Neolaureati e vecchie guardie

Neolaureati e vecchie guardie

La famiglia, i Dico, le pensioni, le tasse, la legge elettorale. Tutti argomenti da prima pagina, tutte questioni tanto potenti da determinare le sorti di questo o quel governo, di questa o quella coalizione.
Poi nelle pagine interne, laddove si scorrono i titoli con occhio rapido, appare una notiziola di quelle che pesano ormai come le cronache sanremesi: "chi si laurea trova lavoro a fatica". Davvero?
E che se ne fanno, i giovani senza lavoro, delle difese della famiglia, dei Dico, delle pensioni, delle leggi elettorali, per non parlare dell'abbassamento elettorale delle tasse, così simile alla restituzione dell'eurotassa?

La notizia è di quelle che fanno venire i brividi, ma solo a quelli che hanno meno di una certa età, cioè non a quelli che decidono se un governo è più o meno buono secondo il solletico che fa al conto in banca.
In pratica sembra che solo la metà (meno per le lauree triennali) dei laureati riesce a trovare occupazione entro il primo anno dalla laurea. E già questo è un cattivo segno.

Ma poi c'è pure la constatazione che solo il 40 per cento dei laureati riesce a conquistare un contratto a tempo indeterminato, mentre sono cresciuti enormemente (tra il 40 e il 50 per cento) le collaborazioni atipiche, che ormai stanno diventando molto "tipiche".
Gli stipendi di chi lavora? Si va dai 969 euro ai 1.042. Tendendo conto che si tratta di persone che ancora devono comprarsi casa, devono accantonare per la pensione ecc. ecc. siamo sotto qualunque soglia di povertà continentale.

E se poi si va a guardare come vanno le cose dopo cinque anni si scopre che solo l'86,4 per cento dei laureati lavora (l'89 è la media europea) e gli stipendi vanno dai 1.167 ai 1.355 euro. Se si considera l'universo femminile tutte le cifre vanno abbassate (tranne quella riferita alla precarietà) e non di poco.

Ma tutto ciò non è abbastanza pesante da condizionare l'attività di qualunque governo, di destra o sinistra che sia.
I nostri governi hanno a cuore chi il lavoro già ce l'ha, i pensionati, e le loro famiglie, perché è chiaro che ad un giovane squattrinato la famiglia fa lo stesso effetto del miraggio d'oasi all'assetato nel deserto.

La gerontocrazia è ormai al potere, e lo si vede pure da chi si è appollaiato sullo scranno da censore del governo, agguantando il pulsante in/out. Non sono i giovani senatori neoeletti, quelli che si sono costruiti il loro consenso attraverso internet, discutendo con i giovani, vivendo una realtà comunque prossima alla fascia di chi entra nel mondo del lavoro o di chi ci è entrato da poco.

Ma non sono nemmeno gli anziani senatori comunque eletti. Chi affossa o premia un governo è il gruppo delle vecchie guardie, dei senatori a vita, senatori della vita che ormai non hanno nulla ne' da perdere ne' da guadagnare, giacché saranno stipendiati da noi tutti, destra o sinistra, a vita. Cosa volete che interessi loro della sorte dei giovani laureati, dei loro conti in banca, delle loro famiglie.

La difesa della famiglia oggi significa e deve significa restituire ai giovani la possibilità economica di costruirsela, e ciò lo si fa ponendo in cima alle proprie liste, alle proprie pagine, ai propri discorsi la revisione del sistema universitario, la revisione di molte politiche del lavoro, la revisione degli equilibri sociali con un occhio di riguardo ai giovani.

A questo governo, posto che resista più di una bella stagione, dico (voce del verbo dire): se hanno qualche quattrino in più che ce ne importa di una riduzione elettorale delle tasse.
Provino, se ne sono capaci, ad utilizzare queste risorse per mettere mano alle questioni del lavoro e dei giovani.

Se ne sono capaci ripeto. E se ne hanno l'età per capirci qualcosa!