Nigeria: 250 (o forse piu') morti bussano alla nostra porta!

Per quante morti vere o presunte si è deciso vent'anni fa' di smantellare il piano nucleare in Italia?
E quante morti, invece, ha provocato la monovisione energetica orientata esclusivamente ai combustibili fossili, e particolarmente, al petrolio?

Alla cifra di vittime certamente enorme, comprese quelle di tutte le guerre in medio oriente, oggi se ne aggiungono altre 250, o forse 500 o addirittura 700. Sono morti nigeriani, morti di una terra dove gli interessi petroliferi stanno conducendo al baratro milioni di persone. E noi non possiamo far finte di non vedere ancora una volta.

La scandalosa disattenzione dedicata al Darfur, alla Somalia, al Kashmir, e altre, sono talvolta malamente giustificate dal fatto che in questi teatri le mostruose guerre hanno origini religiose, tanto per cambiare.
Ma in Nigeria la catastrofe sempre più imminente ha origini che con le religioni hanno ben poco a che fare, e che invece vedono tutti noi, azzurri, rossi, ed anche verdi, coinvolti in prima persona. Siamo noi che abbiamo deciso, in nome di uno sviluppo tecnologico pulito soltanto fra le mura della nostra casetta, di "sbattercene" della sozzeria che lo stesso progresso petroleoso ha diffuso in buona parte del pianeta.

In Nigeria il petrolio c'è, così come in Europa c'è la cultura e così come in America c'è una conoscenza tecnologica. Nessuno si sognerebbe di andare negli USA e ottenere ricchezza tecnologica senza pagarla agli statunitensi stessi. Perché allora in Nigeria le compagnie petrolifere di mezzo mondo, Italia compresa, devono succhiare oro nero senza distribuire un minimo di redditività  ai nigeriani? Perché io devo pagare la benzina a più di un euro al litro distribuendo dividendi allo stato, alle compagnie petrolifere e niente a chi ha la propria terra sopra ai giacimenti di petrolio?

I morti di oggi non sono vittime della delinquenza nigeriana, così come sibillinamente vogliono farci credere. Sono vittime della disperazione, di chi non ci sta' a vivere come disperati per permettere ad altri di rimpinguarsi nei pantagruelici pranzi natalizi a loro spese.
Il peggio è che è solo l'inizio di qualcosa che sta piano piano degenerando, ora dopo ora. E che noi occidentali industrializzati stiamo sistematicamente sottovalutando.

I tre italiani rapiti in Nigeria non valgono meno delle due Simone o della giornalista del Manifesto (peraltro l'unico giornale che appare essersene accorto). Ma sorprendentemente sembra che ci sia un tappo fra la loro terribile avventura e la nostra opinione pubblica. Non si vedono appelli, nè fiaccolate, nè cronache spasimanti. Eppure quei tre italiani stavano lavorando per i pozzi che ci forniscono calore, conforto e svago. Sarebbe ora che ce ne occupassimo seriamente.

L'umanità  sarà  anche gaudente e disperata, ma in questi casi mi pare un po' str..za. Con rare esclusioni!