Elogio alla moderazione

Elogio alla moderazione

La moderazione non è possibilità ma piuttosto una disposizione all'essere, un modo di calarsi nel vivere, una filosofia. Moderarsi non significa accontentarsi o nuotare in un perenne mare mediamente limpido, mediamente bello, mediamente calmo. La moderazione giusta è quella che evita l'esagerazione, il parossismo, l'estremismo come scelta di vita. Ci si può lanciare in un fuoripista incredibile, e poi la domenica dopo giocarsi tutto al tavolo da poker, ma concepire una vita intera agli estremi di ciò che essa può offrire equivale a perdersi tutto ciò che sta fra i due estremi e, nel complesso, a rendere l'esperienza forte una banale routine.
La moderazione invoca la molteplicità delle esperienze. E' la chiave d'accesso ai confronti culturali, alle relazioni sociali, al creare un mondo di linee dialettiche, dove ogni campanile suona la propria musica senza la pretesa di azzittire tutte le altre campane.
I buddisti chiamano la moderazione la "Via di mezzo", e ne fanno un pilastro della loro disciplina spirituale. Ma anche Aristotele, nell'etica nicomachea, esalta l'importanza del "giusto mezzo", unica via per ottenere le virtù propedeutiche alla felicità.

Ma la moderazione è una delle virtù meno diffuse fra gli uomini. E non ho dubbi a mettermi anch'io fra quelli che vorrebbero attuarla ma troppo spesso cadono nella tentazione dell'estremismo.
Al di là delle esperienze di vita, che senz'altro meritano di essere vissute con spirito avventuriero e coraggioso, la mancanza di moderazione che nuoce di più all'intera umanità è strettamente legata ai rapporti sociali, al porsi l'uno nei confronti dell'altro con le proprie idee, le proprie convinzioni, il proprio bagaglio di esperienze e di vita.

L'uomo vive quotidianamente una contraddizione di fondo: da una parte cerca di apprendere, di leggere, di conoscere il mondo attraverso ciò che altri uomini hanno pensato, scritto e tramandato; dall'altra, nel momento in cui l'uomo pensa, parla, scrive e tramanda, difende il proprio pensiero come se fosse l'unico possibile, come se debba essere condiviso universalmente, indiscutibile e radicale.

La contraddizione risiede nella convinzione che avere un pensiero, un'idea, che può anche essere estrema se non provocatoria, presupponga il pubblicarla e difenderla con uguale estremismo o atteggiamento provocatorio.
E' maledettamente difficile entrare nell'ordine di idee per il quale un mio pensiero è interamente giusto per me stesso, ma può non esserlo per l'altro.
E' ancora più difficile ammettere che ascoltando il pensiero dell'altro io possa trovare elementi nuovi per aggiustare il mio pensiero.
E' praticamente difficilissimo rendersi conto che la cultura di un dato periodo rappresenta, nonostante tutto, l'insieme composito di tutti i pensieri in essere in quel periodo.
Ad esempio, può senz'altro esistere una minaccia relativista; ma nel momento in cui il mondo pone a confronto ineluttabilmente, braccio a braccio, diverse culture, giudicare una inevitabile osmosi come processo relativista significa, di fatto, abbandonare il "giusto mezzo".

Aristotele considerava il "giusto mezzo" l'unico modo per costruirsi e fondare un apparato etico sostenibile ed estendibile a tutta l'umanità. Moderazione, in tema di etica, non è rinunciare a difendere i valori in cui si crede, ma significa scegliere di porre alla base del proprio pensiero etico quelle virtù che già aveva individuato Aristotele: la temperanza, la liberalità, la magnanimità, la mansuetudine e la giustizia.

Tutto ciò non significa, ad esempio, che si possa moderatamente concedere di praticare l'aborto come metodo anticoncezionale, e nemmeno che si debba moderatamente consentire ad una coppia di omosessuali di concepire un figlio attraverso meccanismi che vanno oltre qualunque fondamentalismo.
Però nemmeno la minaccia di scomunica ai parlamentari è atto moderato, anche perché se davvero si dovesse procedere a scomunicare chiunque non rispetti la vita nel mondo, temo che ci sarebbe davvero un gran da fare.

La giusta via etica non può che essere tutelata da uno stato laico e democratico, il quale ha nella sua costituzione e nel suo motore parlamentare la massima espressione della ricerca del "giusto mezzo".

Troppe volte si condanna il parlamento per i frutti che produce, ma il problema non sta nel suo essere, nella sua costruzione, nei suoi meccanismi di funzionamento. Il problema risiede nell'influenza spropositata che alcuni fattori esterni hanno sugli uomini che vivono il parlamento.

I membri parlamentari devono rispondere alle istanze che nascono nella società civile, senza nessuna esclusione. La società civile, perciò, ha il diritto, senza nessuna esclusione, di esprimere le proprie posizioni. Il parlamento deve infine distillare il cuore di tutte queste posizioni ed individuare, democraticamente, una via di soluzione giusta, la via di mezzo insomma.

Se il parlamentare deve però rispondere oltre che alla società civile, oltre che, ovviamente, alla propria coscienza, anche alle minacce di questo o quel componente della società civile, allora il parlamento cessa di essere un baluardo della democrazia.

La moderazione ha un potere immunizzante verso l'incoerenza. Essere moderati significa prendersi un attimo di tempo per riflettere, prima di cavalcare cavalli imbizzarriti che saltano e si agitano ma non sanno bene dove andare.

Il family day, ad esempio, è ormai un cavallo pazzo, dove ormai chi non partecipa è praticamente un asociale, visto il carattere da sagra primaverile che sta assumendo, e dove la famiglia è evidentemente un pretesto.
Noi viviamo in uno stato che ha le politiche per la famiglia fra le più arretrate in Europa. Lo stato dove gli asili nido sono una lotteria, dove fino a qualche tempo fa il latte in polvere era soggetto all'Iva degli oggetti di lusso, e dove dai primi di giugno a metà settembre i ragazzi vengono lasciati allo sbando, costringendo i genitori lavoratori a salti mortali inenarrabili.

Quale sarà invece il tema del family day? Sarà una sciocca legge, che secondo me merita semplicemente di essere discussa, ridiscussa, modificata o derubricata in parlamento. Invece se ne fa una questione di parossismi incrociati, parossismi che addirittura stanno spingendo alcuni di quelli che un tempo si dicevano appartenenti alla "casa dei moderati" a inseguire posizioni estreme, omofobe e perniciose.

Un esempio di moderazione è invece questo articolo di Benedetto Della Vedova che condivido totalmente. In questo caso la moderazione stimola la coerenza.

Moderarsi insomma significa anteporre il proprio pensiero alla difesa delle proprie posizioni o roccaforti.
Moderarsi significa essere consapevoli che il nostro pensiero è tutto per noi, ma solo una molecola nell'insieme dei pensieri che ci circondano.

Moderarsi è tuttavia difficile. Sono il primo a riconoscerlo!

Come al solito quoto l'autore di questo blog. La moderazione è spesso dote trascurata (naturalmente anche dalla sottoscritta...)in generale, ma dai politici, da quelli che si sono autoleletti come in una casta divina (nessuna possibilità di scegliere, alle ultime elezioni politiche...), beh in loro è particolarmente carente...e le posizioni BDV, anche se qualche volta hanno mostrato qualche scollamento, ultimamente sono state accettabili anche per me.
gremus
E come al solito ringrazio e ristimo Inyqua

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