Il cambiamento

Il cambiamento

La storia è tratta da un quotidiano. Lui e lei sotto i trent'anni. Lui timidissimo, introverso, pantofolaio per forza e non per scelta. Tant'è che si va ad innamorare di lei, estroversa, brillantissima, relazioni sociali al top, interessi di tutti i tipi. Lui stenta a dichiararsi a lei, poi ci riesce. Lei dice sì. E' fatta: sono insieme. Passano i mesi e succede l'imprevedibile.

Lei taglia molte relazioni sociali, rinuncia a molti interessi, asseconda la timidezza di lui indossando molte volte le pantofole e rimanendo a casetta a coccolarsi il fidanzato. Un anno e la coppia scoppia: è lui che la pianta. Motivo?

Per amore si fanno molte cose, alcune belle, alcune giuste, altre sbagliate o sbagliatissime. La più sbagliata è smettere di essere se stessi pensando che l'altro o l'altra in fondo ci preferiscano diversi da come si è. Sarebbe come se al ristorante uno scegliesse di ordinare un piatto di fettuccine al ragù e il piatto stesso, vedendoci in faccia, decidesse di trasformarsi in una minestra ospedaliera. E' ciò che siamo nell'integrità che piace a chi ci sta di fronte, normalmente; se così non è, e accade spesso, la faccenda può essere più complessa, ma questo non è l'argomento di questo post.

La mia riflessione è sul senso del cambiamento, su quella metamorfosi che spesso ci imponiamo, perché ci capita di pensare di non essere all'altezza delle situazioni, di non piacere agli altri, o perché non siamo soddisfatti di noi stessi. Peggio ancora quando il cambiamento ci viene imposto.
La mia idea, forse un po' provocatoria, è che il cambiamento per se stessi in fondo non è applicabile se non in lunghissimi processi che potrebbero durare un'intera vita.

Noi siamo ciò che siamo per un reticolo complessissimo di ragioni. Un timido non lo è perché la mattina decide di indossare lo sguardo impacciato stando a vedere cosa succede. Al contrario non si diviene brillanti per progetto. Ci si ritrova una faccia, un corpo ed un carattere dopo che le vicende della vita ci hanno plasmato. Addirittura, e la cosa mi ha sorpreso non poco, gli studiosi delle neuroscienze sostengono che la personalità è condizionata a livello genetico: una scarsa attività del gene D4DR nel cromosoma 11 corrisponde ad una carenza di dopamina, un importantissimo neurotrasmettitore, in grado di modificare la reazione cerebrale agli eventi che ci circondano.
Ma lasciando da parte le considerazioni genetiche, è pur vero che la personalità è una componente del nostro essere, un poco più malleabile rispetto al colore dei nostri occhi ma di certo non configurabile cambiando il software che gira fra le nostre sinapsi.

Un'altra ragione che impedisce veri cambiamenti stabili è il rigetto che il nostro stesso ego prima o poi oppone all'interpretazione di una personalità che non ci è propria.
E' vero: la lei della storia che ho raccontato sopra avrebbe potuto resistere uno, due, forse cinque anni ma poi credo proprio che il desiderio di ritrovare quella dimensione di vita che aveva in origine l'avrebbe portata al rigetto, al desiderio di tornare ad essere, almeno in parte, ciò che era: una ragazza estroversa con voglia di buttarsi nei vortici di vita.

Certo, ci si può imporre una disciplina di vita, rinunciando ad essere ciò che si è. Si può decidere di percorrere una via di sacrificio per ragioni più o meno forti ma poi, inesorabilmente, arriva il momento del "ne valeva la pena?" - una domanda tragica se piomba in testa, ed è ancora più drammatica se, come mi è capitato di sentire, a porsela è una persona prossima al termine dell'esistenza.
Ognuno di noi è un "unicum" ineguagliabile ed irripetibile. Ognuno di noi ha una personalità che può essere scomoda per alcuni ma meravigliosa per altri.
Un magnifico vestito, il più bello che sia mai stato disegnato, non trova molte figure capaci ci rendere tutta la sua bellezza. Che si fa? Si modifica il vestito per renderlo più popolare? Essere un bel vestito è un po' più dura, ma non impossibile!

Con tutto ciò non voglio dire che alcune asperità, alcune cose che proprio non ci piacciono di noi stessi non possano essere mitigate, diluite, rese meno incidenti. Ma ciò passa necessariamente attraverso un processo di analisi che comporta l'individuare i motivi che stanno dietro un modo di essere. Spesso la sola consapevolezza ci porta a dominare meglio noi stessi e le nostre reazioni. Ecco allora che curiosamente il vero cambiamento attuabile è tornare ad essere noi stessi, recuperare ciò che spesso, per una ragione o l'altra, si è un tempo annichilito, sotterrato sotto coltri di autolesionismo camuffato da condiscendenza.

Ciò che siamo davvero è in gran parte la nostra bellezza. Spesso ce ne dimentichiamo!

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