I Diritti agli autori

I Diritti agli autori

Il blog dell'amico Fabio si fa sempre più ricco di contenuti interessanti. Uno degli ultimi post segnala una società che offre ai musicisti, a prezzi davvero invitanti, consulenze in materia di Siae, Enpals, balzelli vari e quant'altro. Rinviando al blog di Fabio chi volesse saperne di più, io invece mi fermo a pensare, e comincio col dire: come é possibile che in Italia per lavorare, persino per fare musica, é sistematicamente necessario avere un commercialista, un giurista e un avvocato nel taschino?

Per l'immaginario collettivo il musicista é un professionista "border-line" che vivendo di belle note e dolci armonie dovrebbe non aver nulla a che fare con burocrazie e avvocature.
Invece due dei carrozzoni più rappresentativi del malcostume amministrativo italico giacciono appollaiati sulla filiera produttiva del far musica: Siae ed Enpals. La prima riscuote diritti a destra e manca ma li ridistribuisce secondo criteri che definire iniqui é un eufemismo; il secondo riscuote contributi da chiunque suoni un piffero in pubblico anche una sola volta nella vita, per poi garantire una pensione ai pochissimi che vantano una stabilità ed una continuità nella professione artistica.

Però non é su questo che voglio soffermarmi. Il punto curioso é che mentre la scuola torna alle tabelline, e le università cercano il loro ministro fra le "cose rosse", molta formazione professionale, fra cui quella artistica, é sistematicamente carente di qualunque nozione amministrativa e giuridica afferente l'area formativa stessa. Un diplomato di conservatorio, anzi un laureato di accademia artistica, scopre i labirinti impenetrabili e oscuri di Siae ed Enpals il giorno dopo l'esame. E scopre l'insospettabile.

Si accorge, ad esempio, che fare un semplice piano preventivo dei costi per uno spettacolo é pressoché impossibile, giacché l'impiegato della Siae non saprà stimare, e non vorrà stimare nemmeno a spanne, quale potrebbe l'incidenza della gabella. All'Enpals gli diranno invece che deve pagare in anticipo i contributi dovuti, perché da quelle parti le tasse sono sulle intenzioni e non sui guadagni.
Allora il giovane musicista proverebbe ad informarsi, a studiare, a chiedere presso gli uffici stessi come fare, magari cercando spunti utili su internet. Ma dopo vari tentativi arriverebbe a concludere che senza un commercialista competente (pochissimi) e una società con le entrature giuste presso i due famelici enti non riuscirebbe ad organizzare il suo concerto.

La scuola e le accademie si guardano bene dal dare ai musicisti una serie di "dritte" importanti, primo perché la situazione ingarbugliata così com'è fa comunque comodo ai gabellieri che possono continuare a mantenere i carrozzoni suddetti; secondo perché non appena i musicisti riuscissero a fare a meno di commercialisti ed intermediari vari, è assai probabile che venga rivista la normativa per ricomplicare ulteriormente la materia.

Tutto ciò sta portando molti musicisti ad assumere un comportamento contraddittorio: ciò che scrivono lo regalano (cioè non lo depositano alla Siae) mentre quando vanno a fare un concerto si ritrovano a dover pagare i diritti Siae pur senza guadagnare un quattrino per le esecuzioni stesse, nemmeno per i propri brani (perché non depositati).
E' una contraddizione che alla Siae fa sempre più comodo e che porta i musicisti ad essere sempre più precari. Il nostro ente Siae, fra l'altro, è uno dei rari che pretende una tassa d'iscrizione annuale, come se la "cresta" sui diritti riscossi non bastasse: un ottimo deterrente per molti musicisti a non iscriversi e non depositare le proprie opere.

Mi rendo conto che anche io, da questo blog, offro molto del mio lavoro intellettuale gratuitamente al pubblico. Tuttavia è assolutamente necessario che tutta l'attività pubblica sia giustamente retribuita, attraverso formule chiare e con meccanismi semplici.

E' in questo modo che Beppe Grillo, ad esempio, pur avendo un blog risulta fra i primi dieci contribuenti della provincia genovese.
Questo meccanismo va insegnato ai giovani, nelle scuole d'arte e nelle accademie. E ben vengano poi le società di ausilio come quelle segnalate da Fabio.

Sempre ricordando che se tra artisti e pubblico non c'è scambio di valore il meccanismo della condivisione non può tirare molto a lungo.