Turismo vittima della scuola

Turismo vittima della scuola

Capita che una nuova proposta risulti bizzarra non tanto per i termini della proposta stessa, piuttosto per le ragioni che hanno spinto ad escogitarla. Così l'idea rutelliana di riorganizzare il calendario scolastico è curiosa perché non trova, come ci si aspetterebbe, motivi nelle mutate esigenze della famiglia moderna, costretta a barcamenarsi nei tre mesi di figli a casa; le ragioni che animano il ministro dei beni e attività culturali sono invece turistiche: più vacanze durante l'anno, più ponti, più feste comandate, significherebbe più viaggetti, gite e scappatelle. Sarà vero?

L'idea di Rutelli stride con i dati che provengono dagli operatori turistici: le città non si vuotano e i gestori delle infrastrutture registrano cali di presenze preoccupanti. Eppure le scuole sono chiuse da più di un mese e siamo in periodo di vacanza. La prima impressione è che la ragione del calo di animosità turistica degli italiani non sta negli impedimenti scolastici ma in qualcosa di molto più subdolo e pernicioso: il sistema turistico italiano - a causa di politiche economiche scellerate, della malcelata idea che il turista sia un "pollo da spennare" e del pessimo rispetto proprio per i "beni" culturali che fanno della penisola a stivale l'Italia - sta implodendo. Perché far vacanza ammassati in un albergo dove ti trattano peggio che al supermercato e dove la spiaggia libera è più sozza dei giardinetti dietro casa? In Italia, per il turista, è diventato tutto carissimo, al limite dell'onesto; a partire dall'acqua sui tavoli dei ristoranti, che in America ti portano gratis appena ti siedi al tavolo e che qui invece te la vendono come se fosse Chianti pregiato. Un week end turistico può costare ad una famigliola di quattro persone un quarto dello stipendio. Potrebbe passare se i servizi ottenuti fossero principeschi, se i ristoranti non ti facessero rimpiangere la cucina di casa tua, ma ciò non è nella maggior parte dei casi. Nell'ultimo mese ho voluto sperimentare due ristorantini nel centro di Milano, di quelli che per il prezzo ed il richiamo sono scelta privilegiata di turisti e viaggiatori. A fronte di due "pelate" (quaranta euro a testa per un primo semplice, un secondo modesto, dolce, acqua e coperto) ho rimpianto di non essermi fiondato in un "Ciao" od un "MacDonald's". Il cameriere ti propone un menù lungo quattro pagine, come se avessero riserve e cambuse da transatlantico. Spesso ti allegano un foglietto con le proposte del giorno. Scegli fra quelle ed incroci piatti immangiabili. Eppure, quando ci si siede in un ristornate tedesco, o spagnolo o persino francese (la Camargue comunque è diventata economicamente inavvicinabile), è tutto più semplice. Con un unico piatto te la cavi, le scelte non sono moltissime e, a parità di prezzo, non mangi porcherie. Perché il punto non è solo quello della competitività economica con le offerte straniere. La differenza la si potrebbe fare anche sulla qualità dei servizi e dell'accoglienza. Un tempo le "pensioni" romagnole erano a soddisfazione garantita. Camere dignitose, buona cucina, clima famigliare il tutto a costi convenienti. Oggi non è più così, non solo in Romagna ma in quasi tutta Italia. Ho sempre fatto vacanze improvvisando e scegliendo alberghi e ristoranti a caso. Fino a solo dieci anni fa era raro incappare in fregature. Oggi è raro il contrario. A meno che non ci si predisponga a spalancare il proprio portafoglio fino al limite rosso. Un amico si è recato in agenzia per prenotare una vacanza di una settimana in Abruzzo. Hotel tre stella a Silvi Marina per una settimana per quattro persone: 2000 Euro. Due settimane a Fuerte Ventura costano 2500 Euro compreso il viaggio aereo. Ovvio che abbia scelto le Canarie. Una volta che si è fatto capo ad un albergo non si sono coperti tutti i costi, come avviene alle Canarie. Lì le spiagge libere sono magnifiche, pulite e con bagni e docce accessibili gratuitamente. Dalle nostre parti, a Loano ad esempio, se uno si siede sugli scogli, si ritrova davanti un cartello con scritto che su quegli scogli sarebbe vietato sostare, per non parlare degli strapuntini di spiagge libere messe a disposizione dei turisti-pecore. E poi viene la sera. Da quasi trent'anni opero nel settore della cultura e spettacolo, e da quasi trent'anni mi chiedo come sia possibile che Salisburgo abbia fatto di Mozart il centro focale del proprio richiamo turistico mentre l'Italia, patria di musicisti, letterali, pittori ed architetti famosi nell'intero mondo, debba affidarsi a Miss Muretto o alle sagre della salamella. Faccenda questa che ad un ministro dei Beni e delle Attività culturali dovrebbe stare a cuore. E invece salta fuori la proposta di modellare l'anno scolastico ad uopo turistico. E perché non rimodelliamo anche gli orari di lavoro e magari pure gli stipendi, ad uopo turistico?