Studiare musica senza scorciatoie

Studiare musica senza scorciatoie

Arturo Benedetti Michelangeli

Tempo fa andavano di moda i Corsi Rapidi per imparare qualunque cosa in poche ore: l’inglese, sciare, cucinare o anche imparare a suonare uno strumento musicale. “La chitarra in 24 ore”, e chissà quanti hanno creduto davvero in metodi così prodigiosi. In realtà, in 24 ore, si riesce a malapena a capire come accordarla una chitarra e per tutto il resto ci vogliono sempre giorni, mesi e anni.

Ovviamente tutto dipende dalle aspettative che ci si pone, ma persino il semplice fare su e giù col plettro, cercando di imbroccare accordi udibili, necessita di una pratica che ha nel tempo uno dei suoi elementi fondamentali. Tempo per imparare e metodo. Di questi vorrei parlare oggi.

Si può suonare il pianoforte in molti modi, e non mi riferisco alla cifra qualitativa. Si può fare Jazz al piano, oppure limitarsi a fare qualche accordo per accompagnare, oppure affrontare il grande repertorio classico. Le tecniche ed i metodi sono talvolta assai differenti. Nel jazz, ad esempio, è necessaria una conoscenza strutturale, ritmica ed armonica del brano che si esegue, di gran lunga superiore a qualunque altro genere, mentre l’apporto tecnico è importante ma non trascendentale. Viceversa affrontare Beethoven, Liszt e Chopin necessità di un dominio tecnico assoluto, mentre non è così scontato che i grandi virtuosi classici conoscano a fondo la struttura armonica del brano che eseguono (anche se sarebbe consigliabile).

Una volta individuato il genere che si desidera affrontare è buona prassi affidarsi ai metodi che hanno una comprovata affidabilità confermatasi nel tempo. Per studiare il pianoforte classico il percorso canonico dei dieci anni minimi ha una solidità che va ben oltre l’abitudine. Oltre a questi dieci anni c’è poi tutto il percorso di continua scoperta ed evoluzione che il pianista protrae per il resto della sua esistenza. Però, ripeto, quei dieci anni sono fondamentali, ben misurati, motivati da ragioni didattiche precise.

Sto un po’ girovagando attorno al fulcro del discorso, ma ora ci arrivo.
Il fatto è che si stanno diffondendo sempre più dei piani di studio (e scuole), anche apparentemente autorevoli, che vorrebbero affermare il principio che le prassi ed i tempi che per decenni hanno plasmato generazioni intere di strumentisti siano ormai antiquati. Non mi riferisco ai libri usati, o ai sistemi che ogni docente adotta, i quali hanno naturalmente subìto un processo di attualizzazione. Mi riferisco proprio alla programmazione generale, al piano di studi.

Continuando a tenere come esempio il programma di studi relativo al pianoforte classico, esso, nella sua struttura consolidata, consente al pianista di acquisire solidità tecnica ed esperienza, elementi che si apprendono attraverso alcuni passaggi obbligati (lo studio di Bach ad esempio), l’approfondimento di alcune particolarità tecniche e soprattutto la ripartizione di tutto questo lavoro nel tempo, affinché ogni capacità acquisita si consolidi nella mente e nelle dita del pianista.

In musica non esistono scorciatoie o sistemi innovativi per imparare a fare tutto in metà tempo. Si racconta che il famoso pianista Arturo Benedetti Michelangeli trascorresse ore ed ore su di un unico trillo, benché agli orecchi dei vicini sembrasse già perfetto dopo pochi minuti. In realtà ogni musicista sa che non basta che un trillo risulti perfetto a casa propria, mentre si studia. Esso deve essere immacolato durante il concerto pubblico, magari sotto quella lieve emozione che alla fine avviluppa tutti, persino i più grandi. Ecco perché la ripetizione, i tempi dilatati, i programmi di studio spalmati su tanti anni sono necessari. Si deve apprendere la tecnica pianistica e la si deve consolidare per poterne fare sfoggio in pubblico. Questo lo si ottiene solo col tempo.

Se perciò incrociate dei programmi di studio che promettono di ottenere un diploma di pianoforte classico in cinque anni, è assai probabile che quel piano di studio non vi consenta di affrontare i brani che invece sono alla portata di chi prende un diploma basato sui piani di studio consolidati.

Questo vale per tutti gli strumenti, genere per genere. Non si può imparare a suonare la chitarra in due anni, nemmeno il sassofono in tre o altre proposte analoghe.

Fidatevi perciò delle scuole e dei docenti che adottano i piani di studio più diffusi e consolidati. Altrimenti potreste diventare dei pianisti classici che, dopo il diploma, si ritrovano ad avere difficoltà ad affrontare le Invenzioni a tre voci di Bach (i pianisti sanno a cosa mi riferisco….), anche se poi magari sanno improvvisare benissimo su “God save the Quenn”!

Complimenti bell'articolo!Penso che indipendentemente dal tipo di genere che si intende iniziare
si debba iniziare sempre con lo studio della musica classica, non trovi?
claudio (non verificato)
da un po' di tempo sto studiando da autodidatta il piano.ho 45 anni non so quanto tempo ci vorra' affinche' riusciro' a mettere insieme tutti i tasselli per poter dire , si' riesco a strimopellare. ti posso dire che prendo una notizia a volte su internet o un metodo a volte guardo da vicino i pianisti che si alternano qui al duomo di milano. cerco di rubare il trmine esatto, qua e la, notizie e tecniche. so bene che comunque ci vorrebbe un maestro, non me lo posso permettere.so bene che mi ci vorra' molto piu' tempo, ma sono in compagnia della passione che ho per questo strumento.ad esempio ormai saranno circa 3 mesi che studio la chiave di basso.ho trovato un sito dove danno la possibilita' di esercitarsi.ma puoi dirmi esattamente quali sono le tappe da percorrere fin dall'inizio? e cosa ne pensi della mia situazione? grazie ciao claudio.
gremus
Ciao Claudio. Innanzi tutto devo dirti subito che la tua situazione è molto più diffusa di quanto pensi. Nella fattispecie aggiungo che la passione può farti raggiungere traguardi inimmaginabili. Qui su gremus oltre agli articoli di musica propongo anche alcune riflessioni, ed un leimotiv che spesso ribadisco è che stare a pensare a come potrebbero andare le cose si perde tempo prezioso. Lasciarsi invece trascinare da ciò che appassiona o che addirittura si ama è l'unico senso del vivere e l'unico modo per lasciare che la vita stessa ci faccia arrivare addosso ciò che più si desidera. Per cui io vedo la tua situazione bellissima. Sinceramente le tappe dipendono però da ciò che del pianoforte ti appasiona maggiormente, quale repertorio, quanto temo dedichi ecc. ecc. Ma credo che guidato dall'intuito generato dalla passione percorrerai senz'altro la strada più giusta. Buona lavoro!
Igor (non verificato)
Ciao. Ho scoperto solo da poco tempo il tuo sito e non posso che farti i miei più sinceri complimenti. Ogni cosa da te spiegata risulta chiarissima e mi trovo spesso a condividere le tue riflessioni. Ho studiato pianoforte da bambino e solo ultimamente ho potuto riprendere; non potendo nemmeno io permettermi un maestro sto cercando di riportare alla memoria vecchie nozioni ed ho la paura che sarebbe forse più "sano" ricominciare da capo. Ad ogni modo concordo, la passione smuove gli animi e affina le menti.. spero la mia passione possa essermi di aiuto in futuro unitamente agli studi del passato e gli approfondimenti presenti. Grazie di cuore per quello che condividi con noi e ancora complimenti. Igor
gremus
Igor, grazie dei complimenti e delle belle parole. Se hai già studiato qualcosa vedrai che tutto ti tornerà a vantaggio se riprenderai, con calma e con passione. Non si ricomincia mai nulla da capo nella vita. Tutto ciò di utile e fatto bene che si è fatto in passato ti rimane per il futuro. Perciò vedrai che potrai trarre ancora grandi soddisfazioni. A presto, Gremus

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