L'Europa che non c'è

L'Europa che non c'è

To': l'Europa! Quando domenica ho letto l'editoriale di Renato Ruggiero sul Sole 24 ore, dedicato all'Unione Europea, mi sono sentito trascinare a qualche anno fa'. Bei ricordi, il sogno dell'Europa unita; bei discorsi, la tassa per l'Europa (o per l'Euro?), le cerimonie, la bandiera blu con tante stelle, propositi e progetti. Che ne è rimasto?

A già: c'è l'Euro. E poi?. C'è un parlamento europeo, una commissione europea, palazzi, uffici, sottocommissioni, eppure i frutti di questa favolosa struttura sfuggono, tanto che viene da chiedersi cosa facciano davvero in quelle aule, in quelle stanze! Persino il sito del Parlamento Europeo è pieno di progetti propositi e pensierini: le visite dei deputati in Medio Oriente, le strategie (sulla carta) per i diritti umani, i premi a Tizio e a Caio, la visita di Baglioni al Parlamento (ma dai! davvero?), accordi sulle prospettive (e sarebbe ora di fare anche qualche retrospettiva), giochini, chiacchiere e distintivi.

Sarebbe carino se uno dei più di settanta europarlamentari italiani ci raccontasse ogni tanto cosa stia facendo al Parlamento europeo. Qualche ragguaglio, almeno per far vedere che ci sono, che sono svegli, che si guadagnano al minimo con la presenza quella bella fetta di bilancio pubblico che la pubblica amministrazione dedica loro. L'Eurodeputata Gruber, ad esempio, oltre che scrivere libri e viaggiare, di cosa si occupa al Parlamento Europeo? L'Eurodeputato Prodi (Vittorio) che fa? Ma anche Mussolini, Rivera, Albertini, Bossi, per citarne solo alcuni.

La verità è un'altra e Renato Ruggiero non ha torto. L'Europa dovrà diventare una cosa seria e non una ricollocazione temporanea di stampo vagamente clientelare. Dimentichiamoci di far fronte a potenze economiche massicce quali la Cina, la Russia, che si da da fare non poco: vedi affare Gazprom grazie al quale vende in Europa il Gas ad un prezzo 5 volte superiore di quanto lo venda sul mercato interno, e questo per il semplice motivo di poter negoziare con tanti interlocutori diversi invece che con un interlocutore unico. Ma poi c'è anche l'eventualità di confronto con un futuro medio oriente potente, con alla testa l'Iran ad esempio, in grado di competere sui mercati con una forza non trascurabile. Poi c'è l'India e la solita America. Com'è pensabile che l'Italia da sola, la Francia o la Germania possano competere alla pari con questi colossi?

La miopia, che sta sottovalutando il potenziale di una Unione Europea un poco più sostanziosa di una semplice area con unica moneta, non aiuterà nei processi di adattamento ad un mercato globale mutato e mutante. Le visioni particolariste, funzionano se si tratta di cultura, costumi, lingue e tradizioni, ma in tema economico sono quanto di più anacronistico vi sia. Non resta che augurarci che chi di dovere infili gli occhiali per vedere lontano, oltre il proprio conticino.
E quando un Eurodeputato promuove un suo nuovo libro domandiamogli dove ha trovato il tempo per scriverlo. Se l'ha scritto sui banchi del Parlamento europeo, allora sappiate che la nostra copia l'abbiamo già pagata!