perché comunque alcune leggi già ci sono. Un effetto di una legge avviene già da tempo negli ospedali italiani. Fra qualche settimana dovranno operarmi ad un ginocchio (per la serie "lo sport non sempre fa bene…"). Prima di anestetizzarmi mi sottoporranno un foglio "liberatorio" che se io non firmo impedisce ai medici di operarmi. In America se uno non ha un'assicurazione sanitaria rischia di morire fuori dalla porta dell'ospedale. Come si vede, per ragioni legali e commerciali, si accetta che uno non si curi. E in questi casi l'assistente sociale non interviene, e nemmeno il presidio etico, e nemmeno si corre al decreto, perché si tratta di faccende di responsabilità civili e prettamente economiche. Tanto più dovrebbe essere garantito al singolo individuo di scegliere di essere curato o meno liberamente, per ragioni proprie, che senz'altro sono più importanti di quelle legali o commerciali.

Il medico che non infila in bocca a forza una medicina al paziente refrattario pratica eutanasia?
Non credo proprio. L'eutanasia è tale se viene esercitata senza il consenso del malato e attraverso un procedimento che provoca una morte innaturale. Inoculare un veleno, o una sostanza mortale è eutanasia, e chi la pratica non difende la vita. La naturalezza della vita e della morte sono da ritenersi tali se coincidono con ciò che accade normalmente ai sani. Non appena si renda necessario per la prosecuzione della vita una protesi esterna od un ausilio alle primarie funzioni vitali, la naturalezza della vita non può più essere invocata, a meno che non lo sia consapevolmente anche per il paziente stesso. Ad egli viene applicata una cura che il paziente deve poter accettare o rifiutare, come per la mia operazione al ginocchio.
Dire che staccare una macchina che tiene in vita è andare "contro natura" è pretestuoso. Il corpo, in natura, è circoscritto a se stesso, e la macchina non ne fa parte.

Il punto è che talvolta il paziente non può decidere, perché nella situazione in cui si trova non ha la facoltà di intendere e volere. Che fare allora? E' una faccenda di complessità intricatissima.

Se io fossi il paziente vorrei ( e lo scrivo chiaramente) che le persone che mi vogliono bene si fidassero dei medici che mi avrebbero in cura. Se per loro competente giudizio io non avrei speranze vorrei che "staccassero la spina".

Ma se io fossi davanti a una persona che amo, non so come reagirei. Credo che attenderei non so quanto, tenendogli la mano, nutrendola e curandola comunque.

Credo solo in parte al testamento biologico, perché solo davanti al fatto in essere si può decidere il da farsi; improbabile una decisione sincera a mente serena. Ma credo che nessuna legge potrebbe regolare una questione così intricata e così "umana". Alla fine solo le sensibilità delle persone coinvolte possono decidere caso per caso.

Lo ripeto a conclusione: non può esistere una difesa della vita per legge: la vita si può difendere solo per per istinto e per amore!

La legge: un buon parlamento potrebbe fare una buona legge, non in difesa della vita bensì che regolarizzi certe situazioni . Una legge fatta con le pinze e molto aperta. Aperta perchè deve rispettare MOLTO la famiglia del malato e le decisioni del malato stesso, nonchè dell'equipe di medici che segue il caso (chi conosce insomma). E nessun altro. La decisione: penso che non possiamo "immaginare" di vivere certe situazioni. Possiamo immaginare ma poi la decisione che prederemmo nella realtà sarebbe totalmente diversa se non opposta. Chi vive con dei valori sa benissimo come comportarsi in questi momenti. Quanto può resistere, a chi chiedere consiglio e quando (e se) è arrivato il momento di mettere la parola FINE. In definitiva la vita e la morte sono affari personali e, se non sono più affari personali, sono affari di chi ci sta vicino (madre, padre, moglie, marito, figlio, figlia, fratello, sorella). Tutto il resto è speculazione.
Dimenticavo...sopra ho parlato di "un buon parlamento". Attualmente non abbiamo un buon parlamento ed il legislatore è ubriaco. Quindi spero non venga emanata nessuna legge in proposito.
gremus
Si Fabio, sottoscrivo tutto il tuo commento!
Anonymous (non verificato)
sicuramente sarò cinica,ma sulla terra siamo in troppi,e una parte di questa terra muore miseramente senza colpa alcuna per la decisione della parte che possiede il potere di decidere... No! l' eutanasia è al suo modo una giustizia di un mondo ingiusto...
fabio (non verificato)
Dio ci da la vita e la toglie. Tutto il resto è un problema UMANO. Eutanasia, la si spaccia x nn far soffrire la persona.La verità?I genitori e parenti non ne possono +, e se ne disfano in quel modo.Non è una decisione saggia per affrontare il problema.Mio personale esempio:"mia nonna, morta 5 giorni prima di compiere i 100 anni, ha fatto i suoi ultimi 5 anni come un vegetale.Vestirla, lavarla, imboccarla, ogni giorno, ma proprio perchè era mia nonna, la madre di mio padre, abbiamo deciso di tenerla a casa nostra, nella sua camera, fino a che Dio non l'ha chiamata.Beh, orgoglioso di mio padre che ha preso questa nobile scelta.Altri se ne sarebbero liberati, magari lasciandola in una casa di riposo.Anche le persone in coma hanno dignità e diritto di vivere.
Anonymous (non verificato)
scusami, ma per me il coma non è vita! essere vivo è una condizione d' essere cosciente di poter vedere il mondo intorno a te ,sentire. amare, ...ed è già difficile tutto questo... personalmente desidero la morte che sopravvivere in coma...

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