Crisi, cultura e telecomunicazioni

Crisi, cultura e telecomunicazioni

La cultura in Italia è mortificata da decenni. In questi giorni sono d'attualità le tristi vicende del Maggio Musicale Fiorentino, ma se andassimo a contare quante istituzioni musicali, teatrali, artistiche e culturali di ogni genere sono state abbandonate negli ultimi trent'anni, matureremmo il legittimo sospetto che l'annichilimento della cultura sia frutto di una strategia, dalla quale c'è chi ha tratto vantaggi di ogni tipo, economici e politici.

L'affermazione della teoria per la quale l'umiliazione della cultura è dovuta alle ristrettezze economiche dei tempi di crisi, fa parte anch'essa della strategia. Lo "Stato" diventa il colpevole, e tutto finisce lì. Ma se si provasse ad allargare la prospettiva d'analisi il disegno strategico potrebbe farsi più evidente.

Proviamo a concentrarci sulla musica, tanto per iniziare. Dall'avvento del Web la musica è stata probabilmente l'espressione artistica più penalizzata. In Italia decine di orchestre, teatri lirici e associazioni musicali hanno dovuto cessare la loro attività perché non più in grado di sopravvivere economicamente. Le case discografiche hanno visto i loro profitti scendere a capofitto, e pure il settore delle radio private si è ridimensionato drasticamente: molte di queste se la cavano grazie all'autofinanziamento. Come conseguenza di tutto ciò migliaia di musicisti, con decenni di studio alle spalle, si sono ritrovati con il "sedere per terra", costretti a reinventarsi svariati stratagemmi per sopravvivere, subendo umiliazioni di ogni tipo.

La passione musicale, che di fatto in questi decenni non si è mai smorzata, è stata dirottata dalle sale da concerto, dai teatri, dai negozi di dischi e dalle radio, verso il Web, comodo e gratuito. Gratuito fino ad un certo punto!

E' vero che chiunque può da anni scaricarsi dalla rete tutto ciò che vuole, ma la rete, l'accesso ad essa, ha un costo rilevante per ogni singolo utilizzatore, fra l'altro più ingente in Italia rispetto a molti altri paesi industrializzati. Questo costo, che continuiamo a pagare per connettere i nostri PC, Smartphone e Tablet, va ad alimentare le casse degli operatori di telecomunicazioni, che per quanto riguarda quelli che battono bandiera italiana, sono dei veri e propri "pozzi senza fondo" capaci di raccontare di essere economicamente in crisi mentre sperperano i loro quattrini in scelte sbagliate e ingenti benefit per quadri e dirigenti. 

La musica ha costituito per il Web un immenso strumento d'evoluzione; non è certo per la diffusione delle mail che la rete ha dovuto progredire verso performance sempre più elevate. Lo streaming audio e video ha reso necessario inventare la banda larga, poi il 3G e oggi l'LTE. Gli operatori hanno naturalmente ribaltato sugli utenti i costi dei loro investimenti, lasciando però che sulle loro reti venisse totalmente bandita ogni forma di riconoscimento del diritto d'autore e di proprietà intellettuale.

Gli operatori di telecomunicazione insistono nel vendere a caro prezzo i loro servizi, propinando spesso agli utilizzatori connettività molto costose ma inutili e limitanti. Una di queste soluzione è l'HDSL, che può arrivare anche a un costo di 400 Euro al mese ma che viene propinata deliberatamente anche dove una semplice connessione da 20 euro al mese sarebbe sufficiente.

Per questa ragione  il ritornello per il quale la cultura nei momenti di crisi debba giustamente subire tagli più di altri settori comincia a suonare stonato. La cultura è stata affossata per ragioni spesso strategiche, e gli operatori di telecomunicazioni hanno avuto il loro tornaconto, economicamente rilevante.  

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