Teoria e Solfeggio: si o no?

Teoria e Solfeggio: si o no?

La musica è un linguaggio universale, senza barriere e senza necessità di traduzioni. Unico ostacolo è quel modo un po’ ostico di scriverla sulla carta, la musica, e ovviamente di leggerla.

Tutta la naturalezza dell’ascoltare musica sembra svanire non appena si impone la necessità di leggere un brano sulla carta. Eppure scrivere e leggere musica è necessario, a meno che non si decida di suonare qualunque cosa ad “orecchio”. Ma è ipotizzabile suonare uno strumento senza preoccuparsi di saper leggere la musica? Insomma si può evitare lo scoglio della Teoria e Solfeggio??

Non mi piace procedere per teorie generalizzanti, e nemmeno difendere una prassi solo perché è quella che ho adottato io sin dall’inizio. Perciò dico subito Sì, è possibile fare a meno della Teoria e Solfeggio, e lo affermo perché conosco chi fa musica senza sapere leggere una sola nota sul pentagramma. Chi lo fa si basa esclusivamente sulla percezione musicale e sulla memoria, che ovviamente deve essere poderosa. Naturalmente ci sono generi che si prestano maggiormente al far musica ad “orecchio”, mentre per altri è praticamente impossibile. E poi è necessario possedere una sensibilità musicale spiccatissima.

Tuttavia, anche contando su sensibilità particolari, il non saper leggere la musica è un limite che alla lunga porta ad impedimenti sicuramente più pesanti del sacrificio di capire cosa significhino quei pallini bianchi e neri sulle cinque linee. Pensate solo alla quantità di repertorio che un musicista può disporre leggendo nuovi brani invece che doverli necessariamente memorizzare. Insomma, si può fare a meno della Teoria e Solfeggio ma non è consigliabile. Ecco che il mio proposito di non generalizzare già vacilla. Allora vedrò di offrire alcune valide argomentazioni.

La prima ragione, la più immediata, è che leggere la musica è fondamentale per capirla, cioè per afferrare, oltre l’aspetto più spiccatamente emotivo, anche quello tecnico; e siccome suonare presuppone affrontare la musica anche tecnicamente ecco che il decifrare un brano musicale può essere assai utile.
Generalmente chi pensa di evitare la teoria è più vicino ai generi musicali moderni: pop, rock, folk, jazz ecc. Fino a qualche anno fa questi generi potevano essere affrontati con relativa semplicità. Un chitarrista poteva procedere per accordi notati con sigle, un pianista con accompagnamenti standardizzati. Oggi anche quei generi si sono evoluti moltissimo. Non c’è metodo di jazz o rock che non faccia riferimento all’armonia modale, a giri armonici complessi, a combinazioni evolute. Conoscere perciò quali suoni costituiscano un semplice accordo di settima è fondamentale, e saperne gestire tutti i rivolti combinandoli accordo dopo accordo è ciò che si richiede oggi ad un bassista, un chitarrista rock o blues, ed ovviamente anche ad un pianista.

Sono finiti i tempi della canzonetta interamente costruita sul giro di Do. O meglio: quelle canzonette sono nella storia ma per affrontare un qualsiasi brano scritto negli ultimi dieci anni bisogna dominare la teoria musicale con una certa conoscenza. Saper leggere la musica può perciò essere utile anche per affrontare un semplice metodo da autodidatta.
Molti chitarristi si sono avvalsi delle “intavolature” le quali sono una scorciatoia per chi voleva leggere qualcosa ma non ne voleva proprio sapere di affrontare il pentagramma. Anch’io, che mi diletto sul basso elettrico, ogni tanto do’ qualche sbirciatina alle intavolature, perché sono utili per vedere in quale posizione un solo viene eseguito dall’interprete originale. Ma il limite delle intavolature, si sa, è la mancanza della notazione ritmica, e poi non si riesce a cogliere fino in fondo la struttura armonica del brano. Ecco perché sin dall’antichità l’intavolatura è stata sostituita dalla notazione moderna. Sul pentagramma è scritto tutto, sia le note che il ritmo. L’intavolatura può essere utile se si può disporre di un ascolto parallelo che offre l’indicazione ritmica, oppure se il ritmo è a piacere dell’esecutore. Ma se ci si ritrova a dover eseguire un solo complesso, magari facente parte di un nuovo arrangiamento, magari di un nuovo brano inedito, la lettura del pentagramma è assolutamente indispensabile.

Un altro buon motivo è che per tutti gli altri strumenti che non siano chitarra e basso, le intavolature non ci sono, ed ecco che per leggere musica non c’è alternativa al pentagramma. C’è chi pensa che basti leggere le sigle degli accordi per poter suonare qualunque cosa. Innanzi tutto quel “qualunque cosa” è limitato alla musica che viene talvolta trascritta con le sigle, cioè esclusivamente la musica moderna. Nessun brano classico è notato con le sigle (il basso continuo è tutta un’altra faccenda…). E poi chi legge le sigle ma non conosce la teoria armonica di solito si limita a pigiare il tasto della sigla principale, così un Do7dim diventa semplicemente un Do e buonanotte, travisando così l’essenza intera del brano.

Un terzo motivo è che saper leggere la musica e conoscere alcune regole elementari di teoria musicale è assolutamente semplice. Nel giro di poche ore si riescono a riconoscere le note sul pentagramma e la parte ritmica si assimila in pochi giorni. Nella sezione “Musica” di questo sito ho pubblicato alcune lezioni di teoria e solfeggio alla portata di tutti, lezioni che permettono con poco sforzo di saper leggere le note sul pentagramma e conoscere sommariamente alcuni elementi di teoria. Non è per nulla difficile e spesso si è frenati solo dall’idea che il linguaggio musicale sia ostico. La mia esperienza personale di insegnante è che a qualunque fascia di età è possibile imparare a leggere la musica molto rapidamente. E’ necessario solo un minimo di applicazione: un quarto d’ora al giorno per 2 settimane possono garantire, tanto per iniziare, risultati incoraggianti.

In conclusione il mio consiglio è di dedicare un po’ di tempo all’apprendimento della teoria e solfeggio. Il piccolo sforzo è ben presto ripagato da sicure soddisfazioni!!

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